Lettera alla mia sensibilità

 

 

Cara sensibilità,

che sei da sempre e sempre così connaturata e presente in me, e che mi permetti di gustare tantissima vita, ogni aspetto di ciò che vivo, in ogni sua forma, avrei, se fosse possibile da parte tua, una richiesta da farti: potresti per favore non intralciarmi, o almeno intralciarmi un pochino meno?

Mi spiego meglio:

io ti apprezzo tanto, e so che sei in realtà una compagna di “squadra” con me formidabile, una alleata che sa farmi cogliere e vedere i “colori” della vita, del cuore mio e degli altri, del Creato, una alleata  che sa ridare al mio cuore l’essenza profonda delle cose, delle situazioni, degli altri e di me stessa, ma a volte, e alcune volte, o spesso, ho notato che vorresti tutta l’attenzione per te, vorresti essere considerata importante nel mio cuore solo tu, vorresti che io usassi solo ed esclusivamente te come criterio per interagire con l’altro, per poter parlare con l’altro, per poter ascoltare e comprendere l’altro, per poter decidere qualcosa, per poter fare o non fare qualcosa, e ovviamente tu in quei momenti mi inviti, a volte pressandomi un po’, devo dirtelo, a fuggire ogni occasione dove c’è da faticare, dove per impegnarmi, costruire, amare, devo anche “attraversare” fatiche, prove, problemi, paure, imprevisti e dolori, dove devo, per amare davvero, smettere di vendicarmi, di farmi vedere solo apparentemente forte e brava, ma dove invece devo  e posso accettare l’umiltà di amare cosi come sono, e spesso per darti retta fino in fondo, quando ti metto al primo posto, noto che inizio a darmi come criterio il “me la sento “ o “non me la sento”, “mi fanno dispiacere oppure mi accettano”, e inizio a calcolare, da prima di fare qualcosa o interagire con qualcuno, quanto rischio di soffrire, quanta fatica devo fare, se avrò subito gioia, comprensione, apprezzamento dagli altri oppure no, e in quei momenti inizio a evitare a volte ogni situazione dove penso che non avrò segni evidenti dell’affetto degli altri, e tutte quelle situazioni dove c’è da impegnarsi, collaborare, su cose molto concrete, e dove non vengo cercata per avere attenzione verso di me, per far vedere quanto sono importante e speciale, e anzi rischio a volte di scegliere la tentazione di non donare quando mi viene chiesto di essere apparentemente “anonima”, (anonima come ruolo, secondo il mio considerarmi in quel momento, se uso solo te come criterio) parte di un gruppo di persone, parte di qualcosa dove la protagonista principale non sono io, dove altre persone già sanno fare qualcosa, molto simile e meglio di come la so fare io, sono amate, viste, brave…più di me….

e così cara sensibilità, mi perdo (per dare retta a te che mi chiedi di metterti al primo posto nel mio cuore e nelle mie decisioni e criteri) tanta comunione  con gli altri, tanta gioia profonda dell’amare con umiltà e unicità e di scoprire, mentre amo, che è già l’amare che mi aiuta a riscoprire me stessa e i miei talenti, la mia bellezza e le mie capacità, che quando rimugino e penso solo a me stessa  non vedo.

Mia cara sensibilità, tante volte mi hai aiutato e mi aiuti a intuire meglio come stanno gli altri, come interagire con l’altro, e a percepire i “climi” emotivi se sono in un gruppo o con una persona, in modo veloce e intenso, senza tanti calcoli e riflessioni, ma… vorrei imparare a collaborare con te in un altro modo: vorrei smetterla di considerare a volte, ciò che è un piccolo problema come un problema terrificante dove non posso fare la mia parte per migliorare la situazione perché “sento” dolore, voglio smettere di “scandalizzarmi” con la vita se anche io a volte posso avere acciacchi fisici, limiti, difetti, sbagli anche grossi, paure, lentezze, difficoltà, perché quando ti metto al primo posto, e uso solo te come criterio e  bussola per capire, agire, decidere, pensare, allora in quei momenti interpreto i problemi, le difficoltà, problemi di malattie, dispiaceri, limiti, difetti, come “motivi” e scuse con me stessa e gli altri per essere di cattivo umore, per volere solo attenzione e per non voler più amare, per non voler dare attenzione io, per non interessarmi di cuore agli altri, partecipare, ascoltare, incoraggiare, perché credo in quei momenti che se sento tutta l’impotenza in qualcosa, se “sento” la fatica e il dolore dei miei limiti e sbagli “allora” ho meno valore, allora non posso essere utile, “allora” devo solo lamentarmi e arrabbiarmi e rendere ciò che sento una specie di “arma” e occasione per chiudermi, scoraggiarmi, evitare di amare, dialogare, perdonare, sorridere, costruire anche con ciò che vivo e sento in quel momento….

Cara sensibilità, credimi, voglio smettere di usarti per non fare qualcosa, per non collaborare, anche solo perché non sono stata valorizzata, capita, cercata e vista come avrei voluto; voglio smettere di fermarmi e non mettere amore e impegno  in ciò che faccio e con gli altri, convinta che altrimenti dovrò anche “sentire” scomodità, fatica, imperfezione, dove dovrei accettare di sentirmi anche vulnerabile, molto sensibile, commossa, dove potrei esprimere il dolore o la gioia che a volte non vengono capiti dagli altri, perché spesso le persone tendono per paure a controllarsi moltissimo, a non far vedere appunto la loro sensibilità… e a giudicare a volte chi “si permette” di far vedere che ha molta sensibilità…e che invece sta facendo un dono grande  anche a me anche quando non lo sa…

Se ci penso bene, cara sensibilità vorrei anche chiederti scusa, per quando ti uso come pretesto per non amare, e per trattare male, adducendo come motivazione a me stessa e all’altro che reagisco rimproverando, giudicando, vendicandomi, escludendo e non volendo ascoltare e capire l’altro perché… sono ferita, delusa, mi sento “troppo” dispiaciuta, poco amata, e chi più ne ha più ne metta!

E … vorrei anche chiederti scusa, cara sensibilità, per quando faccio finta che tu non ci sia, soprattutto con gli altri, quando mi difendo e non voglio farmi conoscere davvero, soprattutto quando credo che l’altro non può capirmi, che se mi vede anche sensibile mi attaccherà, mi prenderà in giro, mi farà del male, e quando come decisione decido che devo nasconderti, metterti da parte, maltrattarti e crederti inutile e dannosa, anche se a quel punto gli altri iniziano a credere che davvero non sono sensibile, e si difendono ancora di più dall’apparente mia freddezza e chiusura…

Cara sensibilità, ti vorrei chiedere scusa ancora per una cosa: per tutte le volte che credo che tu, in quella persona o in quelle persone, proprio non ci sei, non ci sei mai stata e mai ci sarai, quando credo che tu per prima disprezzi quel cuore dell’altro ai miei occhi cosi freddo, così poco capace di empatia, quel cuore che a volte giudico cattivo, insensibile, non capace di amare e capire, fermandomi così all’apparenza di ciò che l’altro e gli altri mi esprimono o non mi esprimono, fermandomi così al male e dispiacere che l’altro e  gli altri mi fanno in quel momento, e senza accorgermi in quei momenti che sono io che, giudicando così l’altro e decidendo di non volerlo capire, di non volergli chiedere perché, di volerlo ignorare, o di trattarlo male come mi ha trattato lui, in quei momenti congelo il mio cuore e mi metto nella logica del non amare, del “ti tratto bene solo se mi tratti bene, ti considero e ti cerco solo se mi consideri e se  mi cerchi ”, abbrutendo me stessa e facendo male prima di tutto a me stessa e poi all’altro.

Cara sensibilità, non preoccuparti, non voglio fare a meno di te, tu sei molto preziosa, è solo che ti chiedo di collaborare con me anche in modi diversi:

ti chiedo, se vuoi aiutarmi davvero, di accettare che prima di te, posso e vorrei  avere un motivo più forte di fondo  per amare o non amare, per perseverare nel bene anche quando, se sono dispiaciuta, addolorata, delusa, non capita, vorrei solo farti vincere e credermi troppo debole e ferita e addolorata per poter ancora amare, per poter avere voglia di continuare a comprendere, per poter  parlare con chi mi ha fatto tanto dispiacere, con chi non si comporta con me come vorrei, o sembra solo ignorarmi e non darmi la grande importanza che vorrei da quella persona.

C’è un motivo, che intravedo più forte e che spesso ho sperimentato più forte e solido, che è… una Persona, Colui che inoltre ti ha inventata per facilitarci nel saper gioire, nel saper vivere ogni situazione, anche di dolore,   con il cuore, ma un cuore che ama, e non solo con la mente, e cioè….Dio.  So che a volte tu, cara sensibilità, sei un po’ arrabbiata con Lui, perché vorresti insegnare tu a Dio come dovrebbe comportarsi, cosa dovrebbe fare, cosa dovrebbe darmi o non darmi, so che a volte, quando “senti” qualcosa di molto forte che non è una strada dell’amore e del vero amare, vorresti per un attimo allontanare Dio, rifiutarLo, vorresti solo darti e darmi scuse e motivi per convincermi che il bene e la gioia  è solo ciò che sento, che i “tesori” da inseguire e avere  sono  solo ciò che sento, e il male a quel punto può diventare agli occhi del mio cuore che si fa comandare in quei momenti da te, un apparente  bene, e il bene  può sembrarmi un apparente male che mi farebbe solo soffrire.

Anche per questo, mia cara, carissima grande sensibilità, ti dico con affetto che io non voglio te come protagonista principale  del mio cuore e della mia vita, non voglio farmi comandare da te, non sarebbe un bene per me, e mi autoingannerei, non voglio che a decidere cosa desiderare, come trattare me stessa, gli altri, le situazioni e Dio sia tu,  tu da sola, tipo un  comandante a cui obbedire,

ma voglio, dal profondo del mio cuore e della mia anima, poter vivere con quella libertà interiore, quella pace interiore che può convivere anche contemporaneamente a grandi “tempeste” del cuore e della vita, anche insieme a grandi dolori, ma voglio che sia Dio, Lui, l’Amore e la Bussola principale della mia vita, il mio vero Tesoro, per cui vale la pena  a volte anche faticare e fare scelte diverse da quelle che tu mi faresti fare.

Non temere mia cara sensibilità, non voglio cancellarti o metterti nella cantina del mio cuore, non voglio ignorarti o farti male, ne riceverei del male anche io stessa se ti negassi o se facessi finta con me e con gli altri che non esisti e non devi esistere, ma voglio che tu risplenda con la tua vera efficacia, con la tua vera utilità, voglio che tu sia sempre più per me e con me quella compagna di squadra e di strada nel mio cuore preziosa e bella, che sa che mi può aiutare a vivere con amore e gioia, che accetta, se sta al suo vero posto, che anche nel dolore si può amare e  costruire pace interiore, e che gioisce con me anche per l’immenso Amore che Lui, il vero Tesoro, ha per me e per ognuno di noi….“Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.” (Matteo 6, v 21)

 

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