Essere con … anche con le nostre “distruzioni”

… Quante volte vorremmo essere solo buoni, solo perfetti, quante volte vorremo poter trovare in noi solo dolcezza, bravura, tranquillità? Ma spesso siamo anche noi, come tutti, immersi anche nelle nostre “distruzioni”: ognuno, poiché è una creatura umana,( imperfetta e ferita da difficoltà e sofferenze antiche che ha dovuto vivere), ha in sé non solo bontà e dolcezza, ma anche atteggiamenti di rabbia, di poca empatia, atteggiamenti, pensieri e desideri che non sono solo un bene, ma che ruminano dentro sé come potenziali “rovine” che si porta dentro, qualche volta o spesso “addormentate” dal nostro desiderio di far vedere solo le parti secondo noi migliori e più belle e forti di noi, e dal nostro cercare di non soffrire e non vedere ciò che a volte è ancora non risolto in noi, le cose con cui ancora non  abbiamo fatto pace, e preferiamo far finta che non ci siano (rabbia, gelosia, invidia, tristezza, paura, ansia, e tanto altro) o che le abbiano solo gli altri ma non noi, noi a volte ci consideriamo speciali e al di sopra di certe rabbie, paure, limiti …

perché temiamo che se ci accorgiamo di quante imperfezioni abbiamo potremmo non essere amati e apprezzati …

E quanto dolore e  delusione  e a volte scoraggiamento quando sperimentiamo l’intensità di dolori non risolti, l’intensità di nostri atteggiamenti distruttivi, o con le parole cattive o con l’escludere, ignorare, il far dipendere la nostra gentilezza e attenzione da quanto e da come gli altri si comportano con noi. Vorremmo poter sentire e trovare in noi solo gioia, serenità, fede, solo tranquillità e capacità di gestire sempre al meglio tutto, compresi i nostri momenti di rabbia e di voglia di vendicarci o punire gli altri o noi stessi, perché continuiamo a credere, forse, che solo se saremo senza contraddizioni, senza ipocrisie o paure, senza difetti o rabbia, solo in quel caso saremo amati e potremo amare noi stessi e piacere a noi stessi. Che fare? Da soli non possiamo accettare di vedere e di convivere con nostre personali “distruzioni”, perché non è facile accettare  in noi atteggiamenti che odiamo negli altri e che non vorremmo mai vedere in noi stessi. E a volte il vederci cosi poco sereni, cosi facilmente tentati di punire, di non perdonare, cosi tentati di “distruggere” e recare dolore se veniamo feriti non capiti o “distrutti” da perdite o delusioni  altre difficoltà, ci addolora, ci rattrista.

Come usare in altro modo le “distruzioni” latenti o vive che ci portiamo tutti dentro, ognuno con le sue modalità, con le sue personali ferite e tentativi di non vederle o cancellarle?

C’è Qualcuno che ha accettato di essere apparentemente “distrutto”, e perdente, Qualcuno che ha vissuto distruzioni molto forti da parte di altre persone, e che non ha reagito con distruttività a sua volta, non ha voluto scegliere la finta forza del portare rancore, del mettere muri e indifferenza illudendosi che cosi gli altri si sarebbero accorti del male che gli facevano e si sarebbero pentiti, ma ha dato la Sua vita fino in fondo, vivendo anche momenti in cui è stato tentato di sentirsi abbandonato solo  nel dolore immenso, da Dio, e che ha amato e ama: Gesù. Se guardiamo a noi stessi e alle nostre “distruzioni” interiori senza lasciarci amare da Gesù, allora siamo tentati di scoraggiarci, nausearci di noi stessi e dei nostri atteggiamenti a volte sbagliati, distruttivi, diversi da come vorremmo se riflettessimo mentre soffriamo.

Ma se scegliamo un pizzico di fede, ne basta un granellino di senape piccolissimo, e guardiamo con amore e fede Colui che è stato trattato con distruzione, che ha continuato ad amare pur apparentemente distrutto, Colui che non si scandalizza delle “distruzioni” che spesso convivono nel nostro cuore insieme e contemporaneamente al bene e all’ amore, e che ha saputo e voluto “entrare” con il Suo Amore e la Sua sofferenza usata e vissuta con amore, viene vicino a noi, dentro di noi, fin nei punti che nascondiamo agli altri e a noi stessi, punti e limiti che per primi odiamo e che ci addolora avere in noi, possiamo ritrovare noi stessi e “fiorire”, anche in mezzo ai nostri limiti e “rovine”:  Lui non ha paura, Lui vuole amarci anche in quelle cose e “distruzioni” che noi tenacemente rifiutiamo e odiamo e nascondiamo, e che  cerchiamo di cancellare.

Lui prende in Mano e nel Suo Cuore Misericordioso, se glielo permettiamo,   le nostre “distruzioni” non per trattarci male, non per vendicarsi o trattarci come noi a volte Lo trattiamo, ma per amarci, per salvarci, per salvarci anche da noi stessi. Infatti Lui dice che è venuto “per cercare e salvare ciò che era perduto”.

A volte siamo tentati di credere che solo se Gesù ci libera totalmente dai nostri limiti e dalle nostre “distruzioni” interiori, solo se ci aiuta togliendo tutto il male, allora è un Dio potente e che ci ama, efficace. Ma di solito Egli ci aiuta a capire, con amore, e non solo in teoria, che siamo amati, siamo belli e amabili anche se in noi convive bene e male, anche con tutte le nostre imperfezioni e i nostri “fallimenti” con noi stessi o con gli altri.

 Ci rifiutiamo a volte di amare indipendentemente da se e come e quanto gli altri ci amano o di come si comportano con noi, anche perché siamo tentati di credere che o c’è solo gioia e bene, o c’è solo il male, in noi e negli altri. O bianco o nero.

 

Ma grazie a Dio, Dio sa fare meraviglie e miracoli anche nel nostro dover convivere anche con “distruzioni” e con i “non risolti”,  e sa renderli strumenti per amare di più, per comprendere per esempio con misericordia e vicinanza chi sbaglia, chi  è arrabbiato con le “distruzioni” sue e degli altri. Non esiste solo la gioia, disgiunta da dolore e fatica, di solito viviamo e abbiamo in noi realtà miste, bene e male, egoismo e altruismo, amore ed odio, dolcezza e durezza. E se vogliamo vivere il “misto” in noi e negli altri, le distruzioni in noi e negli altri e nelle situazioni con amore e costruttività, con umiltà, abbiamo bisogno di Gesù, abbiamo bisogno di guardarlo anche mentre si rende “distrutto”, ma che perdona e ama tenacemente.

E che ci salva.

Ci dà speranza, ci aiuta a capire che le nostre “distruzioni” non sono avvenute per distruggerci o per distruggere, ma per guardarle con cuore pacificato, con curiosa amorevolezza, e ci possiamo riuscire solo guardando a Lui, fidandoci di Lui e ci come ci dice di amare.  Solo cosi le “distruzioni” possono convivere ed “essere con” noi, ma perdono il loro potere di fare solo male, perché trasfigurate dall’Amore possibile.

Siamo sempre amati da Lui, anche nelle nostre “rovine”, e con Lui non siamo mai perduti: Il Figlio dell’uomo infatti  venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Luca 19.10)

 

 

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