Fiorire e rifiorire

 

 

Quanto sono belli i fiori che fioriscono, e quanto siamo belli noi, ognuno di noi, sia di fondo, perché siamo tutti creature uniche e speciali, sia quando accettiamo di fiorire e rifiorire ogni giorno… qualunque età, qualunque acciacco o situazione stiamo vivendo, c’è una parte in noi che ha sempre la possibilità di farci fiorire e rifiorire, perché Qualcuno custodisce in noi questa possibilità costante, quotidiana, e custodisce in noi la luce e la bellezza che siamo, anche quando non ci crediamo o non ce ne rendiamo conto, o quando non la vogliamo vedere, a volte concentrati solo su preoccupazioni, sofferenze, scoraggiamenti.

Quel Qualcuno è Dio, Colui che sa far fiorire o rifiorire addirittura i fiori in terreni che apparentemente sembrano solo irrimediabilmente aridi. Lui può. Per Lui è possibile. Con Lui è possibile.

Penso che una delle scelte che facciamo a volte (anche se a noi sembra che non sia una scelta da parte nostra, ma un “destino” o una ineluttabilità per ciò che siamo o viviamo), è di scoraggiarci e di metterci un atteggiamento di fondo che ci fa sembrare (anche a noi stessi) fiori appassiti, e a volte ci comportiamo come se fossimo davvero “ormai” appassiti, o senza molta speranza di poter ancora sorridere, ricominciare, amare anche nelle imperfezioni ed errori nostri e degli altri.

E come noi, anche gli altri, vivono a volte o spesso una situazione interiore in cui preferiscono credere, (forse per tanta sofferenza e fatica in qualcosa, o per paure) che “ormai” non possono più essere utili, donare qualcosa di buono, amare o aiutare o essere pieni di bellezza e luce che traspare anche all’esterno. Quando guardiamo le persone, come le guardiamo? Come fiori ormai appassiti, convinti secondo noi di questa “granitica” certezza dal loro atteggiamento, dalla loro chiusura, dalla loro tristezza o lamentela, o dalla loro durezza o dalla loro apparente indifferenza? Li guardiamo come persone irrecuperabili, pesanti, cattive, sbagliate perché non hanno i nostri gusti, le nostre abitudini e opinioni? E noi, a quel punto, come le trattiamo?

A volte forse dimentichiamo che il modo che scegliamo di guardare le persone, e il modo in cui le trattiamo è anche un “boomerang” che senza rendercene conto lanciamo anche  verso noi stessi: se scegliamo (perché è una scelta, non una ineluttabilità) di guardare con amore, con speranza e rispetto l’altro, questo amore che scegliamo di coltivare farà bene anche a noi, e se scegliamo (a noi a volte sembra di “dover” reagire solo in un modo, da offesi, da arrabbiati o delusi, come se il nostro stato d’animo potesse davvero dipendere solo dall’altro e da come si comporta) di guardare con durezza, giudizi e rancore l’altro, questo non amare, questa amarezza e durezza in qualche misterioso modo la buttiamo addosso anche a noi stessi, e ci fa male, ci incattivisce e ci rende apparentemente meno belli, un po’ spenti.

Forse a volte ci sentiamo impotenti, davanti a una persona che si chiude, o che si scoraggia, o che non vuole scegliere di costruire, o che si sente sola e triste, ci sentiamo impotenti nel nostro poter fare qualcosa per lei ….magari vorremmo aiutarla, ma a volte ci convinciamo che non possiamo fare niente, che tanto non ci ascolterà, oppure ci intestardiamo a farla secondo noi fiorire per forza con i nostri tempi, con i nostri ragionamenti  e con i nostri modi e soluzioni, senza chiederci se è davvero quello il modo per aiutarla, per farla sentire accolta e capita, incoraggiata. E a volte, per paura di non riuscire, di non saper gestire, di non saper risolvere subito, facciamo il contrario di ciò che in realtà vorremmo fare per ottenere il bene o una reazione positiva da parte dell’altra persona. Oppure cerchiamo di risollevare l’umore dell’altro senza essere davvero “con” l’altro, ma ci mettiamo dal punto di vista di chi sa cosa è giusto e deve solo convincere l’altro, e se l’altro non accetta ciò che gli diciamo o le nostre soluzioni, allora ci offendiamo, ci sentiamo non considerati o ascoltati, non capiti, e a quel punto ci arrabbiamo o smettiamo di andare verso l’altro, che ai nostri occhi è colpevole di non aver seguito ciò che gli dicevamo e gli chiedevamo. Forse però a volte dimentichiamo che per aiutare l’altro a fiorire dobbiamo accettare che noi non abbiamo il potere di far fiorire, solo Dio può farlo davvero, e forse dobbiamo riscoprire la bellezza e la pace che dona il mettersi “accanto” all’altro, con empatia e amore, con ascolto verso l’altro, anche verso ciò che ci sembra spiacevole ascoltare di ciò che vuole dirci.

Penso che spesso siamo tentati di credere che l’altro fiorirà se noi faremo qualcosa che lo farà fiorire, convinti che dipende solo da quanto impegno mettiamo noi, da cosa facciamo noi. Certo, il nostro impegno e aiuto può fare tanto bene per l’altro,  però a volte  dimentichiamo che “la” cosa più di fondo che possiamo fare per l’altro, è permettere a Dio di essere Suoi strumenti per l’altro. Come? Per esempio coltivando attenzione, empatia e amore disinteressato verso l’altro, coltivando uno sguardo e un sorriso benevoli verso l’altro, anche quando sbaglia, perché l’altro non è mai il suo sbaglio, lo sbaglio è sbagliato, ma l’altro è sempre quella creatura di Dio che ha sempre in sé la capacità di rifiorire. Noi non  siamo Dio, noi non abbiamo il potere di far fiorire, e non abbiamo il potere di far fiorire l’altro come e quando vorremmo noi, ma abbiamo sempre un “potere” che Dio ci dona: la possibilità di amare, e di mettere questo amare prima di tutto nell’essere “con” l’altro. Ho sperimentato più volte come a volte anche solo il semplice mettersi accanto all’altro, con un nostro  atteggiamento interiore  diverso, senza giudizi o pretese, ma con vera accoglienza ed empatia, con incoraggiamento e fiducia nelle sue capacità, già questo facilita molto l’altro nel “fiorire”, nel ritrovare in sé talenti, speranza, fede, amore, che pensava di non avere più.

 Le nostre parole a volte  dure, o il nostro sguardo giudicante, o il nostro cuore chiuso verso l’altro possono creare un “clima” che non lo aiuta ad aprirsi, a esprimere amorevolezza, ma noi possiamo scegliere sempre di rinunciare a usare quelle parole che feriscono o sfidano o provocano, o “distruggono”, (parole dure che usiamo perché siamo convinti che solo così saremo efficaci e convinceremo l’altro), noi possiamo sempre rifiorire e dirigere la nostra attenzione anche all’altro, e non solo a come ci sentiamo noi o a cosa vogliamo o vorremmo noi, e possiamo ricontattare la nostra amorevolezza, la nostra empatia, per donarla all’altro, anche con parole incoraggianti e vere, buone, e facilitare così un “clima” diverso, con se stesso e tra noi, con l’altro, e con noi stessi.

A volte se anche noi siamo stanchi, scoraggiati, appesantiti da sofferenze e prove, facciamo fatica a trovare in quei momenti la voglia e la fiducia di essere “con”, di capire e non giudicare, di avere pazienza e amore disinteressato, presi dal nostro bisogno di voler essere urgentemente consolati o  incoraggiati noi per primi. Ma da soli non ce la possiamo fare, se aspettiamo di contare solo sulle nostre forze, o su quando avremo uno stato d’animo migliore, più bello e sereno, o su quando avremo grande autostima e fiducia in noi stessi, rischiamo di rimandare continuamente il nostro rifiorire, e il nostro amare per facilitare il fiorire dell’altro. Ce la possiamo fare solo con Lui, con Dio, con Colui che ci ama immensamente, che ha tutto l’Amore, la Gioia, l’Empatia che noi non riusciamo ad avere da soli. Attingiamo alla Sua Fonte, al Suo Cuore, mettiamo il nostro cuore in un cuore a Cuore con Lui, chiediamo a Lui di poter amare, perdonare, incoraggiare, aiutare, permettendo a Lui di amare attraverso di noi, anche attraverso i nostri limiti e ferite e lentezze, perché anche ciò che in noi è ferita o limite, se dato a Dio, diventa una feritoia attraverso la quale può lo stesso passare Amore, Luce, Gioia. Non sempre avremo voglia di affidarci a Lui, non sempre Gli crederemo, ma ricordiamo che sempre abbiamo in noi il Suo Amore per noi, anche quando Lo rifiutiamo, e sempre abbiamo in noi  la capacità e la bellezza del poter fiorire e rifiorire, perché Lui ce l’ha messa nel cuore, e la coltiva e la custodisce, ci custodisce come fiori preziosissimi. E questo vale anche per gli altri. Possiamo fiorire, e rifiorire, e anche l’altro, può sempre fiorire e rifiorire. Mettiamoci “accanto”, accettiamo di essere davvero belli, accettiamo che l’altro, in realtà, è davvero bello…

… e che Dio, il nostro Papà, sa farci rifiorire ogni giorno, ogni momento…. ”Ecco, io faccio una cosa nuova:proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? ” (Isaia, 43, 19).

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