Comprendersi

Comprendersi …. finalmente capirsi anche con chi sembra non volerci capire… a volte, diciamocelo, comprendersi sembra quasi impossibile, o almeno difficile. Penso che spesso, quando non ci capiamo con qualcuno, siamo tentati di crederci “vittime” incomprese della cattiveria altrui, di coloro che più dovrebbero capirci e invece sembra facciano di tutto per non capirci e per non prendersi cura dei nostri bisogni.

Secondo voi quali sono gli ostacoli che impediscono di comprendervi con gli altri o con qualcuno? Abbiamo varie possibilità e interpretazioni da dare quando c’è una non comprensione tra due o più persone:

una delle principali tentazioni che penso abbiamo quando l’altro non ci capisce è di credere e convincerci fortemente che l’altro non ci capisce perché non vuole capirci, e che anzi lo fa apposta a non voler vedere,  a non accorgersi, a non voler capire quanto in quel momento vorremmo realizzare qualcosa a cui teniamo, o quanto soffriamo in una situazione o per qualche motivo, o quanto alcuni atteggiamenti dell’altro ci fanno stare male, e ci feriscono ancora di più se più volte in passato gli abbiamo detto o fatto capire che quel suo atteggiamento o scelta proprio non ci piace, e soprattutto ci fa soffrire …

e se invece fosse spesso una questione di …linee di fondo?

Mi spiego un po’ meglio: spesso secondo me ci convinciamo che il non essere capiti da qualcuno dipenda dalla sua non volontà di capirci e aiutarci, anche quando è evidente (evidente per noi, non per l’altro) che ci sta facendo dispiacere e che non ci capisce, e che comunque mentre noi siamo in buona fede l’altro “sicuramente” fa così perché non ci vuole davvero bene, non ci stima, non ci considera, e tante altre paturnie che ci vengono gentilmente a trovare nel cuore …

provo  a darvi un’altra possibile spiegazione che io ogni tanto, (quando ci riesco e quando cerco di guardare le incomprensioni decentrandomi da me stessa e cercando di immedesimarmi nell’altro) trovo e intuisco: ognuno di noi, anche quella o quelle persone che proprio ci sembrano più alieni egoisti che care persone, ha alcune linee di fondo, che in realtà non sono immutabili, ma che scegliendole come linee di fondo, a volte inconsapevolmente, sono gli atteggiamenti  da cui ci facciamo influenzare nel modo di rapportarci a noi stessi e agli altri: per esempio se una persona come linea di fondo ha una idea tipo “il rispetto viene prima di tutto e sopra tutto”, sarà una persona che si farà guidare da questa linea, non solo come buon valore, il rispetto, ma come concetto  “idolo”, per cui per esempio potrebbe chiudersi ai nostri tentativi di vederla più spesso non perché non ci sopporta, ma magari perché ha bisogno fortemente e spesso di spazi e momenti suoi ben delineati, forse perché è un suo modo o il suo modo di riposare, o ricaricarsi, ma a noi potrebbe sembrare solo fredda distanza. E se cadiamo nella tentazione a quel punto di non chiamarla più o di ignorarla, perché ci sentiamo offesi, perdiamo preziose occasioni di  pace interiore personale, di comprensione, di gioia, di dialogo, di fare cose belle insieme.

Oppure una persona potrebbe avere come linea di fondo il mito della “tranquillità”: tutti in realtà vogliamo  di fondo vivere nella tranquillità, ma a volte alcune persone potrebbero averla resa idea e linea di fondo, per cui per esempio se vogliamo chiarire con quella persona, o vogliamo parlarle di cose che ci feriscono, la persona potrebbe chiudersi in una specie di silenzio freddo o apparentemente ignorarci, oppure dirci cose non esattamente vere non per comportarsi da tremenda bugiarda e ingannarci con cattiveria, ma forse perché preferisce, per quella linea di fondo che ha scelto nella sua vita, autoproteggersi: forse si sente più in pericolo e timorosa di altre persone nell’ esporsi, nel parlare chiaramente e direttamente, e se noi siamo disponibili a capirla per primi, e a intravedere in lei non una cattiveria che vuole ingannarci, ma un suo bisogno usato male di non avere la minima tensione, imprevisto, scomodità, per noi può essere più facile costruire comprensione con lei e andarle incontro anche se lei non lo fa nei nostri confronti come vorremmo. Immaginate su quanti temi, situazioni e atteggiamenti si potrebbe realmente sdrammatizzare e costruire “ponti” di amore e comprensione, di empatia, se solo fossimo disponibili e disposti in fondo a immedesimarci, e a non interpretare ogni reazione e scelta dell’altro solo come una cattiveria o una mancanza fatta sempre apposta nei nostri confronti. E spesso le persone neanche si rendono del tutto conto che ci stanno facendo tanto dispiacere, perché sono molto concentrate sul difendere se stesse ed evitare ferite a loro volta dalla vita e da parte nostra. Ma se anche noi rispondiamo facendoci influenzare dagli atteggiamenti degli altri nei nostri comportamenti e scelte, si crea sempre più un circolo vizioso che porta lontananze su lontananze, giudizi su giudizi,  e incomprensioni su incomprensioni.

Un’altra  linea di fondo che per esempio tutti abbiamo in modi diversi è a cosa diamo importanza e perché diamo importanza  a una certa cosa o modalità e non a quella degli altri: per esempio alcuni danno molta importanza al donare amore attraverso cose concrete, e magari hanno pudore nel parlare dei loro sentimenti, e questo per una persona abituata a parlare di sentimenti con facilità e che ama il dialogo diretto, la loro concretezza potrebbe sembrare disinteresse e distanza nei suoi confronti e nei confronti di come si sente, oppure una persona che pensa di fondo che si comporterà bene solo con chi si comporta per primo bene con lei, facilmente si vendicherà al primo errore dell’altro o alla sua prima scelta diversa come gusti o desideri od obiettivi, e la interpreterà come una offesa, un ribellarsi a “come si dovrebbe fare, agire” come se avere gusti e disponibilità diverse da chi sembra solo disponibile sempre sia una offesa personale, ma se ci riflettiamo cosi non è davvero. Ognuno di noi, spessissimo agisce e reagisce anche facendosi influenzare da sue ferite di fondo, e le ferite personali, della propria storia, della propria vita e del proprio presente,  spesso sono molto diverse: c’è chi non si è sentito amato quando si parlava con lui, o chi non si è sentito amato attraverso cose concrete che sembravano allontanare il dialogo profondo, o c’è chi ha considerato solitudine non essere sempre vicini insieme e nel non poter fare sempre le stesse cose con gli stessi gusti e nello stesso momento, e che quindi ha paura e a volte reagisce male a chiunque si comporti o scelga cose diverse da come è abituato lui o a cosa vuole lui, perché per la scelta della sua linea di fondo considera chiunque voglia fare cose diverse e non per forza in sua compagnia, come un ribelle cattivo: un esempio potrebbe essere quando, mentre si è tutti insieme  tra parenti o amici una persona vuole fare cose diverse e avere suoi spazi e tempi, e tutti gli altri interpretano questo come un non voler passare il tempo con loro, come una cattiveria, o una stranezza tipo “ma come? Vogliamo tutti fare questa cosa ora, e lui/lei come osa voler fare altro o non gustare le abitudini che piacciono a noi? Sicuramente è perché ci odia, è strano, non ha bei gusti” ecc. oppure una persona può aver scelto come sua linea di fondo il non cambiare alcune sue abitudini, e il considerare rinunciare a qualcosa come una cosa tremenda che teme le faccia perdere qualcosa di sé, e quindi per esempio tende ad andare verso gli altri solo se si adatteranno loro e se non dovrà cambiare niente o non dovrà fare nessuno sforzo per farsi capire, e capire le diversità altrui,  quindi per esempio considera tremendo  tener conto anche degli altri, e il dover adattare un pochino e modulare in modo diverso  ciò che vorrebbe fare tutto e subito quando interagisce con persone con esigenze e tempi diversi dai suoi.  Insomma, di esempi ce ne sarebbero tanti, e tutti in un modo o nell’altro cadiamo a volte  nell’errore di interpretare ciò che gli altri dicono o non dicono, fanno o non fanno, come una grave mancanza o cattiveria fatta a noi stessi, e non come una diversa mentalità e linea di fondo scelta di fondo dall’altro e non solo verso di noi.

Se scegliamo di immedesimarci nell’altro, se scegliamo di ascoltarlo veramente e di cercare di capirlo, se iniziamo a pensare che forse ciò che l’altro fa o non fa è anche molto una conseguenza di sue linee di fondo diverse dalle nostra, forse possiamo ritrovare un po’ di pace interiore in più e più libertà interiore, e provare a sdrammatizzare e non riportare tutto ciò che l’altro fa o non fa  a noi come qualcosa di cattivo fatto apposta verso di noi, ma come una sua modalità.  E  possiamo perdonarlo per le parti dove non ci vuole bene come vorremmo. E solo così possiamo aiutarci reciprocamente a correggerci con amore, perché non saremo influenzati troppo dal nostro sentirci offesi, o dalle nostre  paure e giudizi, ma possiamo cosi trovare meglio  le modalità per comprendere l’altro e  farci comprendere, per intuire che l’altro anche se imperfettamente ha amore in sé, e tutto questo è possibile con l’aiuto di Qualcuno che ci ama cosi come siamo, che ci conosce profondamente, e che ama e  che conosce profondamente anche l’altro, anche quello che ci sembra cosi cattivo o antipatico, e che sa donarci la volontà e l’amore necessario per …comprendere, comprenderci e aiutarci. Perché Lui ci tiene alla pace e gioia di entrambi.

A volte crediamo che l’unico modo per farci capire dall’altro o per farlo cambiare è punirlo, escluderlo, evidenziargli con asprezza ciò che non fa o che fa male, ma così l’altro si chiude ancora di più. L’altro, come noi, ha bisogno di essere guardato con uno sguardo nuovo, con la certezza che è una persona bella perché creata da Dio e amata da Lui, anche quando fa vedere solo alcuni tratti che proprio non ci piacciono. Per comprendersi è necessario secondo me coltivare uno sguardo che “abbracci “l’altro, che trasmetta all’altro che vogliamo davvero capirlo, che per noi vale la pena comprendersi davvero. Solo chi si sente amato e guardato con speranza e fiducia ha voglia di provare a modificare qualcosa in sé, e per comprenderci l’unica cosa che possiamo fare è cambiare noi in qualcosa per andare verso l’altro con più amorevolezza e sincerità, con empatia.

E se a volte l’altro vive in sé un misto di affetto e anche antipatia o rabbia o giudizio su di noi, proviamo a non drammatizzare, non dipende dal nostro valore, ma da sue difficoltà e paure usate male. Del resto, anche noi, se guardiamo bene bene fino in fondo dentro noi stessi, spesso viviamo sentimenti misti verso le persone: secondo me non dobbiamo odiare noi stessi e  gli altri per questo o spaventarcene, siamo abbastanza forti e amati da Dio per poter comprendere, se vogliamo, l’altro anche nei suoi sentimenti misti nei nostri confronti, scegliendo misericordia verso loro come Dio la ha verso noi e  verso loro, e possiamo sempre usare le nostre paure e contraddizioni per immedesimarci di più negli altri e credere che il loro misto di sentimenti non intacca ciò che possiamo costruire di bene con loro, non intacca le grandi bellezze e possibilità che abbiamo tutti di amare, essere amati, comprenderci, essere contenti, non intacca la possibilità di imparare a vederci come persone imperfettamente meravigliose e sempre amatissime da Dio.

Rimaniamo nell’amore, continuiamo o ricominciamo a voler comprendere gli altri e a  farci comprendere. Ci dice Gesù: “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.”(Gv 15, 9-11) Rimaniamo nell’Amore. Comprendiamoci….

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