Rimanere nell’amore, “liberare” le nostre “aurore”

Dentro ognuno di noi c’è sempre un “misto” di bene e male, dolore e gioia, buio e luce. E questo misto ci aiuta a ricordare anche che siamo creature, non siamo Dio, e che tutti, nessuno escluso, abbiamo bisogno di Lui, di Dio, e che abbiamo bisogno di scegliere l’umiltà di amare, rinunciando alla finta forza e alla finta gioia di fare del male, illusi che cosi gli altri cambieranno e capiranno come soffriamo noi o cosa vorremmo noi. A volte crediamo così tanto, per nostre sofferenze, che seguire Dio ci renderà più deboli e infelici, e che dovremo rinunciare a qualsiasi gioia, che preferiamo arroccarci sull’orgoglio del “decido solo io come essere forte e come non soffrire, perché Dio mi farebbe solo soffrire di più e mi toglierebbe libertà”,  perdendoci così l’occasione di credere e sperimentare quanto in realtà seguire Dio, lasciarci amare da Lui, sia la vera gioia, la vera pace interiore, la vera libertà. Certe volte arriviamo a decidere che non saremo forse perdonati da Lui, e ci perdiamo, per nostre convinzioni, la gioia immensa dello sperimentare il Suo Perdono, la Sua Misericordia.

Ma non perdiamo mai Lui.  Lui sta sempre con noi. Lui ci ama sempre. Anche ora, in questo momento.

Ricordiamo sempre, ma proprio sempre, che con Dio possiamo sempre ricominciare, Lui ci aspetta sempre, Lui sa far fiorire il nostro “deserto”, Lui ci ama sempre, anche ora, la Sua Misericordia è infinitamente più grande delle nostre paure e convinzioni, infinitamente più grande del male che abbiamo fatto o facciamo.

E Lui sa rinnovarci, sempre.

In cosa scegliamo di rimanere più spesso, nel nostro cuore e con gli altri, in cosa ci concentriamo di più di solito? Nelle paure? Nei desideri che vogliamo realizzare a tutti i costi? Nel lamento o nello scoraggiamento? Nei rimpianti? Come di solito ci rapportiamo con gli altri? Interagiamo con gli altri coltivando rancore o richieste di cambiamento, o pretese, oppure interagiamo con loro facendo la nostra parte per cambiare ciò che va cambiato, evidenziando soprattutto l’amore che nutriamo per loro, o l’amore che possiamo scegliere verso loro al posto di giudizi o sguardi poco attenti o indifferenti a loro? Durante il giorno con quali parole e atteggiamenti, con quali scelte decidiamo di interagire con gli altri, compresi i nostri cari? Con amore o con la scelta di dipendere da come loro agiscono verso di noi, da se e quanto ci considerano, ci aiutano, ci amano?

Esprimiamo l’amore e l’affetto agli altri o lo pensiamo solamente, convinti che siccome pensiamo di amarli e che loro per noi sono importanti, loro, lo sanno e lo percepiscono sicuramente?

Liberiamo le nostre “aurore”, che sempre abbiamo nel cuore, anche quando ci sembra ci sia solo buio:  le abbiamo sempre perché Dio le custodisce in noi, sempre possibili, perché sono un Suo Dono di Amore, che possiamo riattivare con il Suo aiuto in qualunque momento.

Non aspettiamo di essere più sereni, meno indaffarati, non aspettiamo che tutto vada bene o che ci siano condizioni particolari per esprimere a parole e con scelte l’amore che abbiamo e che doniamo agli altri, liberiamo le nostre aurore, e chiediamo a Dio di aiutarci a dare attenzione alle “aurore” che sempre anche gli altri hanno in loro, e che spesso ci donano, e che hanno in sé anche quando sembra abbiano solo buio.

Da quanto tempo non esprimiamo amore a quella persona, a quel nostro caro, da quanto tempo non proviamo a fare pace con quella persona, chiamandola per primi, andando verso di lei per primi, incondizionatamente, senza se e senza ma, da quanto tempo non riconosciamo tutto il bene che ci viene donato, da Dio e dagli altri? E da quanto tempo non ringraziamo Dio e gli altri?

 

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