Sali sulla collina

 

Sali sulla collina.

Allarga la tua prospettiva, cambia sguardo sulla tua vita.

Si, sali sulla collina del tuo cuore, non per inorgoglirti, non per fuggire dalle persone e dalle situazioni, non per evitare di amare, ma per… ritornare ad amare, ed essere davvero con…

Mi spiego meglio su cosa intendo: a volte o spesso, quando siamo molto dispiaciuti, quando siamo arrabbiatissimi, o scoraggiati, quando abbiamo paura, quando siamo molto contenti, insomma, in ogni emozione che viviamo, a volte permettiamo alla nostra intensa sensibilità e a ciò che avviene negli altri e nella nostra vita di… comandarci. Di comandarci su come reagire, su cosa continuare a pensare su noi stessi, su quella persona, su quella situazione, e spesso le nostre decisioni, le nostre scelte, diventano scelte di cui poi ci pentiamo, scelte dove preferiamo, per difenderci, non vedere davvero, preferiamo  chiuderci e ripiegarci su noi stessi,  preferiamo non capire davvero, ma attaccare, o evitare, escludere.

Forse a volte pensiamo che la nostra sensibilità, il modo in cui reagiamo siano cose sempre più forti di noi, forse crediamo in fondo in fondo che una cosa va fatta se ci sentiamo sereni, altrimenti no, o che una persona, compresi noi stessi, può essere amata, capita, cercata, perdonata, accettata solo se non ci ferisce mai, solo se ci capisce sempre e se non ci ferisce su ciò che per noi è molto importante.

La nostra sensibilità, il modo in cui vediamo, reagiamo, giudichiamo noi stessi, qualcuno, una situazione, un problema, non dipende da un destino  ineluttabile, ma spesso dipende da ciò che scegliamo di pensare, da ciò che scegliamo di credere, dallo sguardo che scegliamo di avere su noi stessi, sull’altro, su una situazione. Spesso non saliamo sulla collina, e non cerchiamo di capire e vedere davvero cosa succede in noi e con gli altri,  ma preferiamo, in mezzo a un problema, a una “tempesta” nel nostro cuore, davanti a una interazione con qualcuno poco costruttiva e poco serena, rimanere invischiati e fusi con i nostri pensieri, le nostre emozioni,  con ciò che secondo noi è fondamentale per stare bene. Preferiamo senza accorgercene continuare a guardare, giudicare noi stessi o qualcuno o una situazione cercando continue conferme e segni che “è proprio così come penso, come intuisco”, e aspettando che sia l’altro, o la situazione, a cambiare, a chiederci scusa, a parlarci e aiutarci, a venire verso di noi, a sapere come comportarsi con noi e a sapere come siamo davvero e cosa ci fa soffrire, e di cosa siamo felici.

E ci sembra pure di averglielo fatto capire fin troppe volte, talmente tante che se l’altro continua in un certo atteggiamento e interazione con noi, è perché è cattivo e non gliene importa niente di noi. E a volte, quando ci ostiniamo a continuare a interagire in un modo distruttivo, scoraggiante, poco bello, in un modo che pretende e si arrabbia se non ottiene, anche noi diamo il messaggio  all’altro che siamo poco sensibili, o poco attenti a lui. E più preferiamo solo immergerci nei nostri pensieri, rimuginamenti, giudizi su noi stessi e sull’altro,  più continuiamo a credere che solo “quel” metodo (o nostro atteggiamento, convinzione, abitudine, scelta) che usiamo sia il migliore, il più efficace per convincere, far cambiare, ricevere, ottenere, e ancora, più continuiamo a usare sempre la stessa interazione che sa di lotta di potere, anche indiretta con musi lunghi, lamentela, punizioni, finta indifferenza, piccole vendette, rabbia per “piegare” l’altro e la vita, più rimaniamo invischiati in un modo di interagire che fa male prima di tutto a noi stessi, più ci perdiamo occasioni e strade nuove per migliorare, cambiare la nostra interazione con noi stessi e con l’altro, cambiare con umiltà ed empatia i nostri convincimenti su noi stessi e sull’altro, e sulla vita, non le cerchiamo neanche, convinti che siamo solo vittime di incomprensione, e che quindi “se vuole ci cerca lui/lei, se ci tiene cambia lui/lei”.

In queste situazioni siamo come persone immerse fin troppo in un luogo, in una interazione di fusione, dove più  non notiamo confini e sfumature, più  così perdiamo l’interezza del panorama, e non vediamo e non intuiamo neanche che ci sono possibilità diverse, modi diversi, speranze diverse per migliorare noi stessi e la situazione con gli altri e con…le situazioni. 

Sali sulla collina, metaforicamente prova, quando ti senti troppo schiacciato dalla tua rabbia, dal tuo dispiacere, quando ti senti troppo schiacciato solo dal tuo desiderio che tutto vada come dici tu, che tutto sia come dici tu, comprese le persone, quando ti senti schiacciato e senza speranza su una interazione con qualcuno e con una situazione, prova a salire sulla collina.

Prova cioè a fare un cambio di prospettiva, un cambio di sguardo, prova ad allargare i tuoi pensieri, il tuo modo di vedere e interpretare ciò che vedi e affronti, prova a dare la possibilità agli altri e a te stesso di essere visti così come sono davvero, al di là delle apparenze.

Sali sulla collina, prova a decidere che la bussola dei tuoi pensieri, delle tue decisioni e azioni non sia unicamente la tua sensibilità non sia unicamente ciò che ti va o non ti va, ciò che è comodo o ciò che sembra solo scomodo e faticoso, lento, non sia solo il tuo desiderio che tutto sia come desideri tu.

Sali sulla collina, allarga lo sguardo, allarga il tuo cuore, i tuoi pensieri: concediti di vedere anche altri aspetti di una stessa persona, di una stessa situazione, altri aspetti anche di te, senza giudizio.

Concediti di accettare che siamo tutti dei panorami unici, non siamo solo quella parte piccola e “insufficiente” che sembra esprimere ed essere solo un aspetto, e che lo considera l’”unica” cosa della persona, o di quella interazione e situazione. E’ facile quando siamo impauriti, preoccupati, scoraggiati, feriti, addolorati, arrabbiati, notare solo alcuni aspetti, e renderli il tutto, di una persona, di noi stessi, di una situazione o della vita, persino di Dio.

Sali sulla collina, rinuncia a giudicare, rendi ciò che intuisci e noti qualcosa per aiutare l’altro ad amare e amare se stesso, non per distruggerlo o ignorarlo.

Sali sulla collina, accetta di essere “solo” una creatura, bellissima e imperfetta, che non può controllare, capire, e risolvere tutto, non ha sempre risposte e sicurezze, ma ha tanta, tantissima bellezza e capacità di amare davvero.

A volte abbiamo paura di vedere, per esempio in una interazione con qualcuno che ci fa soffrire, che non funziona, che non sembra possibile migliorare, che c’è anche una nostra parte di responsabilità, che anche noi in qualcosa sbagliamo, e che anche noi possiamo fare qualcosa o tanto per migliorare, costruire, cambiare il modo di guardarsi e considerarsi reciprocamente.

 

Sali sulla collina, e se non ce la fai da solo, per il cuore troppo appesantito, chiedi aiuto a Colui che è l’Amore e la Gioia, Dio, e che sa cambiare il tuo cuore e il tuo sguardo, sa aiutarti a gustare la gioia e sa aiutarti ad amare. Sali sulla collina con Lui, chiedigLi  e permettiGli di farti scoprire come si può vivere in un modo molto più bello, vero, costruttivo.

 

 

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