Se io non dono gioia…e se non ne ricevo

Se io non voglio  dire una parola bella e vera all’altro  è perché non sono brava con le parole e mi vergogno.

 Se io non voglio sorridere all’altro e andargli incontro salutandolo calorosamente è perché non sono abituata e temo di essere rifiutata dall’altro che vedo ha già da lontano un muso che “sicuramente” dipende dal fatto che mi ha visto e in realtà non mi vorrebbe salutare

Se io evito di congratularmi per il successo in qualcosa dell’altro è perché non saprei esprimerglielo bene come meriterebbe quindi glielo esprimo sottotono.

 Se io non gioisco con l’altro per qualche sua gioia, novità bella, è perché non voglio “inorgoglirlo” e perché in fondo in fondo a volte  sono anche  dispiaciuta di non avere avuto gli stessi risultati, le stesse cose e situazioni belle nel modo esatto, le stesse sue capacità e talenti. Ma mi convinco che la mia non è invidia  competizione ma solo dolore per ciò che non ho come quella persona. E se poi mi viene il sospetto che anche io come tutti gli esseri umani posso ogni tanto pensare e sentire invidia o competizioni su qualcosa per l’altro, mi convinco che pensato e fatto da me non è così brutto: in fondo mi sento giustificata da tutto il dolore che ho vissuto in qualche ambito della mia vita o dal dispiacere di non essere brava come quella persona.

 Se  io vedo l’altro triste, bisognoso della mia consolazione e vicinanza, se non lo consolo e continuo a fare altro, non è per indifferenza, ma solo perché non ho imparato bene a “gestire” emozioni cosi forti, e non so esprimere bene amorevolezza, tenerezza, coccole. Quindi posso e “devo” evitare.

Se io non faccio le cose per l’altro, anche molto pratiche e quotidiane, con solarità e un pizzico di buonumore e gioia, ma metto musi pesantezze e rivendicazioni, e glielo faccio pure pesare,è “solo” perché mi son svegliata di cattivo umore, o “solo “perchè sto affrontando già in altri ambiti cose per me difficili e dolorose, e quindi è “normale” che faccio alcune cose con lamentala, muso lungo silenzioso e con poca attenzione …  facendo così anzi ho anche la segreta speranza che l’altro, vedendo che non  metto gioia nel fare le cose, si accorgerà di quanto sto soffrendo e quanto deve in realtà prima rassicurarmi e capirmi, cosi “finalmente” potrò allora dare il meglio di me e fare le cose in un modo diverso e più rilassato e sereno.

 Se io non dico troppo spesso alle persone a cui voglio bene che gli voglio bene, se non le coccolo, se non esprimo in tanti modi la  gioia di conoscerle, è “solo” perché  lo sanno già, lo sanno giò fin troppo bene, quindi  “sicuramente” il mio pensiero  con il teletrasporto gli arriva lo stesso, e poi se glielo faccio capire troppo potrebbero “viziarsi”.

Se l’altro arriva da me con una grande gioia ed entusiasmo per qualche motivo e vuole condividere con me la sua grande gioia e sapere anche cosa ne penso e se sono con la sua gioia, io per paura delle emozioni troppo gioiose e forti mi raffreddo esteriormente e non mi esprimo molto ma anzi tendo a smorzare il suo entusiasmo e la sua gioia, “tanto” lo sa già (non si sa bene in quale marziano modo lo sappia) che ci tengo alla sua gioia, che sono felice anche io, e che non glielo esprimo troppo per miei problemi, non perché non sono contenta.

Se invece è l’altro

che  non mi parla e non mi dice cose belle,

se invece è l’altro che non mi viene incontro per primo e con calore e un sorriso, e se non mi saluta per primo, è “sicuramente” perché non ci tiene a me, e perché non mi sopporta.

Se invece è l’altro a non congratularsi per un mio successo, o a gioire con me per un mio successo o notizia bella, è “sicuramente” perché in fondo in fondo è solo un invidioso, è perché non ha interesse  e attenzione per le cose belle che mi succedono e che vivo. In una parola è perché non gli importa di me. Se sono triste e chiedo aiuto o anche se non chiedo aiuto e me ne sto in un angolo con il viso chiaramente triste e teso,

se l’altro non mi nota e non viene a consolarmi e aiutarmi, se non mi dice parole di incoraggiamento, e comprensione, vuol dire “sicuramente” che è indifferente a me, al mio dolore, alle mie difficoltà, e che per lui non sono abbastanza importante.

Se è l’altro a non fare alcune cose con me, a collaborare, o se collabora con pesantezza mutismi o senza gioia allora “sicuramente”è perché non gli interessa collaborare con me, perché in realtà è la prova che non gli piace fare le cose per me.

Se l’altro non mi dice spesso che mi vuole bene, e non mi coccola e non mi esprime la sua gioia di conoscermi, vuol dire sicuramente che in realtà non mi vuole bene o non mi vuole più bene e che non è attento a me.

Se quando arrivo piena di gioia a comunicare la mia gioia all’altro e se non mi accoglie con la gioia ed empatia che vorrei dall’altro, vuol dire che vuole “apposta” smorzare la mia gioia per invidia, perché non mi capisce, perché non vuole condividere il mio momento di gioia.

…Invece Dio non ha mai paura del mio bisogno forte di essere amata, di sentirmi importante, di costruire e vivere anche tanta gioia, Dio non mi vuole smorzare, annullare, o non considerare. Il Suo Amore per me è sempre pieno di Gioia, perché mi ha creata Lui, sono preziosa per Lui, e Lui ha creato anche l’altro, gli altri, anche quelli che faccio fatica a stimare, comprendere, amare, e li ama con Gioia come con me, ognuno in modo speciale e unica da parte Sua, perché ognuno di noi è unico, irripetibile, capace di donare amore, gioia, attenzione. E con il Suo aiuto ci possiamo riuscire…

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