Condividere una parte del proprio mondo … il 45 giri e il mondo di mio figlio

Qualche giorno fa stavo ascoltando una canzone alla radio con mio figlio, e a un certo punto ho detto a mio figlio che io da ragazzina avevo comprato un 45 giri del cantante che stavamo ascoltando in quel momento alla radio.

 Pausa silenzio. Mio figlio mi ha guardato con aria incuriosita e mi ha domandato: “Cos’è un 45 giri?”.

Attimo di silenzio da parte mia.

Ero convinta di avergli già spiegato tempo addietro cosa è un 45 giri. Ma soprattutto in quei pochi secondi di mio silenzio e stupore, mi sono passate nella mente come scene di un film alcune immagini e alcuni momenti della mia adolescenza, di me che mettevo sul giradischi il 45 giri, di come era il mondo e il mio mondo in quel periodo, in un altro secolo … davvero un altro secolo, gli anni ‘ 80.

Come in un film di fantascienza in pochi secondi con la fantasia mi sono catapultata con i miei ricordi  in un tempo e in atmosfere che non esistono  più, per poi ritornare, con una specie di “teletrasporto” incorporato, in quell’attimo presente …

 E ho deciso che era bello poter raccontare a mio figlio cosa è un 45 giri, ma non solo, poter raccontare anche come vivevo quando ero adolescente, come era il mondo, o meglio il mio mondo.

Quel mio mondo degli anni ‘80 sicuramente era meno bello perché mio figlio non era ancora nato, e aveva anche alcune caratteristiche che mio figlio non può conoscere e sperimentare in quel modo esatto, sia perché lui non è me,  sia perché ora in alcune cose il mondo e alcune abitudini sono molto cambiate.

E mentre gli spiegavo cosa è un 45 giri, mi sono accorta che ci sono tanti modi e possibilità per far conoscere una parte del proprio mondo a qualcun altro, in questo caso al mio amatissimo figlio.  

Tra le varie possibilità c’è quella dello spiegare tecnicamente cos’ è un 45 giri e basta, oppure c’è la possibilità di descrivere com’era il mondo e il mio mondo e ciò che vivevo in quel periodo, e anche cosa significava  per me ascoltare una canzone nel 45 giri, oppure anche raccontare come funziona un 45 giri e nello stesso tempo interessarsi a cosa pensa l’altra persona, in questo caso mio figlio,  di questo racconto, cosa sperimenta in sé mentre ascolta il mio racconto e condivisione. E ancora: posso raccontare qualcosa che ho vissuto con una modalità di informazione tecnica o comunque notizia, oppure posso metterci dentro anche tutta la sensibilità,  il calore e la gioia che ho vissuto in quella determinata situazione, o dispiacere, o altro,

e rendere il mio racconto più avvicinabile e più comprensibile in più aspetti. Quest’ultimo, il modo più completo, è il modo che ho scelto per spiegare, non solo tecnicamente, a mio figlio cosa è un 45 giri ,  insieme all’ascoltare  da parte mia poi cosa sperimentava in sé mio figlio davanti a questa condivisione, anche del mio mondo.

E questo episodio, è stato spunto per me anche per riflettere su quanto a volte io do’ per scontato, (e forse capita a volte anche a ognuno di voi), che l’altro, o un mio parente o un mio conoscente o i miei amici, sappia in qualche modo già, (non si sa per quale magica empatia o lettura del pensiero e delle mie emozioni), che cosa penso esattamente su qualcosa, cosa ho vissuto e vivo, e come interpreto o ho interpretato ciò che mi succede o mi è successo.

E in questo modo però a volte pur essendo convinta di essermi già fatta conoscere abbastanza, (quel tanto  secondo me per pretendere poi che gli altri mi leggano nel pensiero), pur essendo convinta di aver fatto capire bene cosa intendo, o di aver fatto conoscere una parte del mio mondo e del mio vissuto, in realtà ho tenuto il mio mondo distante dall’altro, senza costruire un ponte.

Quando invece condivido davvero, non solo per raccontare qualcosa di me, ma anche per ascoltare a mia volta l’altro e cosa pensa, e cosa per lui è importante, disponibile anche ad accogliere sue reazioni e pensieri diversi da ciò che speravo io, rinunciando a interpretare e giudicare la reazione dell’altro come disinteresse o poca sensibilità nei miei confronti, allora posso costruire un  pezzetto in più di comunicazione bella, di un “essere con”, con me stessa e con l’altro.

E allora una semplice domanda “ cosa è un 45 giri?” e una semplice spiegazione e racconto di un mondo che non esiste più, non esiste più in quel preciso modo,  il mondo degli anni ’80, possono diventare se lo vogliamo una splendida occasione per farsi conoscere e conoscere qualcosa di più profondo dell’altro e di se stessi, un “viaggio” migliore di qualunque viaggio nell’universo.

Cosa fa la differenza secondo me? L’amore che si decide di mettere in ciò che si risponde, in ciò che si racconta e condivide, nell’ascoltare a propria volta l’altro…..

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