Maria, la mia vita ha bisogno di Resurrezione

Maria, se  osservo  la  mia  vita,  trovo  tante  cose  che ancora non vanno, e tanti problemi ancora irrisolti. E anche se cerco di darmi da fare, con impegno, a volte mi ritrovo a sentire dentro di me e attorno a me un vuoto, una forte sensazione di ineluttabilità, come se in fondo in fondo io non credessi veramente che Gesù è risorto.  Mi sento come se, di fronte   alle  situazioni che mi si presentano davanti  o dentro me, ci fosse comunque una “cappa” che è troppo pesante per me. Qualcosa di “non ancora bello, non ancora gioioso, non ancora buono e sano”. Noto che nella mia vita, come nella mia personalità,  c’è sempre qualcosa di non ancora risolto, di non ancora buono, bello, sano. E faccio fatica a volte ad accettarmi pienamente, a volermi bene anche con queste realtà  a volte così limitanti.  E lo stesso nei miei rapporti con le altre persone.  Si, faccio tanto per andare d’accordo con gli altri,  sperare nel bene,  cercare di fare la mia parte per non peggiorare le situazioni,  anche di incomprensione con gli altri,  almeno credo. Ma ad un certo punto, mi scatta qualcosa  “dentro”,  e credo di più ai miei ragionamenti e pensieri tipo: “in fondo non è mai tutto così bello, in fondo non sento di avere tutte queste forze, questa sicurezza e ottimismo, tutte le capacità che mi servono per realizzarmi”. E casco e ricasco nella pretesa-desiderio che tutto sia… “assoluto” nella mia vita: desidero e pretendo di avere grandi capacità, amore e affetto perfetti e senza fatiche o litigi,  una  felicità interiore che non sparisce mai,  neanche un momento. Arrivo a convincermi che …comunque dipende da me che gli altri stiano bene, che non ci siano litigi, che tutto sia in ordine, e che “solo io” posso fare felice quella persona.  E ammetto che a volte (secondo me capita a tutti, a ognuno di noi in realtà) mi sento un po’ superiore alle altre persone, più buona,  più intelligente,  più sensibile e attenta.

Ti rendi conto che potere a volte  mi attribuisco!

E non contenta, mi lamento e mi arrabbio con me stessa e con Dio a volte  per  le troppe responsabilità che sento(quando mi sento stanca o un po’ preoccupata), per i troppi doveri,  per le fatiche sempre grandi e per tutto quello che a volte, (come ognuno di noi nella propria vita), devo sopportare,  perché secondo me a volte sono tentata di convincermi che gli altri non sanno davvero essere felici se non intervengo io con i miei consigli,  aiuti,  affetto e attenzione. E spesso mi sostituisco alle responsabilità degli altri, convinta di fare solo il loro bene. O forse perché…ho solo timore di non essere abbastanza considerata e amata dalle persone. A volte mi diventano difficili e dolorosi anche i gesti di tutti i giorni,   quando li affronto svuotati dalla loro “luce” perché ai miei occhi  in quei momenti li vedo sempre uguali.  Ma se Gesù esiste davvero, perché la mia vita “deve” vivere in limiti,  ambiti,   giorni  con cose quasi uguali da fare? Non era meglio, Maria, poter vivere per me subito una vita  perfetta, sempre speciale, che aveva da subito “colori” e giorni pieni di Resurrezione?  Perché devo scontrarmi sempre con i miei limiti e con quelli degli altri, perché  è così facile non capirsi,  interpretare male,  farsi  prendere dall’ansia e dallo stress? Devo dirti che sono stanca. Mi sembra inoltre di aver dato molto e di aver ricevuto in cambio molto poco, molto meno. Eppure le persone dovrebbero ammirare quanto cerco di essere una brava persona, una persona che è socievole, cerca di non ferire gli altri, che a volte si fa in quattro per aiutare, anche troppo.  Ma nonostante i miei sforzi, e nonostante i miei desideri di gioia,   di bene,  di vita piena,  appena vedo che gli altri e la vita mi deludono,  non mi capiscono,  non la pensano come me e non desiderano le cose uguali a me,  mi lascio andare (ma sarebbe meglio dire: scelgo) a una certa  delusione, rabbia, oppure preferisco “ritirarmi” e “protestare” con gli altri e la vita (e anche con Dio) impigrendomi, imparando a zittirmi perché “tanto è inutile parlarne”, e sperando così magari che otterrò un po’ di attenzione e aiuto.

 

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande  entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto»»”. (Mc 16, 1-7)

 

Se mi soffermo con fede su questa scena, intuisco quanto quel “tutto” che continuamente cerco, quell’assoluto di amore,  pace,  gioia,  bene che desidero e per cui soffro…

c’è. C’è davvero.

Immagino,  Maria, la tua grandissima gioia nel sapere che Tuo Figlio, quel Figlio che avevi  da poco tempo  visto martoriato e morto, è vivo!

E’ davvero vivo!

Ma tu, Madre,  ho l’impressione che lo sapevi già che sarebbe successo.

 Sei così vicina a tuo Figlio,  Gli hai creduto così fortemente,  anche quando le apparenze sembravano dimostrare una “sconfitta”,  che il tuo cuore e il tuo amore sono rimasti nella contemplazione del Mistero.  Non hai giudicato “i fatti”, tutto quello che rapidamente era successo e stava succedendo,  ma li hai vissuti con amore,  certa che Dio non ti avrebbe mai deluso, che non sarebbe mai venuto meno alle Sue promesse.

Anche io mi trovo spesso davanti a “pietre molto grandi”,  che non riesco a smuovere,  e davanti alle quali penso che è tutto perduto, che meglio di così purtroppo non si può vivere.  E in quei momenti e periodi mi resta davvero difficile pensare e credere che Gesù è risorto,  e che abbia un senso profondo anche per me.  Troppe volte penso a Gesù risorto come a qualcuno che ha vinto la morte, si, ma che in fondo in fondo in fondo non si occupa dei miei problemi,  dei miei desideri di una vita felice e migliore. Tu Maria, hai sempre cercato e trovato Gesù vivendo con amore ogni situazione,  è questa la strada che hai seguito per trovarLo sempre vicino a te.

Tu non hai sprecato energie a stressarti per fare tutto tu, trovare soluzioni solo tu,  non hai detto a Gesù: “si, si, risorgerai ma intanto devo fare tutto io, non ti posso affidare un granché, perché in fondo solo io so darmi cose buone, mi conosco”.

No, niente di tutto questo. Tu Gli hai sempre creduto, nella gioia e nel dolore, nei momenti difficili e in quelli più facili.  Non ti sei presa sulle spalle “pesi” in più rispetto a quello che Dio ti chiedeva. Ti sei fidata che quello che potevi fare era bello e giusto farlo con pieno impegno,  e hai sempre puntato lo sguardo del cuore a Gesù, perché sai che solo Lui può davvero risolvere le situazioni,  solo Lui sa aiutare ognuno per il vero bene,  solo Lui sa cosa è meglio per ogni persona.  Solo Lui può rendere possibile ciò che sembra impossibile.  E che è Lui, quando c’è amore, che sta agendo, che fa miracoli, che risorge…

. «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto

  (Mc. 16, 6)

 Dice l’angelo alle donne preoccupate e tristi. E l’angelo lo dice anche oggi anche a me, personalmente: “Non aver paura!  Tu cerchi  Gesù  Nazareno,  il  crocifisso.  E’ risorto.  Non è  qui.”.

E’ vero.  È proprio vero!

Quando io vedo il Crocifisso ancora sono tentata di convincermi e credere che se soffro con Lui devo annullarmi,  rinunciare alla gioia,  subire e sopportare, reprimere. Ancora penso a volte  che lo scopo del crocifisso e di Dio sia in fondo in fondo…soffrire, la sofferenza come forma di dovere continuo. Eppure, Gesù mi sconvolge ancora, mi stupisce…

Maria,  tu mi suggerisci dolcemente che Gesù non vuole farmi soffrire per il gusto della sofferenza. La Sua crocifissione ha senso solo perché è la Via  d’amore per risorgere! E se ci rifletto  bene, tante volte io trasformo le mie croci in…solo ed esclusivamente croci.  Senza un vero  senso.  Sono tutte quelle volte che ad esempio mi crogiolo nelle mie sofferenze “rinunciando” a trovare anche le mie forze,  le mie risorse. Tutte quelle volte che credo solo alla disperazione delle persone anche a me care che soffrono,( e che per prime credono che possono solo essere disperate) che credo solo al mio problema,  alla mia  preoccupazione. E come mi arrabbio, mi stresso, come aumento il mio dolore  dandogli l’ultima parola, credendo solo a quella enorme pietra davanti al sepolcro della mia sofferenza, o alla morte di qualcuno a me caro!!! Questa mia “fiducia” solo nella realtà potente e forte del dolore, nella morte e fine di tutto, cara  Maria, mi porta ad “addolorare”,  appesantire  e “svuotare” di senso la mia vita.  E succede molto più spesso e  in molte più cose di quelle che penso! Infatti se sono onesta con me stessa, ripensando ad alcuni miei atteggiamenti, abitudini e scelte,  scelgo da scoraggiata, o da persona che, convinta che solo il dolore sia vero e più forte,  deve fare scelte soprattutto per “evitare” di soffrire:  ed ecco che allora mi viene apparentemente più “facile” evitare e rinunciare a riprendere il dialogo con quella persona, perché potrebbe aumentare la possibilità di allontanarci, che non mi dia la comprensione che desidero, e potrebbe farmi più male. E, in una specie di circolo vizioso,  allontano la possibilità di capirci,  di costruire su basi più solide e vere, perché credo più alla difficoltà  e “impossibilità”, di recuperare,  provare a risolvere,  amare.

E sicuramente anche questo  è il mio fermarmi davanti a quella pietra del sepolcro.

E lo stesso davanti a un mio limite e difetto che mi fa soffrire, che ancora non riesco a superare, nel quale casco e ricasco, sono tentata di credere che è più facile e “giusto” autocondannarmi, cercare all’esterno, dagli altri,  quella stima e rassicurazione,  quell’accettazione continua che io  non voglio dare a me stessa, perché non credo alla pace che dà accettarmi così come sono,  imperfetta, ma… “io”.

Ma tu,  Maria,  mi ricordi, mi segui e mi accompagni col tuo amore di nuovo davanti a quell’evento, quella pietra rotolata, e mi sembra quasi che tu mi dica, con un grande sorriso: “Vedi, cara figlia mia, di cosa in  realtà hai paura,  cosa in realtà eviti? Questa pietra è stata rotolata via, Gesù è risorto,  è risorto!! E ti ama così come sei.  CrediGLi, ritorna al Suo Amore, io Lo conosco,  so che è così,  GuardaLo negli occhi,  buttati nel Suo Cuore.  Lui non ti deluderà mai.  Lui c’è, anche quando hai paura a credere che davvero sia così.  Lui è più forte della morte, del dolore, della fatica, dello scoraggiamento.  Lui ti cerca, e vuole che la tua vita sia una vita di “Resurrezione”.  Lui può e vuole farlo, per te ogni giorno! Fidati, corri ad abbracciarLo…”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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