L’occasione dei gusti diversi

Avere gusti diversi, occasione o problema? Occasione per costruire più vicinanza e amore o “intralcio” per comprendersi e per comunicare? Ognuno di noi ha i suoi gusti, non solo intesi come gusti per qualcosa (per es ci piace un colore invece di un altro, un atteggiamento invece di un altro, ecc.), ma intesi anche come abitudini diverse, idee diverse, scelte diverse, obiettivi diversi.

Come poter vivere ogni gusto diverso, quando si interagisce con gli altri, continuando a costruire e comprendersi e venirsi incontro invece di coltivare pensieri, giudizi, etichette e lontananze, verso chi non ha gli stessi nostri interessi abitudini?

Se ci riflettiamo un momento, c’è spesso, in ognuno di noi,  in una parte del nostro cuore e dei nostri pensieri, l’idea che gli altri in fondo hanno gli stessi gusti nostri, e in fondo in fondo “devono” apprezzare ciò che piace a noi, ciò che per noi sono tradizioni, regole, abitudini, perché siamo tentati di credere che… ciò che noi siamo abituati a vivere, a scegliere, le abitudini e le nostre idee e atteggiamenti siano i più buoni, quelli più giusti, quelli che tutti, se sono persone educate, in gamba e “buone”, devono seguire, e se hanno gusti diversi, e se sembrano da parte  loro scelte “fuori dal coro”, li consideriamo in fondo in fondo “sbagliati”, o addirittura “cattivi”, perché “dovrebbero” sapere come si vive e cosa è importante (per noi) e cosa non lo è, e come esprimersi nel comunicare con noi. E a volte, se siamo dispiaciuti o addolorati o arrabbiati per reazioni, scelte e gusti od opinioni diverse da parte degli altri, vediamo coloro che non pensano, che non si comportano come noi, come “cattivi” che lo fanno apposta, perché non ci sopportano, o perché vogliono escluderci, ignorarci, perché vogliono ferirci o abbindolare qualcuno a cui teniamo e farlo cambiare(in peggio) nei nostri confronti.

Ma è proprio così?

Davvero siamo cosi sicuri che l’altro o gli altri, cosi diversi da noi e dalle nostre abitudini e regole, agiscano in modo diverso od opposto al nostro perché non capiscono niente, perché vogliono solo offenderci o farci dispiacere, perché non ci sopportano? O perché lo fanno con cattiveria e le peggiori intenzioni?

In realtà… semplicemente gli altri, in realtà ogni persona, (compresi noi stessi) hanno il loro carattere, le loro abitudini, i loro gusti. Per esempio quando noi, o come persone singole o come gruppo (gruppo di cui facciamo parte, composto da amici amici, parenti, conoscenti) siamo da sempre abituati in un certo modo, e per esempio diamo importanza al fare tutto insieme, se possibile sempre tutto uguale, e con lo stesso desiderio di tempi e modi nel fare qualcosa o nel trascorrere il tempo insieme, e vediamo e consideriamo come grave maleducazione o cattiveria la scelta di chi vuole usare tempi diversi, modi diversi, di chi non si “mischia” con noi e il nostro gruppo (come noi diamo per scontato si debba fare per essere considerati persone buone ed estroverse), quando facciamo cosi e pensiamo cosi, noi iniziamo anche senza accorgerci a giudicare gli altri che non vogliono o non possono fare come noi, (magari perché sono un po’ stanchi, o magari perché hanno anche bisogno o desiderio di tempi per stare a fare anche altro oltre a stare con noi, o per tanti altri motivi che non conosciamo) noi iniziamo a volte a sentirci i “buoni” con i gusti giusti, con i desideri giusti di voler trascorrere il tempo nella quantità e modalità che da sempre usiamo, e scegliamo, e iniziamo a considerare gli altri, compresi amici o parenti che non fanno come noi, e desiderano cose in modalità diverse, come “strani”, “cattivi”, “chiusi e poco comunicativi, poco amichevoli”…

ma è davvero davvero così?

Quando ci convinciamo che l’altro o gli altri “sicuramente” hanno quelle cattive intenzioni, sicuramente lo fanno apposta, succede una cosa di cui a volte non ci accorgiamo subito o fino in fondo: tendiamo una “trappola” a noi stessi,

ci autoboicottiamo.

Si ci autoboicottiamo, anche se a noi sembra solo che siamo più forti, più sereni e contenti perché abbiamo messo una “etichetta certa” a quelle persone o a quella persona diversa da noi nei gusti desideri, tempi e modi, nelle abitudini. Ci sembra di essere più tranquilli e forti, perché forse abbiamo escluso, ignorato o “maltrattato” a parole anche con gli altri l’altro o gli altri che non si comportano come noi, ma in realtà, quando decidiamo di perderci l’occasione di conoscere davvero l’altro e gli altri, anche nei loro gusti e abitudini diversi, quando decidiamo di perderci l’occasione di amarli lo stesso, cosi come sono, e di guardarli con empatia, accogliendoli nel cuore davvero, in realtà facciamo male anche a noi stessi, in realtà senza a volte accorgercene ignoriamo anche una parte di noi stessi, sotterriamo una parte della nostra possibilità e capacità di amare, accogliere, costruire, dialogare, comprendere, sotterriamo alcuni nostri talenti.

Una delle “trappole” e “autoboicottamenti” che facciamo a chi ha gusti, comportamenti, idee e scelte diversi da noi, è il pensare e credere ad alcuni “slogan” che ci creiamo ( e che a volte diffondiamo nei nostri discorsi con gli altri) tipo “l’ha voluto lui/lei, è lui/lei che non ci vuole, ci ignora, ci tratta male, è colpa sua, perché sicuramente fa così perché non ci sopporta… E’ colpa sua se non lo trattiamo con amorevolezza e accoglienza”, per cui perdiamo l’occasione anche di conoscere noi stessi con amore  e umiltà e perdiamo l’occasione anche di vedere la nostra parte di responsabilità in ciò che accade, la nostra parte in cui non vogliamo capire, accettare, costruire, perdiamo l’occasione di aumentare e coltivare la nostra capacità di amare, l’unica vera “forza” che fa del bene a noi e agli altri, anche a chi sembra proprio non volerci capire. Un altro slogan che a volte usiamo è “Lui/lei è fatto/fatta così. Non si può pretendere di più. Ormai lo /la conosciamo, è così“, ma questo slogan, che sembra una accettazione del carattere e limiti dell’altro, in realtà, se ci pensiamo bene, è una “trappola” che ci costruiamo per poterci sentire a posto, e per poter dire a noi stessi che abbiamo  già tante volte fatto

(secondo noi) di tutto per capirlo/capirla, accettarlo /accettarla, comunicare e fargli capire alcune cose” e chi più ne ha più ne metta!

E costruiamo così una “trappola” contro noi stessi e contro la parte amorevole di noi, in cui siamo convinti che  l’altro è irrecuperabile, ha un brutto carattere , non è abbastanza bravo, buono, ha troppo difetti, non capisce, ecc ecc. , ma così autoboicottiamo anche noi stessi, anche se a noi non sembra, perché ci priviamo dell’occasione di conoscere davvero l’altro, di farci conoscere davvero, e continuiamo ad agire indirettamente, dando interpretazioni ai segnali nostri e dell’altro che sembrano solo confermare ogni volta ciò che crediamo e pensiamo.

E poi…se guardiamo bene in noi stessi, abbiamo a volte anche un po’ paura di conoscere davvero i gusti diversi dell’altro, intesi anche come desideri diversi, abitudini, ecc. forse perché temiamo che se accettiamo in noi di conoscere davvero l’altro, di dialogare con lui, se proviamo a  smettere di giudicare e a interessarci davvero a lui, senza considerarlo colui che ci vuole solo ferire, o fare un dispetto, forse temiamo che se cambiamo atteggiamento e pensieri e viviamo l’occasione dei gusti diversi, temiamo che ci sia una lotta di potere tra opposti tipo “o vinco io con i miei gusti e desideri e scelte, o vince lui e io sarò annullato, non considerato, e dovrò sempre rinunciare”: temiamo un “o o”, invece di provare a coltivare un “e e”, cioè “io ho miei gusti che ho il diritto di avere, e posso anche accettare che l’altro ha altri gusti, tempi, abitudini, desideri, è normale. E ho anche la possibilità di mettere in discussione ciò che non va bene e che scelgo e faccio, e lo stesso può fare l’altro, senza annullare noi stessi”…e se vogliamo possiamo fare un passo in più, molto molto importante: possiamo provare ad amare l’altro interessandoci davvero a lui, cercando di capire con lui perché preferisce per esempio avere tempi diversi, urgenze diverse, gusti diversi, cosa rappresentano per lui, a cosa dà importanza e cosa vuol dire per lui, perché ognuno di noi spesso a una  stessa modalità o scelta o abitudine dà significati diversi. E possiamo così scoprire e sperimentare la bellezza di scoprire cose nuove, modalità nuove, punti di vista che possono arricchire i nostri punti di vista e comprendere meglio,

e… possiamo a volte o spesso scoprire che ciò che l’altro ha come gusto diverso, come abitudine diversa, ha anche spunti interessanti, a cui non avevamo pensato, “luci”, capacità di amare e amore , gioie e possibilità che da soli, in quanto anche noi creature limitate, non avremmo scoperto. Certo, tutto questo richiede di avere la voglia di “attraversare” anche la fatica di accogliere, capire, amare, ma amare è ciò che ci realizza veramente, amare e conoscere con amore anche ciò che è diverso da nostre abitudini può risvegliare in noi grandi capacità in più di costruire gioia e amore. Ricordiamoci sempre che non siamo mai soli a fare tutto questo, che abbiamo sempre accanto a noi un Amico, un Alleato d’Amore che ci aiuta ad amare, è sempre pronto ad aiutarci ad amare noi stessi e agli altri davvero… Dio. Lui si che sa sempre aiutarci a vivere…l’occasione dei gusti diversi, e in più, ci fa sperimentare che mentre amiamo l’altro anche nei suoi gusti diversi, impariamo contemporaneamente ad amare un po’ di più quelle parti di noi e del nostro cuore a volte incoerenti, opposte, contraddittorie, Lui sa farci scoprire quanto siamo amati e possiamo amare cosi come siamo, “misti” come tutti. E amatissimi, sempre, come tutti.

Articoli correlati