Cosa ti perdi

Cosa ti perdi? Cosa ti stai perdendo?

Forse è capitato anche a te di sentirti dire da qualcuno che sta facendo una bella esperienza e tu no, la frase “Costa ti perdi! Cosa ti sei perso! Cosa ti stai perdendo!”.

In realtà io  penso e noto che ogni scelta, anche quella apparentemente piccola banale o insignificante, ha in sé la possibilità di essere occasione per te di perdita di qualcosa e anche  di acquisizione di un dono di qualcos’altro: come dono intendo una nuova possibilità e abitudine migliore, o una scoperta di qualche aspetto bello di te o degli altri che non conoscevi o non notavi, ecc.

Forse a volte prima di decidere qualcosa hai rimandato molto, o hai proprio evitato di scegliere, forse per non sentire e vedere in te quella iniziale sgradevole sensazione di smarrimento dato dalla novità che porterebbe una tua scelta, o di convinzione di perdere e basta.

Penso sia sicuramente importante ponderare e discernere molto bene ogni scelta, ma a volte, a me capita di riflettere troppo e di non fare scelte che sarebbero utili; oppure di autoingannarmi e concentrarmi solo su ciò che perderei convinta di non apportare anche un cambiamento positivo.

Capita anche a te?

Se la scelta che vorrei fare è una scelta buona, secondo i criteri dell’Amore di Qualcuno che se ne intende più di noi, su cosa è amare davvero, allora devo smetterla di temere e rimandare o di concentrarmi solo sulla conseguenza di ciò che perderei se facessi quella scelta.

Ogni scelta ha almeno due conseguenze: la perdita di qualcosa e l’acquisizione di qualcos’altro, che potrebbe essere anche semplicemente scoprire in sé risorse che si temeva di non avere.

Le nostre scelte, anche quelle apparentemente più piccole, producono conseguenze, che non sempre si notano subito, immediatamente, ma che se portate avanti anche quando non sono un bene, costruiscono o distruggono (anche se non irreparabilmente) una situazione dentro o fuori di noi.

Un esempio che secondo me succede sempre più frequentemente a molti di noi è la scelta che è da decidere e ridecidere  ogni volta, su quanto e come usare le nuove tecnologie, da notifiche su cellulare, pc, ecc a programmi televisivi, videogiochi, ecc. Sicuramente le nuove tecnologie aiutano e sono una bella invenzione. Le apprezzo tantissimo anche io visto che per esempio sto scrivendo su questo blog.

Ti  è mai capitato però di iniziare e abituarti a pensare la tua vita quotidiana in termini di “non posso e non voglio perdermi questo programma, questa notifica in questo momento, questo tempo dove ho deciso di tenere i miei occhi e la mia testa fissi su congegni elettronici…”?

Se non vigiliamo su noi stessi  e sul nostro cuore, e se non scegliamo il coraggio di scegliere anche cose diverse da ciò a cui ci siamo abituati, rischiamo di “costruire” (in realtà pian piano distruggere)circoli viziosi di cui sul momento neanche ci accorgiamo.

Per esempio in famiglia o tra amici e conoscenti, a volte forse se non si sta attenti può capitare di avere la tentazione di credere più importante, più gratificante e urgente concentrarsi su quel programma tv, su quella notifica del cellulare, su quel video, o su quella lettura o telefonata, e di arrivare a credere che “non ci si può perdere assolutamente”  queste cose e distrazioni “solo” perché un figlio piange, vorrebbe giocare, o il coniuge o persone care vorrebbero attenzione, ascolto, essere guardati  in quel momento (e non solo dopo) negli occhi e nel cuore.

 In molte situazioni, il nostro concetto di cosa ci perdiamo diventa un autoinganno: sembrerebbe più facile e comodo  a volte convincerci che “cosa ci perdiamo, cosa  mi perdo e quanto mi perdo” se non vediamo in quel momento quel video, quella notifica, se non vediamo quel video, quella notifica che in realtà non essendo urgente potrebbe essere rimandata, oppure anche “cosa e quanto ci perdiamo” se non rimuginiamo in quel momento, stando a casa o in ufficio o con altre persone con il corpo, ma in altre situazioni e luoghi con il nostro cuore e i nostri pensieri. E spesso non ce ne accorgiamo. Scelte che non costruiscono vanno verso la direzione di non costruire ma peggiorare una situazione. E a volte ci convinciamo che il vero “perdere” e “perderci qualcosa di bello e  necessario” sia il perdere tutte quelle distrazioni e “fughe”che in realtà “costruiscono” tanta amarezza e frustrazione, e ingombrano il nostro cuore.

Cosa ti perdi se rinunci a quella parola amara e distruttiva, a quel giudizio che ti sembra a volte necessario pronunciare su qualcuno, cosa ti perdi se rinunci e “perdi” la rabbia per quella persona e la tua decisione di non vederla o di non salutarla o non andare per primo a costruire nuovi ponti con lei, gratuitamente?

Ti “perdi” situazioni che peggiorano, lontananze che aumentano, muri che peggiorano, ti “perdi” il rancore che ti imprigiona e che ti toglie serenità anche in situazioni che non c’entrano con quella situazione difficile.

 Ti “perdi” l’orgoglio che vorrebbe farti credere che solo tu hai ragione e che il tuo parlare con quella persona dipenda da lei e non anche da te. Queste sono alcune delle  “perdite” che secondo me vale la pena di accettare. Per vivere più amore, più bellezza e pace.

Cosa consideri davvero perdita da evitare?

 Vale la pena allenarsi a scegliere rinunciando agli autoinganni che ci facciamo. Se ci convinciamo che le “fughe” da noi stessi e dalle situazioni, siano ciò che ci rilasserà, ci farà fare meno fatica, ci darà più pace, rischiamo a volte di iniziare a considerare i nostri cari, gli altri, le cose da fare insieme, il nostro impegno per collaborare, aiutare, come “scoccianti intervalli pubblicitari” a ciò a cui dedichiamo il nostro tempo e cuore, convinti che quelle cose e fughe ci daranno la felicità e non ci faranno sentire la vuota sensazione del “perdere”.

Cosa ti perdi? Cosa mi perdo?

Ci accorgiamo di quando con alcune nostre scelte ci sembra di guadagnare chissà quale oasi felici o realizzazione e in realtà quasi senza accorgercene abituiamo noi stessi e gli altri per esempio a non parlare insieme, a non fare sforzi per capirci?

A volte si rischia di non saper di cosa parlare insieme perché si sceglie considerando perdita ciò che invece sarebbe tempo da usare, a volte anche con fatica, per provare e riprovare a costruire un vero dialogo, a parlare e comprendersi, e considerando l’evitare gli altri, o il guardarli e ascoltarli davvero, come “guadagno” che ci darà più pace e tempo.

Proviamo a cambiare il nostro modo di considerare perdita e guadagno alcune scelte.

Una delle decisioni  che a me aiutano  quando cado in queste tentazioni di confondere la vera perdita e la vera acquisizione e costruzione di qualcosa di buono, è per esempio  chiedermi cosa può costruire o distruggere quella mia scelta che sto per fare,  e anche cosa invece può costruire davvero  la mia decisione di accettare  lo “stare” in una situazione anche dove si richiede fatica o scomodità, ma che può portare a lungo termine un bene che fa bene non solo a me ma a tutti.

C’è Qualcuno che di perdita e “guadagno” se ne intende davvero bene, che non ci inganna mai, perché ci ama veramente anche più di quanto noi amiamo noi stessi, e che quando ci chiede di amare “perdendo” qualcosa di noi sa che è per “guadagnare” qualcosa di noi che ancora non conosciamo ma molto più bella e rasserenante a lungo termine.

Lui sa vedere oltre il momento contingente. E seguendo Lui ogni scelta, anche quella dove umanamente si perde tanto, in realtà sa produrre e portare molto frutto …. Quel Qualcuno è Dio.

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