Sentirsi  capiti

 

 

Quanto è bello sentirsi capiti, capiti profondamente!

A volte o spesso però sperimentiamo che da alcune persone non riusciamo a farci apprezzare, e che non ci capiscono proprio, anzi ci sentiamo giudicati, non considerati, in una parola, non amati. Come reagiamo quando non ci sentiamo capiti? Ci possono essere varie reazioni-scelte, perché anche se a noi non sembra, in realtà noi scegliamo come reagire, anche quando siamo convinti che le nostre emozioni comandino su di noi inevitabilmente…

Una delle reazioni che a volte potremmo avere è…chiuderci.

E scoraggiarci sulla possibilità presente e futura che quella persona (o quelle persone) possa e soprattutto voglia capirci. E mentre ci chiudiamo e ci scoraggiamo, a volte ci convinciamo che la nostra chiusura non dipende da noi, ma da quella persona che non vuole proprio capirci e mai ci capirà, e a quel punto iniziamo a sentirci solo “vittime” di incomprensione, e partono in noi una serie di frasi stile effetto domino tipo “Non mi capisce. Non vuole proprio capirmi. Non  gli/non le interessa capirmi. Non ci arriva. Non mi vuole  bene. “ e con conseguenti frasi tipo: “ è inutile riprovare a farmi capire, a farmi conoscere, è inutile perdere tempo ed energie a parlare con questa persona, tanto non gliene importa niente, è troppo egoista per capirmi. Devo cercare di difendermi e non comunicare più, se l’è voluta lei”.

E, sicuramente, questo nostro atteggiamento, che a noi sembra solo una naturale conseguenza delle malefatte dell’altro o degli altri, cioè la loro colpa di non fare sforzi per capirci davvero, non aiuta la situazione, né in noi, che così ci mettiamo sempre più nella posizione anche con noi stessi di “vittime” che non hanno responsabilità nel non farsi capire, perché convinti che noi siamo fin troppo chiari, trasparenti, diretti, buoni, né con gli altri, che a quel punto si scoraggiano anche loro se ci vedono sempre più chiusi, se non hanno una grande autostima, convincendosi anche loro a quel punto che noi non vogliamo proprio interagire con loro, farci capire, accettarli.

Come ci sentiremmo però se fosse l’altro a pensare che noi non vogliamo proprio capirlo? Ci sentiremmo giudicati o aiutati da lui  a intuire come capirlo e in cosa non lo capiamo?

Un altro tipo di reazione-scelta che potremmo decidere di avere è arrabbiarci, rimproverare duramente l’altro,  evidenziargli con tono e parole puntigliose ogni minino dettaglio, ogni suo sbaglio e distrazione nei nostri confronti, ogni cosa che non è come vorremmo, ogni suo atteggiamento, nella segreta speranza e convinzione che più lo rimproveriamo duramente più l’altro capirà e avrà voglia di capirci di più (ma chi, dopo essere stato trattato o rimproverato duramente ha come reazione  più voglia di capire e costruire con serenità?).

Oppure, potremmo scegliere di avere un altro atteggiamento, che ci aiuta a farci capire: potremmo decidere di toglierci dalla nostra convinzione che noi siamo solo gli incompresi, e che noi siamo fin troppo chiari,  e potremmo iniziare a vedere dove noi non ci esprimiamo chiaramente, che toni e parole usiamo per comunicare e per farci conoscere, e se davvero esprimiamo all’altro e agli altri ciò che di più vero e profondo abbiamo nel cuore  e pensiamo, oppure se ci limitiamo a dare piccolissimi segnali di cosa pensiamo e abbiamo nel cuore, per timore di esporci e sentirci vulnerabili e attaccabili;  possiamo provare a vedere se ci limitiamo a dire una parola, ad usare un tono, a fare o non fare qualcosa senza accompagnare il tutto da ciò che fa comprendere noi stessi davvero: l’amore, l’amare anche quando comunichiamo qualcosa di noi.

E’ questa secondo me la chiave, il parlare anche di noi stessi e delle nostre esigenze o problemi con amore ed empatia: perché è con il sottofondo dell’amare che il messaggio arriva più chiaro e sincero agli altri, e arriva senza essere deformato da nostri giudizi, difese, da nostre emozioni che coprono ciò che sentiamo e pensiamo davvero: le emozioni sono importantissime, e sono un talento bellissimo per comunicare con più calore, più vita, ma che se non sono incanalate a servizio del nostro amare, diventano pietre e muri, invece di aiutare a capire e farci capire. Ovviamente rimane sempre la possibilità di non essere capiti dagli altri, perché spesso ogni persona interpreta noi e le situazioni attraverso i filtri delle sue paure, desideri, proiezioni, idee, valori, quindi noi possiamo solo scegliere di fare la nostra parte di responsabilità, lasciando liberi con empatia  gli altri di volerci capire oppure no. Ognuno di noi, (anche gli altri, tutti, anche coloro che sembrano solo indifferenti, freddi, chiusi), ha il bisogno e  il desiderio di sentirsi capito. E spesso o a volte noi siamo convinti che il nostro capire gli altri davvero o volerli capire profondamente arrivi a loro come una nostra intenzione chiarissima e forte,

invece può succedere che noi “pensiamo” quanto ci teniamo agli altri, quanto affetto abbiamo per loro, e a volte crediamo che il solo sentire ( e il pensare) affetto per gli altri porti e faccia arrivare  automaticamente questo nostro  messaggio forte e chiaro agli altri, tipo lettura  del pensiero, che vogliamo sia fatta anche nei nostri confronti.

Ma anche se può arrivare in qualche modo anche così il nostro affetto, non basta desiderare di capire, o pensare che capiamo l’altro o gli altri: abbiamo bisogno di scegliere di prenderci la nostra parte di responsabilità non solo nel cercare di essere capiti davvero, ma anche nel nostro cercare di capire davvero l’altro, gli altri, senza dare niente per scontato, sia da parte nostra sia da parte degli altri, perché nessuno di noi può capire e sapere perfettamente cosa davvero l’altro (e noi) ha nel cuore e cosa desidera davvero e pensa; anche noi con noi stessi a volte non sappiamo fino in fondo cosa vogliamo e sentiamo veramente.

Che possiamo fare allora per sentirci capiti e capire di più e meglio gli altri?

Possiamo decidere di prenderci la nostra parte di responsabilità nel farci capire, possiamo decidere di non permettere al nostro scoraggiamento e pensieri tipo “inutile, non mi capisce e non mi capirà” di non comandarci, e possiamo ricominciare ogni volta a cercare strade e modi di mettere amore ed empatia per farci capire, immedesimandoci anche in coloro che non ci capiscono, chiedendo a noi stessi in cosa e come possiamo cambiare qualcosa per farci capire di più, con l’umiltà di sapere che qualcosa possiamo sempre cambiare nel nostro modo di farci conoscere ed esprimerci, e questo lavoro su noi stessi per amore dell’altro fa bene come un boomerang anche a noi stessi.

Possiamo decidere di attivare il nostro pensiero desiderio di capire l’altro e di esprimerglielo di più, in più modi, ricontattando ciò che sta sotto la nostra rabbia, il nostro dolore e le nostre paure o pretese e giudizi. Possiamo decidere di smettere di dare per scontato che noi esprimiamo tutto già forte, chiaro e bene, e che l’altro tanto lo sa già che gli vogliamo bene e lo capiamo, e possiamo invece ogni giorno, ogni momento presente ricominciare a  voler davvero comprendere l’altro, e a chiedergli per esempio se si sente capito da noi, per avere l’umiltà di non decidere noi che sicuramente lui/lei si sente capito e che ha capito cosa intendiamo dirgli, fare, decidere, esprimere, scegliere. E possiamo scegliere la voglia e fiducia di capire l’altro prima di dare  soluzioni: perché a volte o spesso, colpiti dalle emozioni dell’altro, da come sta, da come ci parla o non ci parla, tendiamo a voler dare soluzioni e di darle prima di immedesimarci in lui e ascoltarlo davvero, e tendiamo  a volerci sostituire a lui certi di sapere cosa sente, come si sente e perché. Ma solo l’altro può saperlo davvero.

Chiediamo allo Spirito Santo, che sa davvero farci capire e amare noi stessi e gli altri, di non contare solo sulla nostra voglia o capacità di capire e farci capire, ma chiediamo a Lui di illuminarci, aiutarci, e sostenerci in questo bellissimo lavoro e  cammino del farci capire e capire.

E ora, prova tu, caro lettore, a individuare in cosa e come puoi farti capire di più e meglio, e in cosa e come puoi capire di più e meglio gli altri.

 

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