Ritornare

 

…Ritornare ….. da cosa? verso chi, o verso  cosa?

Per me ritornare non è rivangare,  o “mettere il dito nella piaga”, o immergersi in malinconie, rimpianti o sensi di colpa.

Per me ritornare è rimettersi nei “passi” che ci hanno fatto bene, rimettersi nella “strada” che sappiamo o intuiamo che  può portare bene a noi e agli altri; ritornare per me è ritornare al proprio cuore, a se stessi, nella propria vita e con gli altri, nelle situazioni che avevamo rimandato, evitato, e che avevamo allontanato  forse perché per attraversarle ci è richiesta anche una fatica, un passo da fare che potrebbe toglierci qualcosa a cui teniamo ma che non ci fa davvero bene tenere, ci illude, e ci “addormenta” il cuore e la volontà, la fiducia, la possibilità della gioia e della libertà interiore, la possibilità di amare davvero. Ritornare e fare quei passi che mettono amore in ciò che non ci piace o in ciò che è difficile, ma che può far emergere anche lati belli e nuovi, impensabili prima di provare ad amare e affrontare quindi in modo diverso.

Ritornare. Ritornare a quelle parole e scelte   che abbiamo detto  o fatto per ferire, secondo noi per difenderci, per punire, per “far capire”, per nasconderci, per colpire chi ci ha fatto dispiacere, per punire e buttare addosso agli altri quanto siamo arrabbiati; ritornare e provare per esempio a rivedere ciò che abbiamo detto o fatto, cosa ha prodotto in noi e negli altri ciò che abbiamo detto e scelto e come lo abbiamo detto, e provare a dire parole risanatrici, parole immerse in umiltà,  ritornare nella grande forza interiore  che sempre è in noi anche se a volte è nascosta, e ritornare nella scelta della  libertà dell’umiltà, ritornare al nostro cuore e a quello dell’altro scegliendo il coraggio e la bellezza del chiedergli scusa, con parole e azioni di cambiamento: ritornare a cercare di ascoltare l’altro, anche il suo dispiacere, e ritornare a mettere basi più solide e forti nella comunicazione con l’altro, facendoci conoscere davvero, anche in ciò che stavamo vivendo in noi quando lo abbiamo ferito, non capito,  o colpito con parole e scelte che escludono, ignorano, allontanano, chiedono attenzione ma senza dare attenzione anche all’altro e a cosa sta vivendo l’altro.

Ritornare.

Ritornare, facendo memoria, ritornare al  tempo in cui  volevamo, nei nostri desideri progetti e sogni, usare e vivere bene il tempo e le situazioni e  il nostro voler  amare e andare verso gli altri,  ritornare con amore, riempendo il nostro tempo  presente di tenerezza, attenzione, empatia, comprensione e vicinanza, ritornare a guardare davvero e di più l’altro negli occhi “abbracciandolo” anche con il nostro sguardo, con rispetto e affetto.

Ritornare a “riprenderci” le occasioni e il tempo, anche quello presente, che ci siamo fatti “rubare” dal nostro scegliere di preoccuparci e basta, dallo scegliere di essere sempre indaffarati, concentrati solo su cose da fare, solo su cose pratiche, o solo su noi stessi, sui nostri desideri e problemi, considerandoli a volte per paura  le uniche cose davvero sempre  urgenti e importanti,  convinti che “tanto l’altro, gli altri, lo sanno quanto ci teniamo a loro, mica dobbiamo esprimerglielo ogni volta, lo sanno e devono capirci”, non devono  distrarci mai, devono accettare quel poco (per noi tanto) che già gli diamo come tempo, attenzione, ascolto, dialogo, aiuto, collaborazione,  e decidere e ridecidere ogni volta scelte diverse, scelte con le quali ritorniamo a dialogare, ascoltare, in cui ritorniamo a fermarci e a riprenderci il gusto di sedersi a chiacchierare, parlare anche di altro che non siano cose pratiche o di routine, ritornare a proporre momenti da trascorrere in modo diverso, con meno fretta, con qualità del tempo e del nostro essere con gli altri e con noi stessi.

Ritornare. Ritornare a riprendere in mano e nel cuore, da protagonisti della nostra vita e dei nostri momenti e giornate, il tempo: riflettevo per esempio quante volte permettiamo, come scelta (anche se a noi sembra di non scegliere e sembra sia una abitudine ineluttabile, un atteggiamento quasi automatico e scontato), che siano i video, i cellulari, internet, la televisione, che siano loro a “farci trascorrere il tempo”, a “intrattenerci” per far passare il tempo, per non pensare troppo, per non guardare e rielaborare in noi e con gli altri un vuoto, una sofferenza, un dispiacere, una insoddisfazione, una paura….

E non ci accorgiamo, quando ci facciamo intrattenere a volte o spesso troppo, tanto, da tutto ciò che è digitale, video e cellulari, pc, televisione, che nel frattempo, mentre lasciamo a video pc e cellulari il compito, anche verso i figli, di togliere noia, vuoti, di intrattenere e distrarre, di “riempire”, in realtà ci lasciamo “rubare” molte cose preziose: ci lasciamo rubare e togliere tante piccole grandi occasioni per costruire tempi insieme in cui ci si conosce meglio e di più, tante piccole grandi occasioni di parlare, ascoltare, di capire e comprendere e farci capire, tante occasioni per poter giocare, per poterci allenare a prendere in mano noia, frustrazione, preoccupazioni, sofferenza e dispiaceri, rabbia e vuoti e….guardarli, affrontarli, non con distruttività, ma con amore, per rielaborarli per usarli per qualcosa di buono, per esempio per scoprire che in realtà possiamo usare creatività, possiamo scegliere di agire e fare cose nuove o con un atteggiamento nuovo che porta frutti sani e belli prima di tutto a noi stessi, e poi anche agli altri.

Da quanto tempo non sappiamo più cosa pensano i nostri cari, i nostri amici, da quanto tempo non proviamo più a riparlare con qualcuno, a provare a costruire piccole grandi occasioni per conoscersi, per capirsi, per aiutarsi?

Ritornare. Ritornare a credere che noi possiamo cambiare qualcosa, in noi e in ciò che facciamo.

Non è tutto ineluttabile e inevitabile: possiamo per esempio ricordarci come sapevamo collaborare, che dolcezza e amorevolezza esprimevamo tempo fa, possiamo ricominciare a fare gesti gentili, a dare attenzione anche a chi siamo convinti non vuole la nostra attenzione, possiamo  dare una attenzione che non si impone, non piega, non lega a sé, non pretende, ma che delicatamente e intensamente esprime all’altro che  se vuole ci siamo, che siamo disponibili a parlarne, ad ascoltarlo, a vederlo, a capirlo.

Ritornare. Ritornare a permettere a noi stessi di far vedere anche agli altri quanto ci teniamo a loro, quanto siamo contenti quando li vediamo, quanto ci fa piacere parlare con loro, raggiungerli, farci raggiungere, e smettere per esempio di “pensare” solo dentro  di noi quanto ci teniamo a  loro,  quanto gli vogliamo bene, quanto li capiamo, quanto siamo felici di vederli e  di interagire con loro,   ritornare e darci il permesso di andare verso gli altri, farci conoscere, con rispetto ma anche con piccole grandi scelte che portano vicinanza e comprensione vera.

Ritornare. Ritornare per esempio ad andare a trovare qualcuno che sta male, che soffre, e provare ad aiutarlo, a dargli nostra vicinanza ed empatia.

Ritornare. Ritornare a credere che è possibile ritrovare serenità, che è possibile affrontare in modo diverso qualcosa che per noi è difficile e dolorosa, ritornare a credere che abbiamo molte più risorse interiori in noi di ciò che molte volte, soprattutto nei momenti difficili e dolorosi, crediamo di avere. Ritornare.

Ritornare a credere nella bellezza e unicità e preziosità insita e presente sempre negli altri, anche in coloro che ci hanno procurato sofferenza, anche in coloro che non ci capiscono, che ci escludono, che non ci apprezzano e non ci cercano, ritornare a credere nella loro preziosità non solo per gli altri, anche quando sembrano fare di tutto per farci vedere solo i loro difetti limiti  e brutture, ma anche per permettere al “boomerang” dell’amore e stima che doniamo incondizionatamente (come Dio fa con noi anche quando diamo il peggio di noi) di nutrire il nostro cuore di calore, amore, pace interiore, perché  amando gli altri,  andando oltre ciò che fanno vedere di loro, e dei loro atteggiamenti e parole,  credendo in una bellezza  reale, vera, che Qualcuno ha messo anche in loro,  riusciamo di più a rivedere anche la nostra personale bellezza, la nostra capacità di gioia e di amare che così anche senza accorgercene mettiamo in atto anche a nostro favore quando decidiamo di amare gli altri e continuare a trattarli da persone con una loro unica  preziosità , una bellezza e capacità di amare che ci riscalda e nutre  il cuore e l’anima.

Ritornare. Ritornare  a chiederci se Dio è davvero inesistente, indifferente a noi e alla nostra vita e situazioni, come a volte crediamo e pensiamo, ritornare a credere che Lui è un Padre, che Lui davvero ci ama, sempre, anche ora, in questo momento in cui forse ci sentiamo soli o non crediamo al Suo Amore per noi.

Ritornare. Ritornare a guardare i nostri sbagli, il male che anche noi a volte facciamo, non come occasioni per odiare noi stessi o smettere di amare, non come occasioni per fare ancora più male, tipo “tanto ormai ho sbagliato tutto, non sono buono, ecc.”, non come occasioni per vivere solo nei sensi di colpa e per tenerci lontani da Dio e dal Suo Amore e Misericordia, tentati di credere che Lui non ci perdonerebbe e non ci capirebbe, e che comunque non meritiamo tanto Amore…. Ma iniziare o ritornare a guardare i nostri sbagli, il male che a volte facciamo come parte della nostra umanità, del misto di bene e male che tutti, ma proprio tutti, ci portiamo nel cuore come “zaino” che cammina con noi, non per distruggerci, ma per essere vissuto e usato per rielaborare, per allenarci a essere umili e  fortemente miti, capaci di amare e lasciarci amare, per ricordare a noi stessi che non siamo Dio, e che anche imperfetti siamo amatissimi da Lui e siamo capaci, anche attraverso i nostri limiti e difficoltà, ed errori, di poter donare amore, di poter  portare “frutto”, perché donare amore e amare non dipende da quanto siamo bravi, non dipende  da quanto contiamo solo su noi stessi e le nostre qualità, ma dipende sempre da quanto accettiamo di essere amorevolmente “strumenti” amati da Lui  per far passare prima di tutto l’Amore di Dio, agli altri, anche attraverso le nostre “ferite”, anche attraverso le nostre imperfezioni, perché se ritorniamo a farle usare a Lui, se le mettiamo ogni volta nelle Sue Mani e nel Suo Cuore, diventano feritoie dove passa anche luce e amore.

Ritornare. Ritornare a un Padre che ci ama, più volte al giorno, ogni giorno, anche quando siamo tentati fortemente di fare tutto da soli, anche quando temiamo che ritornare a Lui significhi perdere libertà, gioia, forza…  ritornare, e accorgerci, come il figliol prodigo, che Lui, ci aspetta sempre, sempre a Braccia Aperte, perché ci ama immensamente. Sempre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide,   ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.” (Luca 15, v 20)

Articoli correlati