Lettera alla salvatrice del mondo che è in me

Cara salvatrice del mondo che è in me,

si si lo so che sei solo una parte di me, e che sei pure stufa di avere a volte cosi tanto spazio da parte mia. Ma di fatto ancora continui a prenderti troppo spazio soprattutto in alcune situazioni, allora a questo punto ho deciso di scriverti questa mia lettera.

Capisco che davanti alle imperfezioni, agli sbagli e lentezze degli altri, sobbalzi in alcuni casi quasi inorridita: capisco che davanti a persone che non si comportano cosi come fai tu o come vorresti tu parti subito alla riscossa per spiegare loro infervorata perché per stare bene dovrebbero fare come fai tu.

Arrivando a volte ad arrabbiarti se i malcapitati osano provare a dirti che il modo in cui li vuoi aiutare non è esattamente ciò di cui avrebbero bisogno.   E capisco pure che davanti a persone che soffrono o che rimandano qualcosa da fare,  davanti a persone che non riescono subito a fare qualcosa, sono in preda a loro forti emozioni tipo rabbia, insicurezza, ansia, tu istintivamente decidi subito di … gestirle.

Ma se il tuo scopo è solo gestirle, convinta così che risolverai ogni loro problema, convinta pure di avere solo tu o più degli altri il nascosto potere di saper cambiare le loro emozioni e pensieri solo con il tuo aiuto e spiegazioni,

credimi sarai profondamente delusa e frustrata, e rischi pure che le persone “obbligate” a ricevere il tuo aiuto non siano neanche contente perché sentono che vuoi importi senza neanche prima capirle e  ascoltarle davvero.

Mia cara salvatrice del mondo che è in me,  se il tuo obiettivo per risolvere i loro problemi (o per risolvere il tuo nascosto problema di ansia che tutto vada bene e nessuno con i suoi problemi ed emozioni ti infastidisca o ti faccia indirettamente ricordare che anche tu a volte ti senti vulnerabile e bisognosa di aiuto?)è gestirle solamente come vuoi tu e nel modo che conosci tu e che per te funziona, questo significa che per farlo, se hai solo questo obiettivo, sarai tentata di incasellarle, come a volte ti è già successo, in definizioni precise ed etichette tipo “quella persona sta troppo male, non riesce perché non ha le capacità o risorse, è quasi irrecuperabile”, o sarai tentata di considerare chi non apprezza il tuo aiuto come persona non riconoscente, strana, cattiva, piena di problemi per cui non ti capisce e non ti apprezza …

. È questo che vuoi?

Non ti basta aver già sperimentato in tante occasioni che questa tua voglia di gestire, risolvere come dici tu (convinta che sia l’unica cosa sensata e giusta da fare e che gli altri devono solo sforzarsi  di capirlo, obbedirti e ringraziarti) non sempre aiuta davvero chi vorresti aiutare?

Forse ti starai chiedendo se questa mia lettera sia un tentativo di convincerti a non provare più ad aiutare gli altri, forse ti stai pure arrabbiando, dispiaciuta che io non capisca quanti sforzi fai ogni giorno per tentare di far andare bene la tua vita e quella degli altri, quanta fatica fai a volte, quante rinunce… oppure forse ti starai sentendo addolorata e inutile, interpretando questa mia lettera come un tentativo di dirti che tutto ciò che fai non va bene, non vale e non aiuta … mia cara salvatrice del mondo che è in me, niente di tutto questo!  

Tu sei e rimani una parte importante di me, la parte che davanti a un dolore, una ingiustizia, una difficoltà o problema vorrebbe sempre riuscire a risolvere per far star bene tutti e subito. Questa mia lettera è anche un modo per aiutarti a non intrappolarti nei tuoi schemi rigidi, nel voler gestire a tutti i costi: una delle conseguenze non belle a cui vai incontro se il tuo scopo è principalmente o solo risolvere sempre tutto e subito, e sempre al posto dell’altro, scegliendo di fare anche la sua parte di responsabilità, è che senza accorgerti rischi di non stimare molto chi vuoi aiutare a tutti i costi convinta che non avrebbe mai le risorse per farcela, e convinta a volte che non ha neanche la capacità e possibilità di mettere in azione la sua parte (importante) di responsabilità nello scegliere agire e aiutare se stesso. Non sto dicendo che non devi aiutare, ma vorrei solo dirti di aiutare rinunciando a crederti e sentirti l’unica salvatrice del mondo, l’unica che sa aiutare bene e che può farlo, rinunciando a gestire tutto come vuoi e dici tu, rinunciando a convincerti che l’altro voglia essere aiutato nel modo in cui vuoi aiutarlo.

 Prova ad ascoltare prima un po’ di più l’altro, ogni persona. Prova a valorizzare ciò che è e può fare anche quando è nel momento di una prova dolorosa. Se doni all’altro l’ascolto e l’attenzione perché si scopra importante e capace, allora sono sicura che saprai aiutarlo in un modo più efficace, perché imparerai ad aiutarlo entrando davvero in contatto empatico, imparerai a usare le tue risorse e capacità non da un piedistallo di orgoglio o da un sentimento di angoscia tua che nasce dal timore che se non aiuti tu il mondo crollerà…

Cara salvatrice del mondo che è in me, io ho fiducia in te.

Anche se spesso mi hai dimostrato di non ascoltare, di voler solo gestire le emozioni e difficoltà degli altri, ma ho fiducia in te e nella tua possibilità e capacità di aiutare davvero. Non ti sto chiedendo di non fare la tua importante unica  e preziosa parte nell’aiutare qualcuno, ma solo di  non imprigionare la tua parte di responsabilità in una convinzione che tu sei una salvatrice e che senza di te e senza il tuo aiuto tutto si rovinerà. Sicuramente il tuo aiuto è importante e a volte può essere per qualcuno tempestivo e che fa la differenza nell’aiutarlo, ma ricorda sempre, cara salvatrice del mondo che è in me, che c’è sempre Qualcuno accanto a te che è il vero Salvatore. Che sa come fare, e che chiede anche a te di fare la tua parte, non di salvatrice del mondo, ma di colei che sa e può aiutare senza schiacciare la responsabilità e le emozioni degli altri, accettando che gli altri abbiano sempre il diritto di non seguire i tuoi consigli o di fare diversamente, o di non ringraziarti per forza. E allora sarai anche più simpatica ed efficace….

Articoli correlati