Lettera alla mia rabbia

Cara rabbia,

non te l’aspettavi una mia lettera, vero? Perché a volte  ti maltratto un bel po’, lo so lo so:  a volte ti uso come uno scudo, come un mantello da cui essere un po’ nascosta, e a volte come una seconda pelle per secondo me proteggermi dalle possibili “ferite” degli altri, e dall’eventualità di farmi vedere dagli altri ( e da me stessa) debole e sofferente.

E per sentirmi forte ed efficace.

Cara rabbia, capisco che non ti piace farti riconoscere da me chiaramente, per avere più potere, ma potresti per favore non giocare sempre a nascondino con me, ma avere invece la sincerità di farti vedere chiaramente? Mi sarebbe utile, perché come sai a volte mi convinco di essere solo molto triste o incapace di affrontare qualcosa, o di cambiare, e invece sto solo, in fondo in fondo, “combattendo” con l’arma dello scoraggiamento o del “tanto è inutile”, o del “prima qualcosa deve cambiare e poi sarò serena e toglierò la rabbia”, sto usando te, ma senza riconoscerti, e a volte “distruggo” senza affrontare davvero, senza cioè affrontare con amore,  e mi convinco pure, in quei momenti, che io non sto facendo niente, che non sto “combattendo”, ma che sto solo ferma a soffrire. Anche se in realtà in quei momenti a volte mi chiudo, faccio un muso lungo, o non mi metto a dialogare o a dire all’altro cosa penso e come mi sento, e questi silenzi e chiusure in realtà sono, se ci rifletto un po’, “provocazioni” in cui protesto, in cui vorrei che l’altro o gli altri lo capissero senza la mia umiltà, senza la mia  fatica di riprovare a farmi conoscere e costruire, e risolvessero tutto solo loro, senza la mia responsabilità e collaborazione. Cara rabbia, devo dirti che a volte mi convinco pure che tu sei una cosa in certi momenti  inevitabile, che sei come un pulsante che qualcuno, non si sa bene chi, ha il potere di usare e farti emergere da me in modo forte o fortissimo, ma ammetto che quando ti credo simile a un pulsante che la vita o gli altri possono usare per farti emergere, rinuncio(o meglio rifiuto) in quei momenti a usare la mia responsabilità, la mia capacità e possibilità  di amare,  e getto addosso agli altri, alla vita e a volte persino a Dio, la colpa e il potere di farmi arrabbiare. E invece, tu sei lì, dentro me, che convivi in me, più tranquilla e saggia di quello che io penso, sei lì in me parte del “misto” di bene e male in me che a volte non voglio accettare, presa dal mio desiderio di essere perfetta e senza macchia e senza paura, perfetta nei sentimenti e nei pensieri, e spesso dormi, e che a volte, quando riconosci un “allarme”, emergi con forza. Sai di quali “allarmi” parlo: l’allarme di qualche dispiacere che gli altri mi procurano, e che ha forte impatto su di me perché attecchisce e si aggancia su miei dispiaceri e ferite passate, e per le quali a volte reagisco male, e mi convinco che devo usarti come arma da buttare addosso a chi mi fa dispiacere (e che senza saperlo, nonostante io a volte sia convinta che lo sa bene e che ha cattive intenzioni,  colpisce qualcosa con cui non ho fatto pace dentro me), la delusione di quando non sono capita o considerata, e che maschero con te, esprimendo solo te, perché in quei casi ho paura a ricontattare quel mio bisogno di idealizzare, di idealizzare me e gli altri, e le situazioni, quel mio bisogno di avere tutto perfetto, chiaro, buono, e quando sento il dolore di scoprire che niente è perfetto, e che in ogni situazione e persona ci sono misti di bene e male, di sbagli e atti di amore, preferisco spesso usarti per attaccare, per sentirmi forte prima di tutto con me stessa, per sentirmi “vincente”, per non far vedere che mi sento dispiaciuta o in difficoltà,

per non dover affrontare l’umiltà e la fatica di accettare che siamo tutti imperfetti, misti, e che tutti a volte possiamo sbagliare e ferire. E che anche imperfetti e  misti possiamo reagire comunque scegliendo di amare, costruire, far capire, capire, aiutare,  perdonare.

Ma, cara rabbia, mi sa che mi devo scusare con te, perché ti uso a sproposito, ti uso spesso per coprire, per nascondere il mio vero sentimento di quel momento, la mia “ferita” che è stata agganciata(o meglio, si è agganciata) in buona fede da qualcuno: tu cara rabbia, se usata in modo costruttivo non sei cattiva, sei uno strumento che posso esprimere in realtà senza attaccare o voler fare del male, ma spesso ti uso male, spesso ti uso solo per vendicarmi o fare del male, convinta che invece ti sto usando per avere più forza per convincere, per far cambiare, per far capire, e ti “butto” addosso agli altri, subito dopo aver buttato addosso a me e agli altri pensieri di giudizio, scoraggiamento. Mia cara rabbia, mi sa che dovresti tu essere…arrabbiata con me! Ma tu sei brava a non identificarti con il dolore, tu sai la differenza, e mi guardi forse con tenerezza quando invece io faccio di tutto a volte per renderti la mia maschera per coprire e non riconoscere il mio dolore, un dolore da accogliere e con cui fare pace. Cara rabbia, troppe volte ti uso al posto di credere a Dio, molte volte credo più a te e al tuo finto potere ed efficacia, invece che al “potere” della fede e dell’amore vero, dell’empatia, dell’amore gratuito. E molte volte ti uso anche per non affidarmi a Dio, ti uso per avere motivi e giustificazioni per non fidarmi di Lui, del mio Papà Celeste, quando devo vivere e affrontare situazioni o problemi che mi addolorano.

Cara rabbia, che ne dici se provo a prenderti in braccio, come una bambina, e a donarti, (insieme a tutto il mio cuore e al mio misto), a Dio, a Colui, l’Unico, che sa amarmi, e che mi ama, mi vuole con sé, mi perdona e mi sorride con immenso amore anche quando gli faccio il muso, anche quando lo incolpo, anche quando Lo evito o preferisco rifiutarlo o non avvicinarmi a Lui….

Ma Lui, Lui va sempre oltre, Lui mi vede e mi conosce veramente, Lui non si spaventa e non si chiude se io tento di sentirmi forte usando te, cara rabbia. Voglio imparare, cara rabbia, a viverti in un modo diverso, allenandomi a fidarmi e rifidarmi di Dio, e della possibilità che ho di amare, anche quando sento te che sembri più forte di me, ma tu sei solo uno strumento, e io posso, con la libertà interiore che mi dona Dio, ricominciare ad amare, e ricominciare a fidarmi di Lui, e ricominciare, affidandomi davvero a Dio, in ogni momento presente…facendo pace anche con te, cara rabbia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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