Fuori dal coro

 

 

Cosa ne facciamo della  paura  che  abbiamo a volte o di fondo di essere considerati dagli altri “fuori dal coro”? inteso spesso da noi  come “strano”, “da giudicare male” “l’unico che non capisce, che non si adegua e che quindi verrà escluso e non apprezzato”?

Fuori dal coro……a volte decidere di non avere scelte e atteggiamenti simili o uguali agli altri può creare problemi, ad esempio quando c’è da proteggersi e proteggere gli altri da eventuali contagi, dove è importante usare tutti protezioni per se stessi e gli altri, e in quel caso l’essere fuori dal coro inteso come non rispettare alcune regole  diventa un pericolo e una scelta e atteggiamento che fa danni a se stessi e agli altri. Oppure quando abbiamo la tentazione, in alcuni momenti di poca autostima o rabbia o sofferenza, di non “mescolarci” a un gruppo, nel senso di non collaborare facendo la nostra parte per costruire e capirsi, e pretendiamo che siano solo gli altri a cercarci, a capirci, a includerci, anche quando loro non sanno se noi vorremmo  essere cercati e inclusi oppure se li escludiamo a nostra volta, (anche se a noi sembra di aver dato  indiretti messaggi chiarissimi) o che gli altri possano esercitare su noi la loro lettura del  pensiero, del nostro pensiero….o quando, davanti al cercare tutti insieme una decisione comune o che possa essere buona per le varie persone, pretendiamo imponendoci di sapere solo noi cosa è meglio, e decidiamo che daremo il meglio di noi e ascolteremo solo se gli altri prenderanno in considerazione e faranno esattamente ciò che noi vogliamo e che consideriamo universale, evidente cosa giusta e necessaria…considerando dentro di noi gli altri e le loro idee stupidi, poco sensibili, poco attenti a ciò che è davvero importante…

E di esempi sull’essere fuori dal coro come decisione di non costruire con gli altri  ce ne possono essere molti altri.

Ma…ma c’è anche un essere fuori dal coro sano, che fa bene e costruisce, un essere fuori dal coro importante per essere noi stessi con amore, e per donare e condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo per collaborare con umiltà ed empatia a ciò che può essere utile e buono anche per gli altri, senza farci influenzare dalla paura di essere uguali forzatamente, senza aspettare o pretendere che  “tutti” facciano come noi, decidano come noi, siano come noi, senza farci influenzare dalla paura che  secondo noi potremo essere amati, importanti, belli, considerati e utili solo se ci comporteremo come vogliono gli altri, solo se sceglieremo le abitudini, i tempi, le idee, i desideri e obiettivi e valori del resto delle persone con cui ci troviamo in interazione, gruppi, parenti, amici, conoscenti, ecc.

A volte esistono in gruppi di persone (parenti, amici, conoscenti, comunità, gruppi) abitudini implicite, non esplicite, dove sembra che l’unico modo per essere considerati “parte” di quel gruppo e realtà, e per essere considerati buoni, bravi, giusti, amabili, sia essere come sono  la maggior parte di quel gruppo,  sia decidere e avere gusti come gli altri, uguali, comportarsi come “ci si deve comportare ed essere”, per non “rovinare” una pseudoarmonia di un gruppo o più persone, convinti che solo se si hanno desideri, gusti obiettivi e comportamenti e valori uguali allora non ci sia “pericolo” di litigi,  incomprensioni, o di lontananza emotiva, allora si potrà stare tutti in armonia e gioia e fare cose insieme. Spesso succede in gruppi e situazioni dove le persone si danno valore attraverso il dover avere abitudini, gusti e scelte uguali, dove hanno paura di essere considerate poco o di  essere giudicate male da qualcuno se osano essere, dire, fare scegliere desiderare cose e obiettivi diversi da quelli della maggioranza, da quelli che vogliono le altre persone con cui interagiscono.

Quando ci attacchiamo a questo timore, che ci porta a credere  che chi non si comporta come noi, chi non accetta i nostri valori, idee, abitudini, il nostro “da noi si fa così e solo così”, sia una persona cattiva, che non ci vuole bene, che vuole apposta creare problemi a noi e ai nostri cari, che non è collaborativa, allora mettiamo muri, allora iniziamo a considerare chi ha abitudini diverse, idee e desideri e obiettivi diversi, come strano, ribelle, non amabile, cattivo che lo fa apposta….

Ma se ci riflettiamo un momento, proviamo a immedesimarci in chi consideriamo fuori dal coro, non adatto a noi e al nostro gruppo, comunità: immaginiamo per un momento che noi, il nostro modo di essere, le nostre scelte e abitudini, i nostri valori e gusti, i nostri desideri e obiettivi, persino i nostri limiti e sbagli, immaginiamo che vengano giudicati male da più persone, da un gruppo di persone con cui collaboriamo o di cui vogliamo far parte, o dai nostri stessi parenti, o amici, e immaginiamo che ogni volta che tentiamo di dire la nostra opinione, o esprimiamo un nostro gusto, diverso dalla maggior parte di un gruppo, o quando vogliamo scegliere diversamente o abbiamo desideri e tempi diversi dalle altre persone, immaginiamo dunque di essere subito esclusi, o di essere presi in giro da alcuni del gruppo con battute sferzanti, frasi poco amorevoli, o che veniamo apparentemente ignorati o combattuti in qualche modo per convincerci a fare i “normali”, o immaginiamo di essere considerati ribelli, strani, cattivi se osiamo avere e dire idee e abitudini diverse, e di venire esclusi, o chiaramente o essendo ignorati perché “colpevoli” di essere diversi e di volere cose diverse, ecco, immaginiamo di essere considerati così e visti cosi  e trattati così, come persone tipo pecore nere e persone fuori dal coro, a cui non dare retta: come ci sentiremmo? Cosa penseremmo? Cosa faremmo?

 “Ma io non tratto mai gli altri così, non tratto mai coloro che sono diversi e che non si adeguano al mio gruppo di parenti, amici, collaboratori, ognuno è libero” potreste pensare sobbalzando a una siffatta situazione se avvenisse fatta verso di voi: e probabilmente nessuno di noi in realtà vorrebbe davvero trattare e giudicare così qualcuno, ma a volte o spesso le nostre paure di essere giudicati strani se non siamo uguali agli altri, se non abbiamo le stesse cose degli altri, se non abbiamo scelte e abitudini come gli altri, ci influenzano molto, a volte moltissimo, e ci offuscano lo sguardo del cuore, a tal punto a volte da non renderci del tutto conto che anche noi, anche noi a volte o spesso giudichiamo così gli altri o qualcuno, anche noi a volte mettiamo in atto atteggiamenti non costruttivi verso chi non si adegua a ciò che vogliamo e troviamo “normale” noi e i nostri amici parenti o conoscenti. A volte anche noi consideriamo una offesa personale gli atteggiamenti di chi non fa come noi, come se quella persona  avesse solo cattiveria. Anche noi a volte non scegliamo l’umiltà di non sapere davvero “perché” qualcuno fa o non  fa qualcosa verso di noi di diverso da come vogliamo fare noi e di come riteniamo normale fare noi.

Fuori dal coro. Noi tutti vogliamo tanto d fondo essere amati, riconosciuti per ciò che siamo veramente, al di là delle apparenze, noi tutti vogliamo tanto essere inclusi, rispettati e capiti in ciò che desideriamo di diverso dagli altri, e noi tutti vogliamo essere guardati e trattati sempre con speranza di poter costruire insieme una via di mezzo, una via che vada bene a noi e agli altri, anche se non era a volte la prima cosa o soluzione che avremmo scelto.

E…anche colui o colei che invece a volte o spesso guardiamo e giudichiamo “fuori dal coro” ha di fondo gli stessi desideri e bisogni, il desiderio di essere riconosciuto e amato anche quando è diverso da noi.

C’è un modo di essere fuori dal coro che è una risorsa, un  dono unico che l’altro è per noi e per gli altri, anche quando non lo sa, e ognuno di noi è unico, anche se a volte ci sforziamo tanto, per paura di non essere amati, per essere il più possibile visti come gli altri, per essere considerati “normali”, bravi, diciamo anche…perfetti in tutto.

E…a proposito di coro, la vera armonia di un coro non nasce dall’avere tutti voci uguali, o caratteri uguali, o abitudini di vita uguali, ma nasce dal voler costruire insieme, dal voler mettere in comune, ma con amore e umiltà, i propri talenti unici…

Facciamo attenzione, a non escludere o giudicare fuori dal coro come persone da non amare e da non stimare coloro che  non pensano  e non si comportano  come noi, perché senza accorgerci in quei momenti  facciamo male anche a noi stessi, come un boomerang, ed escludiamo anche Gesù, che si nasconde in ogni persona. Gesù, da un certo punto di vista, è stato un “fuori dal coro”, non è stato sempre capito, riconosciuto, amato, eppure è il nostro Salvatore, il nostro Dio che ci ama infinitamente.

Quando nel nostro cuore mettiamo “fuori dal coro” chi è diverso da noi, chi si comporta diversamente da noi, e quando lo giudichiamo solo cattivo e sbagliato, decidendo nel nostro cuore di non voler fare niente di bene con lui, e per lui, pensiamo a Pietro, a San Pietro, quando, quella sera in cui Gesù stava per morire per amore nostro  per tutti noi, davanti al “gruppo” che gli chiedeva se conosceva Gesù e se faceva parte dei suoi discepoli, per paura di essere considerato “fuori dal coro”, e di essere giudicato, escluso,  maltrattato e di morire, ha negato di conoscere Gesù, Lo ha rinnegato, Pietro ha deciso di impegnare le sue energie per farsi considerare uguale agli altri, e per tenersi lontano da quel  Gesù “fuori dal coro”…..

Da quel Gesù che sembrava solo  “fuori dal coro”  e che lo ha perdonato con amore, e che lo ha continuato ad amare infinitamente…..

 

 

 

 

 

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