Essere voluti

 

Essere   voluti… quanto ci sentiamo voluti dagli altri e nella loro vita? A volte ci convinciamo che non siamo voluti, per via di alcuni atteggiamenti di rifiuto, chiusura, distrazione, lontananza degli altri, e iniziamo a comportarci di conseguenza, basandoci solo su alcuni elementi o dettagli, quasi sempre gli stessi, che per noi hanno un determinato significato.

Già, i significati… una “trappola” in cui spesso cadiamo. È il significato che diamo a ciò che succede, a certi atteggiamenti degli altri nei nostri confronti, e ci convinciamo che le persone, o quella persona in particolare, diano lo stesso significato a comportamenti, scelte, azioni che diamo noi, credendo che siano significati universali. Ma non sempre è così, e spesso ci autocreiamo un circolo vizioso, che a noi sembra una scelta del destino avverso a noi, in realtà è spesso il fare scelte da parte nostra secondo la convinzione del significato che per noi ha ciò che succede e che fanno o non fanno gli altri nei nostri confronti. Se per esempio per noi la conferma che siamo voluti dagli altri dipende da quante volte ci chiamano, da quante volte ci parlano, da quante volte ci invitano, da quante volte  obbediscono (che tradotto secondo noi è che finalmente fanno ciò che dovrebbero fare e che gli abbiamo chiesto) a ciò che noi vogliamo da loro e nella nostra vita, molto presto ci convinceremo che l’altro o gli altri in realtà non ci vogliono, non ci sopportano, perché non ci esprimono i “segnali” a cui siamo abituati, i segnali che secondo noi inequivocabilmente e universalmente significano… essere voluti. Ma gli altri, come in fondo in fondo ognuno di noi, (anche se ahimè ci dispiace a volte rendercene conto), hanno le loro personalissime e originali paturnie, i loro personali significati, a ciò che succede e a come ci si comporta e come ci si deve esprimere, e quindi reagiscono a loro volta, anche a noi e ai nostri atteggiamenti, con scelte, atteggiamenti che a noi sembrano strani, cattivi, e conferma ulteriore che… non siamo voluti da loro. Dentro di noi fatichiamo a volte a vedere e convivere contemporaneamente anche con nostri difetti, con nostri desideri egoistici, con nostre “fami” di tanta attenzione, rassicurazione, coccole, apprezzamento,  di conferma da parte degli altri  che andiamo bene e che siamo fortemente voluti e visti, e accettati, perché temiamo che ci cadrebbe il “mito” che abbiamo su di noi della nostra bontà, delle nostre buone intenzioni, (sempre buone intenzioni secondo noi, perché provengono da noi), del nostro modo di esprimere durezza per difenderci e “mettere i puntini sulle i”, per far capire, spronare, convincere e quindi, a volte preferiamo cercare un “colpevole” per il nostro non sentirci molto voluti, un colpevole di non apprezzarci abbastanza, un colpevole di non ascoltarci, di non fare scelte come gli diciamo di fare, un colpevole di poca attenzione e gentilezza e accoglienza nei nostri confronti, un colpevole di non darci attenzione e non riconoscere che siamo speciali. Siamo tentati sempre, come ognuno di noi, (perché tutti siamo creature che vorrebbero l’infinito e assoluto, e che soffrono nell’accontentarsi di poco e del “non tutto”) di credere che saremo voluti solo se gli altri di noi accetteranno tutto di noi, delle nostre abitudini, dei nostri desideri e caratteristiche, tutto di ciò che siamo e che vogliamo donare a loro. E se l’altro o gli altri ci esprimono attenzione, comprensione e accoglienza solo in alcuni aspetti di noi, ci convinciamo che non siamo voluti interamente. Perché ci succede di credere così? Forse perché crediamo e pensiamo che se gli altri non accettano alcuni nostri discorsi, azioni, scelte, se gli altri non vogliono obbedire a nostri desideri, e se non ci dicono per primi di trascorrere un po’ di tempo insieme, “allora” vuol dire sicuramente, (perché ci consideriamo spesso un po’ più intuitivi e svegli nel cogliere tutti gli aspetti di una persona), che gli altri non ci vogliono bene per niente, non ci sopportano, fanno finta, non vogliono accettare niente di noi. Oppure che “sicuramente” sono chiusi, inospitali, strani, cattivi, indifferenti, non vogliono avere niente a che fare con noi, e chi più ne ha più ne metta. Certo a  volte potrebbe davvero essere così, da parte di alcune persone nei nostri confronti, e dovremmo fare pace con questa realtà senza far dipendere la nostra autostima e serenità da quanto siamo cercati, accettati, invitati, inclusi, ecc. ma a volte gli altri, (ogni persona a suo modo, ognuna con la sua propria e unica sensibilità diversa da tutti gli altri), forse fanno fatica, anche per loro ferite personali antiche che non riguardano noi personalmente e che noi non conosciamo, ad accoglierci, a cercarci, a darci attenzione e tempo e ascolto, ad accettare nostre scelte, e abitudini, semplicemente perché chi l’ha detto che noi dobbiamo per forza essere accettati dagli altri, da tutti, in ogni nostro aspetto, tempo, desiderio, scelta? Che tragedia sarebbe per noi, secondo noi, renderci conto che alcuni aspetti di noi non piacciono all’altro o agli altri, ma che gli altri possono avere affetto lo stesso per noi? Forse ci sembra impossibile che qualcuno non ci accetti in tutto, in ogni nostro aspetto, desiderio, parola, sia perché crediamo che ciò che noi desideriamo e pensiamo e facciamo sia “giusto universalmente”, e che  sia doveroso e necessario, e ci addolora tanto forse accettare e pensare che ad alcune persone non piace ogni nostro aspetto: per esempio, potremmo essere voluti, cercati, accettati per alcune nostre caratteristiche, scelte, abitudini, pensieri e sensibilità, ma potremmo essere non voluti in alcuni nostri aspetti che coesistono in noi , come per esempio la nostra timidezza per la quale gli altri ci interpretano spesso come indifferenti, chiusi, che vogliamo secondo loro tenere tutto e tutti lontano da noi, oppure potrebbero non accettare il nostro sottolineare sempre ciò che non va, il nostro dare troppa attenzione a dettagli o a difetti altrui, le nostre paure che a volte forse esprimiamo con un pochino di ansia o durezza,  il nostro modo di arrabbiarci, di parlare, il nostro carattere grintoso o malinconico o introverso o vivace, i nostri desideri così diversi a volte o spesso dai gusti tempi e desideri  degli altri e preferiamo, dispiaciuti, delusi, arrabbiati e convinti di non essere sopportati o voluti in niente e per niente, preferiamo a quel punto smettere di donare ancora e lo stesso la nostra accoglienza, il nostro ascolto e comprensione, la nostra simpatia e socievolezza, smettiamo di amare, di costruire dialogo, occasioni belle, e smettiamo di cercare l’altro o gli altri, di proporre tempi per interagire insieme. E a volte, temendo di non essere voluti, iniziamo senza rendercene del tutto conto ad avere atteggiamenti che chiedono agli altri  la conferma… che non siamo voluti!

E attiviamo atteggiamenti preventivi di chiusura e distanza, per timore di essere rifiutati, anche senza rendercene conto. A volte attiviamo anche una forma di imposizione, di non chiederci e  di non chiedere all’altro se quello è il momento giusto, se vuole fare altro in quel momento, o come sta, o che situazione sta vivendo, perché ci concentriamo più sul nostro desiderio di interagire con quella e quelle persone nel modo e tempi che vogliamo noi, invece che entrare in empatia con loro e cercare di costruire occasioni insieme, con rispetto e comprensione. Oppure  a volte “facciamo i preziosi” (in realtà lo siamo preziosi, ma noi vogliamo esserlo facendo dipendere la nostra serenità da quanto se ne accorgono gli altri), con atteggiamenti tipo “non propongo per primo, mi tolgo da una situazione, non partecipo, mi chiudo cosi vedo quanto ci tiene l’altro o gli altri a me, cosi sono gli altri a dovermi cercare, e a chiedere di interagire ed esserci con loro”. Certo che non dobbiamo imporci all’altro, ma a volte il nostro imporci ha due modalità: imporre la nostra presenza, i nostri tempi, date, desideri, scelte, oppure imporre la nostra assenza, il nostro tenerci lontani per attirare l’attenzione dell’altro e per “piegarlo”, convincerlo indirettamente a chiederci di partecipare, per farci cercare, senza dover fare noi la fatica (che però dona più pace interiore e più libertà interiore) di aprirci,  di andare verso l’altro anche con il cuore senza certezza o rassicurazione che sicuramente saremo accettati, voluti, e quindi andando verso l’altro con delicatezza, rispetto, empatia. Come possiamo accettare di essere a volte accettati non in tutto, capiti non in tutto, amati non perfettamente, cercati e invitati solo a volte, considerati piacevoli solo in alcuni nostri aspetti?

Uno spunto che mi sembra utile è …iniziare a voler noi. Volere cosa? volere costruire dialogo, semplicità e comprensione con gli altri, voler accettare gli altri e amarli e rispettarli e cercarli non solo quando si comportano come vogliamo noi, non solo se non ci fanno mai dispiacere, non solo dopo che siamo stati voluti noi per primi da loro.  Abbiamo sempre la possibilità di volere davvero amare, accogliere, comprendere, interagire, costruire dialogo e nuove strade con l’altro, e lo possiamo fare anche quando il nostro cuore soffre e piange per qualche ferita ricevuta dall’altro, non perché dobbiamo soffrire e annullarci, ma perché abbiamo sempre la possibilità e scelta di usare il nostro dolore e rabbia per volere di più amare davvero, voler amare indipendentemente da se siamo capiti, voluti, o se ci trattano come vorremmo noi, e come faremmo noi, e di ritrovare così una certa gioia e pace interiore, anche in mezzo a tempesteNon si tratta di fingere di amare se siamo addolorati o arrabbiati, ma di decidere, di volere fortemente che il nostro dolore, la nostra rabbia, ciò che di ingiusto è stato fatto nei nostri confronti, non diventi il criterio per decidere se amare comprendere o no. E questo non solo perché se amiamo i primi a stare meglio siamo noi, ma anche perché volere noi gli altri, volerli cosi come sono, voler continuare  a dialogare, costruire, creare occasioni belle, perdonare anche quando l’altro non si rende conto di come ci ha ferito e non vuole cambiare, è prima di tutto un regalo grandissimo e bellissimo che facciamo a noi stessi, al nostro cuore, alla nostra autostima e pace interiore, alla nostra capacità di gioia, alla nostra possibilità di libertà interiore e forza interiore. Anche a noi capita di non accettare gli altri in ogni loro aspetto, anche a  noi capita di volere la vicinanza e la presenza degli altri in alcuni aspetti ma non in tutti, è umano, comprensibile, siamo creature, non creatori. Ci aiuta tantissimo a trovare la voglia di volere, voler amare anche addolorati, voler andare verso gli altri senza dipendere da come si comportano con noi, voler perdonare, capire, ricominciare, rispettare se ci vogliono vicino in quel momento o no senza considerarli mostri o convincerci che non ci sopportano su niente, Qualcuno che…ci vuole sempre. Qualcuno che ci ama, ci vuole anche quando diamo il peggio di noi, anche quando non vogliamo o non riusciamo a fare qualcosa per amare davvero, anche quando ci comportiamo male o non facciamo il bene che potremmo.  Quel Qualcuno è Dio. Lui ci vuole, Lui ci ama, per Lui siamo sempre preziosissimi, non abbiamo bisogno con Lui di mettere maschere, di far finta di essere bravi, di fare i forti a tutti i costi. Siamo voluti, da Lui. E Lui ci dona sempre le risorse interiori per poter amare, per poter perdonare, per poter ricominciare, per poter volere il bene degli altri e accettarli anche nel loro “misto”, anche quando non ci fanno del bene, e con il nostro voler amare lo stesso, possiamo aiutarli a rasserenarsi. Lui, Dio, ci dona sempre anche le risorse interiori per accettare con umiltà e pazienza che non sempre siamo o saremo accettati e voluti in tutto, e di continuare a voler amare gli altri anche quando ci accorgiamo che non vogliono condividere con noi nello stesso modo e quantita’ che vorremmo noi, e possiamo cosi amarli anche nel “poco” che sentiamo rivolto verso noi, e continuando a “stare”, amare lo stesso, ci accorgiamo prima o poi che possiamo sperimentare pace interiore, serenità anche accettando il poco che a volte gli altri vogliono condividere con noi, sia di tempo sia di attenzione. Perché la nostra gioia, se è messa e rimessa ogni volta in Colui che sempre ci vuole, sempre ci ama, è una gioia che diventa più solida, e non si fa spaventare troppo dal dolore, ma prima o poi riemerge. Siamo sempre voluti, voluti interamente da Colui che ci ha creati e che sempre, davvero sempre ci ama. E ci dona sempre la possibilità e capacità di…volere a nostra volta amare gli altri, come vorremmo essere voluti e amati noi…

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