Cosa penseranno…

Cosa penseranno se faccio o non faccio così? Se sono così e non cosà? Forse almeno una volta della vita è capitato anche a voi di pensare così. A volte abbiamo paura del giudizio degli altri, sia su come siamo, sia su ciò che pensiamo, decidiamo, facciamo o non facciamo, e su ciò che ci piace e non ci piace. Ed ecco che allora, nei momenti in cui ci facciamo queste paturnie, scegliamo, (anche se a noi sembra di essere “obbligati” a scegliere così, come unica possibilità per essere apprezzati e amati) di far dipendere alcune nostre scelte, e il nostro umore, e serenità, da se siamo accettati e amati o no, e appena qualcuno non ci accetta, e ci critica perché non siamo bravi come lui/lei in qualcosa, e appena tocca con i suoi giudizi i nostri “punti deboli”, cioè quelle situazioni e caratteristiche che abbiamo che ci sembrano deboli non perché lo siano davvero, ma perché decidiamo in cuore nostro che non vanno bene se sono diverse da quelle degli altri, (e questo può influenzare tutto, anche il decidere se seguire le abitudini che desideriamo, e non quelle che gli altri trovano perfette per noi) ci rattristiamo o ci arrabbiamo, e rischiamo di odiare chi ci ferisce. E allora ecco che potremmo, preoccupati, pensare e dirci “cosa penseranno di me se preferisco andare su Marte invece che su Giove? Cosa penseranno di me, e come mi giudicheranno se preferisco avere quella abitudine e opinione invece che quella della persona che mi sta guardando e giudicando perché “oso” non seguire la sua tradizione, abitudine, gusto, desiderio, o oso non essere d’accordo perché ho un’altra opinione visione delle cose e delle vere priorità della vita?”. E a volte, se siamo in un momento di mega cosmica sfiducia in noi stessi, potremmo essere tentati di sentirci “sbagliati”, o incapaci, solo perché usiamo in quei momenti il termine di paragone che l’altro/l’altra gli altri stanno usando verso di noi e da cui loro, accecati dall’orgoglio e dal desiderio di far vincere la loro idea e visione, si fanno influenzare. Chi l’ha detto che se preferiamo Marte a Giove abbiamo meno valore o che la nostra scelta sia brutta e cattiva? Chi l’ha detto che se preferiamo scegliere, agire, secondo i nostri criteri, gusti, abitudini, allora siamo “fuori dal mondo, strani, ribelli”?

L’ha detto spesso… il timore convinzione che tutti abbiamo che ci sia un “unico” modo di vivere, di essere, di scegliere, che ci sia un “unico e assoluto” modo di rapportarsi agli altri, una unica e assoluta tradizione su qualcosa che chi non segue ai nostri occhi è cattivo, ribelle, incapace, e così anche gli altri a volte ci vedono così se non preferiamo vivere come vivono loro, come scelgono loro, con le abitudini e tradizioni che vivono loro. Quando ci si chiude orgogliosamente nella convinzione che il proprio modo di vivere, e agire sia l’unico, il migliore, quello “giusto” e sacrosanto, e quando lo si rende idolo della nostra vita e del nostro cuore, è facile a quel punto diventare intolleranti verso le abitudini, gusti e opinioni degli altri, è facile a quel punto decidere di farsi influenzare dal “salvatore del mondo, il giustiziere del mondo” che è in ognuno di noi, e che decide in quei casi di “raddrizzare” colui o colei che non si comporta come noi, che non sceglie le nostre stesse abitudini, e iniziamo a vedere il mondo gli altri e le situazioni solo da questa ottica: ecco che allora il nostro credere che ciò che preferiamo noi, che ci hanno insegnato, le nostre tradizioni, i nostri gusti e modi di trascorrere il tempo, perfino la nostra gentilezza e il nostro darci da fare per aiutare gli altri, diventano  una forma di giudizio e guerra sugli altri per giudicarli egoisti, cattivi, fuori dal coro se osano non adeguarsi e non considerare giusto e bello il nostro modo di vedere, vivere, agire, e a volte rendiamo questo nostro modo di vedere e giudicare anche su cose molto quotidiane e semplici, tipo cosa cucinare, che abito scegliere, quante volte telefonare a qualcuno, come interagire con parole, atteggiamenti, con gli altri, e come gli altri devono obbedire e permetterci di agire in certi modi verso di noi se ci vogliono bene.

Finché facciamo noi così verso gli altri, ci sembra giusto, e ci sentiamo nel giusto, convinti che il nostro modo di vivere e scegliere, le nostre abitudini siano non solo le migliori, ma quelle giuste e universali, ma quando qualcuno fa così verso di noi, ecco che ci sentiamo vittime di ingiusto giudizio, e ci accorgiamo che non è vero che esiste un solo modo buono bello e giusto di mangiare, cucinare, festeggiare, un solo modo di dare cose buone agli altri, di scegliere, un solo modo di sistemare qualcosa, o un solo modo di esprimere affetto agli altri, e a quel punto immedesimandoci iniziamo a capire che non è sano e buono farci influenzare da come ci vogliono gli altri, non è buono e sano farci influenzare dal nascosto ricatto che a volte senza rendersi conto gli altri  fanno a se stessi e  a noi tipo “se ti comporti così, se fai come me, come noi, se scegli e preferisci ciò che preferisco io, ciò che preferiamo noi, e nei modi giusti e universali e belli” allora sei una persona di valore e in gamba, amabile, accettabile intelligente, buona, ma se osi discostarti da come siamo noi, se ci deludi, se osi voler fare in quel modo così brutto e diverso le cose rispetto a come le facciamo noi, allora è giusto criticarti, giudicarti, disprezzarti”.

Chi ragiona così, perché preferisce considerare giusto solo il suo modo di vivere, di pensare, e ciò che desidera e trova buono e bello e doveroso?

Chi ragiona così spesso non è veramente felice di sé stesso e della sua vita, e ha una grande paura che scoprire che ci sono anche altri modi di essere, vivere, altre abitudini altrettanto belle e buone, possa mettere in crisi o in discussione ciò che lui/lei per anni ha costruito e su cui ha fondato le sue sicurezze e la sua autostima e valore.

Ma così si diventa “prigionieri” di sé stessi e delle proprie false sicurezze. E non si crea un vero e sano rapporto con gli altri, visti come inferiori e strani se non fanno, scelgono e vivono come noi e con le nostre tradizioni e ciò che sappiamo fare bene e che riteniamo universalmente giusto e unico perché a quel punto gli altri spesso ci tengono a distanza, e ci considerano ottusi e poco empatici. A volte scoprire che ci sono più modi giusti, più modi di vivere e di pensare, più abitudini altrettanto belle e buone oltre ai nostri desideri, abitudini, preferenze, scelte, e modi di intendere la vita e come viverla, può mettere in crisi, e chi ha poca autostima potrebbe essere tentato di sentirsi con meno valore se si accorge che anche gli altri, anche se non seguono le sue abitudini e idee, hanno un grande valore, e che anche le loro abitudini, preferenze, idee e scelte diverse sono altrettanto valide e sane.

Eppure, solo ricordarsi che ci sono più modi giusti, più abitudini giuste, più idee e modi di essere giusti oltre ai nostri, ci permette di avere voglia di metterci in discussione, di scegliere l’umiltà gioiosa invece dell’orgoglio sprezzante e arrabbiato, ci permette di amare davvero gli altri e di lasciarci amare da loro, invece di allontanarli con i nostri giudizi anche silenziosi ma che agli altri, arrivano forti e chiari anche se solo li pensiamo, così come succede a noi quando qualcuno ci giudica in silenzio dentro di sé. E allora, cosa penseranno gli altri? È davvero così importante? Certo, è importante ascoltare anche le idee e opinioni degli altri, ma non per diventare come loro, non per credere che saremo di valore solo se faremo finalmente come loro, perché il nostro valore immenso è indipendente da quanto siamo diversi dagli altri, perché ognuno di noi è unico, e ognuno di noi è prezioso e utile così com’è, anche con le sue imperfezioni.
Chi può aiutarci a coltivare la vera libertà interiore, anche quando gli altri ci fanno capire che ci disprezzano e non ci accettano se non facciamo come loro, se non abbiamo abitudini idee e desideri uguali ai loro? Gesù.

Si Gesù.

Gesù non è quella persona che vuole renderci schiavi del giudizio degli altri, o che ci vuole annullare il carattere e farci  seguire il buonismo nascondendo ciò che siamo e desideriamo, Gesù non ci chiede di non arrabbiarci, dispiacerci mai, o di rinunciare alla nostra unicità, ma ci chiede di… amare.

E il vero amare non dipende da cosa pensano gli altri di noi, il vero amare ci permette, se, quando siamo giudicati, feriti, esclusi, maltrattati, umiliati, manteniamo il nostro cuore anche tempestoso nel Cuore di Gesù, e il nostro sguardo nello Sguardo pieno di Amore per noi di Gesù, ci permette di credere che è bello non ferire e giudicare gli altri come loro invece hanno ferito e giudicato noi, ci permette di rispondere a chi ci giudica, a chi ci maltratta, a chi ci esclude o non ci capisce o non ci accetta se non facciamo e se non scegliamo le loro idee e abitudini, difendendoci… con amore.

Difendendoci sì, ma difendendoci prima di tutto dalla tentazione di mettere il nostro valore e la nostra libertà e serenità nelle mani e nel giudizio degli altri.

E così, seguendo Lui, e solo Lui, anche quando siamo dispiaciuti, giudicati, non capiti, arrabbiati e delusi, possiamo più facilmente ricordare e credere davvero quanto siamo immensamente amati da Lui così come siamo, senza bisogno di diventare uguali  agli altri e di seguire per forza le abitudini e i  desideri degli altri, e ci permette di ricordare e credere che anche gli altri, anche colui/colei che ci ha molto ferito e che non ci apprezza come persone e non perde occasione per farcelo capire, è immensamente amato/amata da Gesù, anche quando sbaglia nei nostri confronti, e possiamo così aiutarlo/aiutarla a far pace con se stesso/ se stessa e anche con i suoi giudizi su di noi, concentrandoci non sul suo ferirci, ma sul voler amare Gesù davvero e quindi amare lui/lei davvero, e coltivando con il nostro esempio la volontà nel continuare ad amarli, senza permettergli il ricatto del “se faccio come te e sono come te allora sarò amato, altrimenti no” ma permettendo a Gesù di aiutarci  a vivere la nostra libertà e gioia di essere così come siamo, splendidamente e imperfettamente preziosi.

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