“E’ talmente evidente!”

 

“E’ talmente evidente!”, quante volte abbiamo pensato o pronunciato questa frase?

Davanti al fatto che l’altro o gli altri non ci capiscono, non hanno notato qualcosa che secondo noi è proprio evidente, o davanti a ciò che sarebbe secondo noi una soluzione, insomma davanti a ciò che siamo, scegliamo, o che è “ così, e che è chiaro ed evidente, universale, ma come fa quella persona a non notarlo? non è possibile, fa finta di non capire”.

Eppure…

Eppure sembra buffo, assurdo, incredibile, ma… ciò che è evidente, spesso è evidente per noi, o per alcuni di noi, ma non per tutti e non nello stesso identico modo. Anche davanti a un fatto, una situazione, un evento, un problema, un comportamento di qualcuno, che ha elementi riconoscibili e chiari, ricordiamo che ogni volta ognuno di noi guarda pensa, interpreta e giudica quella situazione, evento, o comportamento in modi diversi, a volte simili, ma diversi, perché ognuno di noi è unico, e ha una sensibilità unica e modi di interpretare le cose unici, diversi da quelli degli altri. Ognuno di noi si pone davanti a un problema, una situazione, un comportamento, da una parte con un desiderio di obiettività, con la sua capacità razionale di capire, definire, conoscere, approfondire, descrivere, interpretare, ma dall’altra, sempre, anche con…il suo personale modo di vivere, vedere, interpretare, giudicare qualcosa o qualcuno, unito a ciò che in “quel momento o periodo” sta vivendo, affrontando, soffrendo, cercando…

Se per esempio io ho mal di denti, davanti a un testo  che parla di mal di denti potrei reagire in modi non cosi evidenti e sereni, influenzata dal mio mal di denti….e questo funziona anche sulle nostre personali “battaglie” interiori, anche quelle emotive, e su come vediamo e giudichiamo noi stessi e gli altri.

Il modo in cui noi sentiamo, pensiamo, vediamo, giudichiamo, i nostri criteri, il nostro modo di reagire alla sofferenza o alla gioia, tutto di noi contribuisce a guardare quella stessa situazione, quella  persona, quel problema, quel comportamento, in un modo leggermente o tanto diverso, pur essendoci una obiettività, per esempio un albero è e rimane obiettivamente un albero, qualunque stato d’animo o battaglia interiore o carattere abbiamo, ma un albero potrebbe suscitare in ognuno di noi urgenze, interpretazioni, reazioni diverse.

Credo che la linea di fondo, lo slogan a cui spesso o qualche volta tutti ci attacchiamo, (forse anche per sentici più sicuri, tranquilli, al riparo), e cioè la frase “è talmente evidente!”, sia uno dei motivi e cause di tante incomprensioni, lontananze emotive, paure reciproche, perdite di occasioni di venirsi incontro, capirsi, di avere voglia di parlare, riparlare, cercare, conoscersi di più, cercarsi di più, ascoltarsi….

Ma cosi quante occasioni di bene, di amore, di amicizia, di ricostruzione e comprensione ci perdiamo!

Anche perché dirsi e credere al “è talmente evidente!”, ci mette nella conseguenza di iniziare a considerare l’altro o strano e poco intelligente (“non capisce, non nota, non ci arriva, quindi non è capace, non vale la pena parlarci, fare amicizia”ecc.), o “cattivo”, indifferente, o come una persona che ha cattive intenzioni nei nostri confronti o nei confronti degli altri, perché iniziamo a credere o siamo abituati a credere che “non è possibile che non nota queste cose, non è possibile che non si accorge che io ora ho da fare, e mi scoccia (come se il malcapitato poverino avesse la capacità della lettura del pensiero che sa sicuramente che noi abbiamo da fare in quel preciso momento, che siamo addolorati, stanchi, che abbiamo voglia di fare altro, ma se non glielo diciamo noi come fa a capirlo? Forse temiamo che se glielo diciamo l’altro si sentirà rifiutato, si offenderà si allontanerà, perché secondo noi glielo diremmo solo tesi, arrabbiati, scocciati, e quindi preferiamo non farci conoscere o non parlargli con amorevole sincerità, ma spesso la differenza in una comunicazione che costruisce vicinanza o lontananza  è anche nel dire un no con carità e empatia verso l’altro, senza giudicarlo tutto sbagliato e cattivo), non è possibile che continua a fare quella scelta o quella  cosa che tanto mi ferisce, non è possibile che non ha ancora capito, o visto e intuito che mi ha ferito, che facendo cosi mi ferisce, mi sento dispiaciuto, non voluto, ignorato, non capito o non rispettato”…e chi più ne ha più ne metta! Ed è facile a quel punto cedere alla tentazione che abbiamo di associare i concetti “è talmente evidente che quindi se  fa cosi vuol dire che….non mi vuole bene”.

Quante amicizie, o quanti possibili inizi di amicizie, quanti dialoghi anche tra parenti, quante situazioni tra le persone, e con se stessi, sono state rese incomprensioni, giudizi reciproci, sofferenze, freddezze, e lo sono attualmente (anche se noi possiamo provare a fare qualcosa con il criterio dell’amore gratuito, per cambiare un po’ noi stessi e la situazione) spesso anche perché si preferisce, (forse per paura di soffrire o di essere “deboli” a considerare il punto di vista anche dell’altro) indignarsi e credere fortemente che è l’altro che rifiuta, esclude, ignora, ferisce, perché “è talmente evidente come dovrebbe fare, quanto mi ferisce, quanto sbaglia, quanto sarebbe importante che facesse cosi e non in quel modo, quanto dovrebbe essere e scegliere come me, secondo ciò che è evidente che desidero, e che è a sua volta evidente che siccome desidero io questa cosa è una cosa buona, sacrosanta, doverosa, importante, giusta…..”).

Eppure…

Eppure l’altro dà alla stessa cosa e situazione  e comportamento che notiamo noi spessissimo significati e importanza diversi, interpretazioni diverse, e spesso il non comunicarsi con empatia come vediamo una situazione, che significato ha per noi, crea incomprensioni, pregiudizi, convinzioni che l’altro “è fatto così, inutile parlarci, provare a capire e farsi capire”, ma spesso rinunciamo a farci capire e capire perché vorremmo che la soluzione fosse solo che l’altro capisca che deve arrivare a pensare desiderare e fare ed essere come noi, invece costruisce il volersi conoscere e capire e voler bene davvero, cosi come si è, trovando insieme strade comuni, non il cercare di “piegare” l’altro a essere e fare come noi…

L’altro, come noi,  ha diritto a  fare diversamente, anche quando sbaglia,  l’altro, come noi, potrebbe avere difficoltà ed egoismo su qualcosa, ma ha comunque sempre in sé di fondo tanto amore, tanta capacità di fare il bene, tanta tenerezza e aiuto che può donare, e  che magari dona più facilmente in situazioni dove invece noi facciamo più fatica, dove  ci chiudiamo, ignoriamo, o rifiutiamo di capire.

Perché non proviamo a pensare e credere che “davvero” l’altro potrebbe non avere come evidenza e comprensione ciò che per noi ( e secondo noi secondo tutto l’universo che ha un minimo di sensibilità, regole, valori, ecc) è cosi lampante, evidente, urgente, importante, utile e chiaro?

O magari l’altro potrebbe avere timore di ciò che nota, potrebbe non riuscire ancora a voler fare quei cambiamenti necessari, ma a quel punto cosa lo aiuterebbe? Il nostro chiuderci, il nostro punirlo, il vendicarci, il decidere di ignorarlo ed escluderlo, il rimproverarlo duramente, o il nostro metterci accanto a lui per incoraggiarlo, aiutarlo, per “fare squadra” per collaborare, per cambiare, ascoltarsi, capirsi un po’ di più?

“E’ talmente evidente che io desidero questa cosa, che l’altro se mi vuole bene mi deve cercare per primo, deve  dimostrarmi che ci tiene a me, è talmente evidente che se l’altro ci tiene a me deve cambiare in quelle scelte e atteggiamenti, è talmente evidente che se l’altro mi vuole bene deve desiderare ciò che desidero io, sempre e in ogni campo, e se non è così vuol dire che non mi vuole bene, che mi rifiuta, vuol dire che non gliene importa abbastanza di me”….. e quanti di questi discorsi a volte ci facciamo, o con noi stessi o con gli altri, invece che provare ad accettare…l’evidenza che l’altro è comunque diverso da noi, e ha diritto a essere capito e accettato anche in ciò che noi non capiamo, non per non aiutarlo a correggersi, o per far finta che non sbaglia a volte, ma solo guardando l’altro con empatia e amorevolezza, possiamo davvero essere efficaci nel provare anche a dirgli, se sbaglia, dove sbaglia e aiutarlo, aiutarlo anche a interagire meglio nei nostri confronti. A volte crediamo che l’altro ci è vicino, ci apprezza, ci può capire, amare, ci può parlare o ascoltare o può fare qualcosa con noi, insieme a noi, solo se ha i nostri stessi ideali, i nostri stessi tempi, desideri, stesse idee e valori. E lo escludiamo e ci chiudiamo quando osa dire qualcosa di diverso da ciò che vorremmo, quando interpreta in modo diverso, quando non vuole ciò che vogliamo noi, o quando trova soluzioni diverse dalle nostre, e non nota e apprezza le nostre capacità, i nostri successi, le nostre gioie e i nostri dolori e paure.

Eppure….

Eppure possiamo sempre fare una cosa diversa e migliore: proviamo a cambiare movimento di fondo interiore: proviamo ogni volta  a ricominciare passando dall’aspettare e pretendere che tutto sia evidente anche all’altro,( e che tragedia se non è cosi, lo interpretiamo a volte come un rifiuto a noi) al…rendere evidente ciò che siamo davvero, e soprattutto al rendere evidente e fiducioso il nostro voler amare gratuitamente, il nostro voler amare l’altro e ascoltarlo, lo  stargli accanto anche quando non ci capisce, anche quando non nota ciò che notiamo noi, anche quando ci giudica esagerati, o poco attenti su altro, o troppo sensibili, o poco capaci. Spostiamo lo sguardo interiore dai nostri rimuginamenti su noi stessi, sull’altro, su ciò che “deve” essere evidente subito all’altro, su ciò che deve desiderare, fare, accettare, cambiare, al “guardare” la vita, l’altro, gli altri, le situazioni, con amore, con un atteggiamento di “caccia al tesoro”, con il voler conoscere davvero come è l’altro, cosa vuole l’altro, che criteri, desideri, paure, gioie e dolori ha, che abitudini ha, come è lui davvero, al di là di ogni nostro timore e interpretazione su di lui.

Del resto, se fosse l’altro a sconvolgersi e arrabbiarsi e scoraggiarsi perché noi non notiamo e non accettiamo ciò che per lui è “talmente evidente”, cosa vorremmo per noi? come vorremmo essere trattati dall’altro in quel caso? Con impazienza, con rabbia, con vendetta, con esclusione e chiusura perché “colpevoli” di non essere e fare come lui, o con empatia, fiducia, amore, con ascolto e accettazione di noi, con un suo starci accanto anche quando sbagliamo in qualcosa, ed essere aiutati da lui senza sentirci considerati “sbagliati”?

Così è anche per l’altro, per gli altri, perché siamo tutte creature imperfette, bisognose di capire, di notare ed essere aiutati a capire, e aiutare noi a nostra volta, anche nel farci capire e conoscere.

Come e dove trovare la voglia e la possibilità di imparare e allenarci a sdrammatizzare, ad accettare la diversità dell’altro, ad accettare con pazienza e amore anche la sua fatica a volte a intuire, cogliere, capire, cambiare, e farsi conoscere da noi? come trovare la costanza di ricominciare ad amare gratuitamente l’altro così com’è, donando noi cosi come siamo, e cercando insieme strade nuove, dialogo nuovo, empatia, perdono, comprensione? Nell’amare, nel credere che l’amore è l’unica vera forza e possibilità per noi stessi e per e con gli altri,

e siccome Dio è Amore, se vogliamo attingere alla Fonte dell’Amore, se vogliamo imparare a essere più liberi interiormente e allenarci a rendere evidente che amiamo, e che vogliamo davvero amare, anche aiutando l’altro e notare ciò che è importante per noi che possa notare e capire, allora seguiamo Lui, Colui che ci ama sempre e comunque, anche ora, che ci ama di un Amore che non si allontana se sbagliamo, se non capiamo, se non accettiamo, se siamo noi stessi anche nei difetti o se a volte nascondiamo noi stessi. Quel Qualcuno è Dio….Colui che ci ha creati, Colui che ci ha messo l’amore vero e la capacità di amare davvero nel cuore, Colui che ci ama di un Amore immenso, costante, per sempre.

E  non temiamo ciò che non è sempre evidente, ciò che non capiamo, ciò che non si afferma con forza ed effetti speciali, perché l’Amore sa anche rendersi evidente…senza mettere effetti speciali, perché l’Amore è prezioso e agisce anche quando non viene notato….

come quei fiorellini di montagna bellissimi, che io amo tanto, nascosti dietro le rocce, o in campi pieni di tantissimi fiori,  che non rinunciano a donare la loro bellezza sfolgorante e la loro gioia solo perché a volte non vengono notati e sembrano solo nascosti, perché la loro bellezza e importanza, la loro gioia e capacità di donare armonia e amore, non dipende da quanto riescono a essere sempre…secondo i nostri criteri…evidenti….

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