Il buono

In una favola o più favole  spesso c’è anche un personaggio, che non per forza è il principale, ma che è il … buono.

Quel personaggio cioè che per esempio ha solo sentimenti buoni, solo intenzioni buone, non fa mai niente di cattivo o sbagliato, e distribuisce bontà e dolcezza a tutti, quasi quasi anche ai cattivi…

e nella tua vita, nel tuo cuore, chi è il buono della situazione?

Nel tuo desiderio di avere una vita perfetta, senza dolori o problemi o fatiche, spesso o a volte  potrebbe esserci la tentazione (per sentirti sereno e tranquillo, senza fastidi o sensi di colpa),di dare a te stesso una etichetta:

l’etichetta del “buono”, di quello che ha sempre intenzioni buone, di quello non fa mai troppo male apposta; certo che hai anche tantissima bontà dentro te, soprattutto bontà di fondo,

ma la questione è un’altra: se per sentirti sereno e tranquillo credi che il modo sia ritenerti solo buono e quindi perfetto, senza accorgerti costruisci intorno a te e dentro il tuo cuore una” favola”artefatta dove rifugiarti e dalla quale guardare gli altri e le situazioni in modo poco realistico, e poco amorevole, e pian piano costruisci così  una specie di “prigione”, nella quale per sentirti sempre all’altezza di quella bontà ideale devi reprimere ogni tuo sentimento o pensiero che non sia “buono”, ed entrare in una specie di ruolo che non può calzarti perfettamente perché nessuno di noi è perfetto o  buono, solo Dio non sbaglia mai ed è sempre buono.

“Io non ho mai fatto grande male a qualcuno, in fondo cerco sempre di capire gli altri, anzi di fare il bene di tutti, anche al posto loro, anzi quasi mi annullo per gli altri che non mi capiscono”forse pensi a volte… e poi, credendoti solo il personaggio “buono”, rischi di perdere obiettività e di considerare alcune  persone e le situazioni come occasioni di sofferenza (perché non le vedi buone come te) aggiuntiva a sofferenze che già hai nella tua vita, e rischi anche di iniziare a ad autoingannarti, a dirti alcune bugie senza accorgertene, per timore di sentire troppa sofferenza nel vedere che anche tu hai la tua responsabilità nello sbagliare in qualcosa: ma così ti allontani dalla verità di te stesso, che è molto più bella della favola artefatta che ti racconti su te stesso: inizi forse a volte a  credere che, per esempio ciò che fai o non fai tu ha un peso e un impatto diverso da ciò che fanno o non fanno gli altri a te: e cioè:  se sei tu che urli con tensione e nervosismo a qualcuno, ti dai la motivazione che è perché sei esasperato e “non riesci” a fare diversamente; ma se vedi qualcuno, anche a te caro, urlarti, spesso pensi che lo fa perché vuole trattarti male. Se tu rimproveri qualcuno e gli fai notare quanto poco fa, o che male fa, o i suoi sbagli e difetti, e per farlo usi un tono critico e poco amorevole, ti convinci a volte che lo esprimi così perché sei arrabbiato e perché ti senti in dovere di “scuotere ” la persona che altrimenti secondo te non capirebbe e non farebbe quel che dici tu; ma se qualcuno ti rimprovera aspramente e ti critica, e usa parole e tono duro, secondo te è perché ti vuol fare del male e ha brutte intenzioni.

O forse a volte sei tentato, se  vuoi convincere una persona che deve cambiare e che deve fare o non fare qualcosa, di importi  oppure di agire in maniera indiretta dicendo a te stesso che “è l’unico modo per farglielo capire, per convincerla, altrimenti se glielo dico chiaramente si arrabbia, non vuole capire, reagisce male”…

però se è l’altro a usare modi indiretti con te, o a imporsi su qualcosa che vuoi o non vuoi fare, o a non dirti chiaramente in faccia cosa pensa, comprensibilmente ti senti non amato, poco considerato, e trattato con poca stima, con ipocrisia, e ci soffri.

E così rischi di entrare in una dinamica per cui ogni cosa che fai o non fai tu è perché hai buone intenzioni e stai soffrendo, e quindi sei giustificato,  mentre gli altri fanno o non fanno qualcosa verso di te perché hanno cattive intenzioni o non ti capiscono, e non cogli più che anche loro possono avere problemi o sofferenze o che possono anche dire qualcosa di giusto, pur sbagliando il tono o il modo. Ma così ti diventa difficile capire gli altri, capire  te stesso, e illudendoti di costruire situazioni “buone”, senza fastidi e problemi, in realtà ti concentri su obiettivi (far capire qualcosa a qualcuno, convincere qualcuno su qualcosa, cercare di essere amato e capito, ecc.)anche buoni, ma per realizzarli però tendi così a usare modi, “strade”, scelte che in realtà non ti portano ciò che davvero volevi, ma spesso ti portano il contrario.

Esci dalla favola artefatta, e scegli di vivere la vera favola che è in te, quella favola che si costruisce con realismo, con amore, e che trova normale dover anche vivere e affrontare anche fastidi, problemi, situazioni che non ti piacciono, parti di te che non ti piacciono ma che ci sono e con le quali devi imparare a convivere,e  accettarle e usarle con amore, altrimenti loro usano te rendendoti schiavo del giudizio degli altri, del “pare brutto”, e poco libero di esprimerti davvero per come sei, certo, intendo esprimerti  con amore e delicatezza e rispetto degli altri, ma contemporaneamente anche con i tuoi limiti, difetti e sbagli.

Ma come si può fare a uscire dal ruolo del “buono” e tirare fuori te stesso così come sei, accettando i tuoi limiti e quelli degli altri?

Si  può fare con l’Unico che ti accetta sempre, sempre per quello che sei, qualunque cosa fai o non fai, in qualunque punto e situazione ti trovi nella tua vita: Dio. Dio ti ama immensamente, ha misericordia di te sempre, ti vuole aiutare e conosce te profondamente, meglio addirittura di te stesso, e non si scandalizza se sbagli, se hai sentimenti anche di rabbia forte, di paura, di poca trasparenza, e di ogni altro sentimento o reazione. Dio condanna il tuo peccato, ma non condanna te.

Un modo secondo me per uscire dal ruolo che a volte ti metti addosso da solo è …. accettare ( e attraversare con amore) la sofferenza e fatica che puoi sentire nel momento in cui prendi consapevolezza che … anche tu a volte fai male, anche tu a volte ferisci molto gli altri pur non volendolo, anche tu a volte cerchi di ottenere qualcosa o di cambiare qualcuno con modi che non sono amore, ma imposizione o poca sincerità: allora forse  per questo devi stare male e sentirti una persona orribile e incapace di fare il bene? Secondo la logica del “tutto o niente”, se scegli questa logica di vita, appena vedi tuoi difetti o sbagli anche grandi, appena vedi che hai fatto del male a qualcuno e quel qualcuno ci soffre tanto, rischi di concentrarti su pesanti sensi di colpa per cui ti chiudi, oppure ti scoraggi tanto o inizi a considerarti di poco valore e incapace di cambiare in meglio. Se invece  decidi di credere in Dio e nel Suo Amore per te  e per ognuno, se decidi di fidarti di Lui e della Sua Misericordia per te e per ognuno, e se decidi di credere in quello che dice e seguirlo, amando, amando anche quando stai soffrendo, credendo che comunque l’unica decisione e risposta e metodo validi per costruire in te e con gli altri è l’amare gratuitamente, amare tenacemente, allora puoi accettare con serenità e pace che il tuo ruolo non è essere il buono, ma essere te stesso, e puoi accettare che sei amato immensamente, incondizionatamente da Dio, e che Lui sempre ti dà le risorse e la forza per ricominciare, chiedere scusa, perdonare, cambiare atteggiamento anche verso la sofferenza e i sensi di colpa, e puoi costruire “strade” nuove che vanno davvero verso gli altri, per cui puoi davvero iniziare a conoscere e comprendere gli altri, anche quelli che ti fanno del male e che non ti capiscono; e puoi trovare la libertà di agire in modo diverso, perché non sei “schiavo” della tua idea di “buono”, ma puoi uscire da una favola artefatta che ti allontana da te stesso e dagli altri, e tirare fuori la bellezza che è in te, e che c’è sempre, e costruire la vera vita … da favola! Coraggio, sei amato per come sei, e sei aiutato da Dio a cambiare ciò che devi e puoi cambiare, e ad accettare ciò che non puoi cambiare. Ce la puoi fare!

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