Rispolvera la parte “favolosa” che è in te!

 

 

A volte forse ti sembra che la tua sensibilità, il tuo saper contemplare, stupirti, il tuo gustare anche piccole cose debba essere qualcosa di troppo poco concreto, di poco utile, qualcosa da nascondere per non essere preso in giro, giudicato, tacciato di ingenuo e poco realista e concreto, o qualcosa da poterti permettere di vivere, usare condividere e donare solo quando va tutto bene e sicuramente non in problemi, dolori, “tempeste”.

Di cosa parlo in particolare?

Di quel tipo di sensibilità e capacità di contemplazione e amore  che hai e che ti permette di vedere un po’ di  bello e qualcosa di buono da poter fare  anche dove sembra solo fatica, quel tipo di sensibilità che ti permette di avere un atteggiamento di entusiasmo e stupore anche davanti a un’alba e un tramonto, quel tuo saper guardare gli altri e le cose con un cuore che sa incantarsi ancora, che sa contemplare.

Quante volte forse sei tentato o sei stato tentato di considerare questa tua capacità brutta o non concreta perché sei stato considerato da qualcuno poco concreto?

E forse in un momento della tua vita hai deciso di non usare quasi più queste tue caratteristiche, dicendoti convinto che la vita è solo fatica, che  la vita è una serie di incombenze e di problemi da risolvere,  che la vita è solo lotta e incertezza… scegliendo però di vedere soprattutto solo i lati faticosi della vita, scegliendo però di nascondere la tua sensibilità e considerarla forse un intralcio che ti rende poco concreto, hai iniziato a fare una serie di cose in modo quasi automatico, hai iniziato ad appesantire il tuo cuore e i tuoi pensieri convinto che si debba fare cosi altrimenti non si ha concretezza e non si è efficaci  e utili.

E forse davanti a tante ferite e delusioni, hai preferito indurire il tuo cuore e il tuo modo di guardare te stesso, gli altri e le situazioni, perché hai deciso che non volevi mai più soffrire, e hai preferito dividere il mondo e le persone in buoni e cattivi, e hai forse preferito  far credere a te stesso e agli altri che la sensibilità, la capacità di entusiasmarti, la tua tenerezza, il tuo perdonare e amare l’altro anche quando non fa come dici tu, il tuo contemplare, siano cose da non usare, siano cose “pericolose” perché gli altri potrebbero ferirti troppo, deluderti ancora, non capirti, escluderti.

Forse hai cercato di iniziare a vivere le cose con una “fretta” del cuore: a volte forse sei tentato di preferire di fare scelte e azioni, di dire cose e pensare cose che impediscano il tempo interiore della pazienza, della contemplazione, forse hai iniziato a parlare e guardare gli altri con l’urgenza di etichettarli buoni o cattivi, e hai preferito per comodità e bisogno di sicurezza iniziare a non voler vedere il bello che hanno anche le persone che ti fanno dispiacere: ti è sembrato forse  più vero e sicuro considerarle strane, cattive, incapaci, indifferenti; hai preferito forse sbrigarti, per timore di soffrire,  a ottenere che ti capiscano, che ti diano ciò che desideri, che si sbrighino a capirti, a cambiare, ad ascoltarti, a fare ciò che tu gli hai detto tante volte.

Succede soprattutto quando, per forti sofferenze e delusioni e scoraggiamenti, inizi a credere alla bugia che… la vita è in fondo delusione, che gli altri in fondo non ti vogliono bene, che bisogna difendersi e farsi vedere sempre forti, sempre concentrati sulle cose concrete, non importa se mettendoci durezza, giudizio, non importa  se preferisci a quel punto vivere tutto tenendoti ai “margini”: ai margini delle situazioni, ai margini dell’interazione con gli altri (scegliendo una interazione che sia il minimo indispensabile, comunicazioni di servizio, cose da fare e da chiedere, parole sempre uguali, discorsi che restano in superficie per timore di conoscere e farti conoscere), ai margini anche del tuo cuore, per cui cerchi di fare ciò che va fatto, ma senza “entrare” davvero con il tuo cuore e il tuo amare in ciò che fai, ma “fuggendo” in pensieri, distrazioni, desideri, rabbia, paure. Forse a volte sei convinto che ciò che hai di talenti, sensibilità pensieri, risorse, sia qualcosa da relegare al mondo delle favole, forse ti sei convinto che il sorridere, il parlare e agire con tenerezza e delicatezza, il tuo esprimere gioia, entusiasmo, calore, la tua capacità di empatia e ascolto siano cose da riservare solo a occasioni a quel punto davvero favolesche: e passi il tempo di fondo a non usare i tuoi talenti, in modo anche concreto, passi il tempo a sorvolare sulla tua vita, ad “attraversare” le situazioni e le interazioni con gli altri sempre di fretta, sempre pensando ad altro, sempre con desiderio  di non approfondire troppo, tutto per non soffrire più.

Ma paradossalmente più decidi di  agire, pensare, scegliere guardare parlare in modo secondo te solo “concreto”, (in questo caso nel senso di  asettico, distratto, duro e giudicante),  più si insinua in te un dolore di fondo, una scontentezza che sembra meno dura e forte del dolore che senti quando sei ferito da qualcuno,  del dolore acuto che hai sentito e senti quando hai provato a donare te stesso e sei stato rifiutato o non capito, un dolore apparentemente meno forte e duro, ma molto più grande e distruttivo, perché è un dolore per il quale preferisci rinunciare ad amare con tutto te stesso, a far vivere anche aspetti di te che sono bellissimi, e rischi di aspettare l’occasione giusta, il momento “speciale” per amare, per sorridere gratuitamente di cuore, per capire, per perdonare, per scegliere in modo costruttivo, per cambiare, per fare qualcosa di bello per gli altri e per mettere più bellezza e amore nella tua vita e con gli altri, perché temi quasi di “sprecare” energie, sensibilità, tempo, perché pensi che la bellezza sia in ciò che ti si presenta come perfetto: momento perfetto, situazione perfetta e tranquilla, persone meritevoli della tua attenzione, vita che va per il verso giusto.

Così rischi di incasellare rigidamente ogni situazione ed emozione , ogni persona e problema o gioia e di mettere il tuo cuore in una “favola” artefatta, dove credi sia necessario  che ci sia qualcosa di già bello, già risolto, già perfetto o funzionante per impegnarti, per dare ciò che puoi dare, per aiutare e lasciarti aiutare, per sorridere e perdonare, per proporre “ponti” da attraversare insieme agli altri con gioia e vicinanza. E cosi rischi anche di iniziare a considerare gli altri banali, vuoti, poco interessanti, rischi di non trovare interessante tanto della vita.

Cosa fare? Come puoi attingere a quei doni e talenti che ti sono stati donati da Qualcuno, Dio, che ti ama immensamente e che ti guarda sempre come il suo figliolo prezioso?

Puoi accettare se vuoi di ricominciare a usare e donare la bellezza che è in te, quei lati incantati e capaci di contemplare la bellezza negli altri, nella vita, la capacità di amare, perché l’amare ti cambia se vuoi il modo di guardare te stesso, gli altri, e perfino le situazioni, l’amare davvero ti incoraggia a sorridere, a permetterti di costruire bellezza, perdono, comprensione, sincerità, dialogo, empatia anche quando gli altri non lo fanno per primi, perché inizi a intuire che il tuo poter donare bellezza e amore non dipende da ciò che gli altri ti danno, ma dall’accettare che la bellezza che è in te puoi comunque donarla con rispetto, delicatezza, empatia agli altri,

puoi metterla nel tuo agire, nel tuo fare le stesse cose ogni giorno, ma con uno sguardo e attenzione diversi, con un senso diversi, e allora puoi scoprire e sperimentare che ogni gesto può avere un eco eterno, costruisce misteriosamente anche in altri luoghi e cuori se agisci con amore, con un pregare anche con la tua vita e le tue azioni per gli altri…

non è magia, non è rinunciare alla vita o illudersi, non è togliere concretezza, perché per amare veramente devi imparare a farlo molto concretamente,

ma è…

ricontattare quelle parti di te che sanno e possono guardare in un modo diverso, che sanno e possono credere che si può amare, si può vivere la gioia, e donarla e condividerla con gli altri.

Abbiamo un grandissimo Alleato in tutto questo: Dio.

Forse a volte hai pensato temuto e creduto che Dio voglia solo farti soffrire, o voglia toglierti tutto, o che voglia che tu stia solo a soffrire, e a non costruire gioia e bellezza…in realtà Dio è l’Inventore della Gioia, dell’Amore, della Bellezza, della Vita, e desidera la tua felicità, la desidera talmente tanto che sa donarti pace e una gioia di fondo anche in mezzo a prove e dolori grandissimi.

Non sono favole, è la realtà, una realtà vera.

Io ho avuto la Grazia di avere due genitori che sempre, nella loro vita, hanno avuto la voglia e il coraggio, la fiducia di usare e donare questi loro aspetti di stupore, entusiasmo, amore, contemplazione, e ho potuto vedere come questo amare con la sensibilità “favolosa”, che sa vedere anche  il bello e il buono, sa vedere e donare e costruire lo “speciale” anche in gesti apparentemente piccoli e banali, è in realtà un dono grandissimo, un talento che aiuta a vivere la vita in modo in realtà più concreto, più vero, più bello, e addirittura tutto questo ha permesso a loro di vivere prove tremende, dolori tremendi, e anche il momento della morte, con un atteggiamento non solo profondamente addolorato, ma con una fede, un amore, una pace “strana” ma vera e solida  che ha aiutato anche me a vivere quel momento come “passaggio”senza disperarmi nonostante il mio dolore immenso: ho potuto, grazie anche al loro modo di vivere anche i loro ultimi momenti, sperimentare che è vero, è verissimo, l’amore sopravvive alla morte, l’amore può far vivere con un modo e un atteggiamento diverso qualsiasi cosa.

Non rinunciare alla tua sensibilità e alla tua possibilità di guardare e agire in modo diverso, con un senso diverso, non rinunciare ai tuoi “colori”, che sono doni e talenti da condividere e donare anche agli altri. La tua vita ha un senso profondo, molto più bello di una favola, molto più vero di ciò che a volte ti sembra cosi limitato. La tua vita è un dono prezioso, per te stesso e per gli altri.

Rispolvera la parte “favolosa” che è in te!

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