O tanto o niente

 

O tanto o niente! A volte o spesso siamo tutti tentati, in tempi e modi diversi, di credere che o siamo tanto per qualcuno o per tutti, o non siamo niente per loro.

Oppure mettiamo questa “logica” in ogni aspetto: per esempio accade a volte di credere che o va tutto bene, oppure per la delusione e rabbia e tristezza “meglio” “distruggere” tutto, meglio  non impegnarci, e sprofondare nel “tanto ormai” cosi almeno sentiamo (illudendoci in realtà) di avere un “potere”, anche se negativo,  il potere di decidere noi quando e cosa deve andare tutto male visto che ci sentiamo impotenti nel fare il bene e costruirne tanto e subito come vorremmo. una forma secondo noi di controllo per non farci sovrastare  e colpire a sorpresa da dolore, ferite e imprevisti da parte degli altri e della vita.

Sembra strano ragionare così, ma a volte, poiché abbiamo un “misto” che coabita in noi di sentimenti, siamo tentati di farlo. C’è in noi la paura del dolore di essere per gli altri un “poco”, un “solo appena sufficiente”, e noi spesso  non ci accontentiamo di essere considerati poco,  considerati come tutti, niente di eccezionale, perché vorremmo tutto, vorremmo essere solo speciali per quella o quelle persone, vorremmo essere i più amati, i più cercati e  apprezzati, i più tenuti in considerazione e aiutati.

Il nostro cuore, come tutti i cuori di ognuno, aspira al bene massimo, al tutto, alla perfezione, al tantissimo e infinito, e ci illudiamo ogni volta che tutto questo possiamo trovarlo completamente interamente negli altri e in noi. Si è vero abbiamo questo infinito in noi, ma ognuno di noi ne ha e ne porta una parte (unica e speciale, originale) in particolare: e spesso rinunciamo a vivere e donare ed esprimere questa preziosa nostra  parte, perché ci sembra poco, perché ci sembra che “ormai con questi acciacchi, con queste perdite e cambiamenti, ormai con questi  miei difetti, sbagli, difficoltà e problemi, che potrei fare ancora di bello e buono e soprattutto di tanto bello e buono?”.

Oppure se ci accorgiamo che quella o quelle persone non ci tengono a noi come invece noi teniamo a loro, o non ci vogliono vicine tanto quanto noi vorremmo loro vicine, o non ci parlano e non ci considerano come invece noi vorremmo essere considerati e ascoltati da loro, ecco che a volte, per dispiacere e paura di soffrire di più, preferiamo non donare più neanche quel poco di noi che quella o quelle persone accettano, vogliono  e ascoltano, perché ci sentiamo offesi e non considerati abbastanza, e non vogliamo più “sprecare” tempo, energie e attenzione con chi non ci considera, non ci saluta, non ci vuole bene, non ci parla, non ci cerca.

Cosi però  cadiamo nella “trappola” che fa male prima di tutto a noi del “o tanto o niente”, o siamo tanto e abbastanza per quella o quelle persone, oppure se non siamo molto apprezzati o considerati a quel punto preferiamo per proteggerci da sofferenze e delusioni non donare più niente, o donare il minimo di gentilezza e attenzione, oppure preferiamo  togliere il nostro sorriso, la nostra  accoglienza prima di tutto con il  cuore,  e preferiamo, addolorati e  arrabbiati, delusi,  togliere all’altro e agli altri l’occasione di farci conoscere un po’ di più,  preferiamo per difenderci togliere l’occasione della nostra simpatia e amorevolezza perché “tanto” questo non cambierebbe la loro opinione su di noi, “tanto” non ci vogliono bene, “tanto” non cambieranno mai con noi…

se ragioniamo con una logica solo umana e utilitaristica si, in effetti non vale la pena continuare a donare se stessi e tanto, il nostro ascolto, il nostro aiuto, attenzione e amore per chi secondo noi non merita niente perché non ci ha capito, non ci ha voluto apprezzare e non ha voluto costruire amicizia o affetto con noi, e preferiamo non donare niente o più niente, preferiamo quel  punto ignorare, o  dare il peggio di noi, togliergli l’occasione di parlarci, di ascoltarci, di conoscerci e ci togliamo così anche noi  l’occasione di conoscerlo di più e di costruire una amicizia più vera e solida, o di costruire dialogo, occasioni per parlare insieme, passeggiare, costruire progetti insieme all’altro con e per gli altri, l’occasione di comprenderci di più.

Che dolore umanamente accettare a volte di essere “poco” per qualcuno o per quelle persone, che dolore soprattutto per il nostro orgoglio che vorrebbe essere sempre speciale, amato  tanto, capito tanto, cercato tanto! Ma che dolore più grande e  forte, logorante, preferire a quel punto smettere di donare e ricevere anche quel poco che potevamo fare e che l’altro o gli altri accettavano da noi e apprezzavano, e che volevano donarci a loro volta, o smettere di perdonare, capire, andare verso l’altro.

Certo, penso ci sia anche una scelta di rispetto se l’altro o gli altri ci dicono o ci fanno capire chiaramente che preferiscono non vederci o parlarci, perché è importante rispettare gli altri, non imporsi o non essere “invadenti” verso loro e i loro sentimenti, ma può essere una cosa buona provare a capire se fanno cosi perché sono arrabbiati con noi, perché si sono sentiti a loro volta non amati e non  considerati, o delusi da qualcosa che abbiamo fatto o non fatto, detto o non detto noi,(anche se la responsabilità di come si sentono e come decidono di reagire a ciò che facciamo o non facciamo, diciamo o non diciamo è la loro responsabilità, e questo è così per ognuno di noi) oppure se per loro scelta vogliono semplicemente interagire di più  con altre persone, e preferiscono usare il loro tempo per altro, non per o con noi.

Succede anche a noi a volte di preferire parlare e vedere altre persone. Oppure a volte per timore di non essere accettati e amati, preferiamo non dare niente e non parlare, non esprimerci, per paura, per nostra concentrazione su altro, e per mille altri motivi. Ma perché a volte se non otteniamo ciò che vogliamo e  come lo vogliamo, anche come quantità di affetto e attenzione, perché allora a volte preferiamo “distruggere” (anche se dentro noi ci diciamo come scusa che “se l’è voluta lui/lei questa nostra reazione, è colpa sua se reagiamo così”) invece di continuare a costruire, accettando di non essere il tutto di qualcuno, o l’unica persona amica, l’unica parente importante, o l’unica che può aiutare, o in qualche modo l’unica  speciale per l’altro?

Tutti siamo speciali e unici, preziosi,  ognuno di noi lo è nel suo modo unico e speciale, ma non dobbiamo pretendere secondo me che tutti o almeno coloro a cui teniamo di più colgano o accettino il nostro modo di essere speciali con le nostre specifiche e uniche caratteristiche: rispettiamo per amore e con amore  la libertà dell’altro, mantenendo contemporaneamente un atteggiamento accogliente ed empatico verso l’altro, così come vogliamo anche noi essere rispettati  e che non ci si imponga niente, perché succede anche a noi; e accettiamo di donare anche poco, ma quel poco donato con tanto amore da parte nostra, con tanta amicizia, ed empatia. Non c’è gioia solo nel donare tanto e nell’essere apprezzati tanto, e a volte rischiamo di far dipendere la nostra serenità e gioia,   la nostra voglia di essere simpatici, accoglienti e amorevoli solo se siamo abbastanza amati, visti, cercati, considerati, inclusi, aiutati. Sicuramente comunque è anche vivere la gioia essere apprezzati tanto, cercati, tanto, ammirati tanto, inclusi tanto.

Ma…ma c’è la strada del “poco”, la scelta di osare e scegliere  una coraggiosa e solare umiltà nel vivere con amore, rimanendo nell’amore, anche il poco: il poco tempo che ci danno e che vogliono o possono trascorrere con noi gli altri, la poca attenzione che hanno per noi, la poca pazienza, le poche parole, la poca comprensione e poca disponibilità che gli altri a volte ci danno: e tutti i poco di vario tipo.

Accettare di vivere il poco, rimanendo nell’amore, non è una scelta per addolorarsi, arrabbiarsi, rassegnarsi, ma una scelta di amare comunque, di non far dipendere il nostro amare, cercare, comprendere, ascoltare, apprezzare, parlare, perdonare da ciò che gli altri sentono verso noi, da ciò che gli altri fanno o non fanno con noi e per noi, da come ci vedono gli altri, e da quanto ci apprezzano, ma è costruire più libertà interiore in noi e fuori di noi, è osar rimanere fedeli all’apparente poco, e amare anche nel poco o con poco a disposizione, perché è l’amore stesso, l’amare davvero e gratuitamente che ci donerà “tanto”, prima di tutto a noi stessi, come un boomerang, e ci donerà tanto bene anche quando dovremo affrontare dolore, dispiacere e delusione, e quando risentiremo la “ferita” del nostro orgoglio che vorrebbe essere “di più” degli altri, meglio degli altri, più amati degli altri, e poi anche all’altro, perché anche un “poco” se donato con amore, esprime tanto, dona tanto,  più di quanto crediamo e speriamo, e a volte i frutti non li vedremo chiaramente o ci saranno dopo tanto tempo, ma ci saranno, in qualche forma e modo. E quanta pace interiore, anche in mezzo a dolori e tempeste, possiamo coltivare e sperimentare se accettiamo di amare anche nel poco, se scegliamo di amare, impegnarci, collaborare al bene, fare la nostra parte anche quando gli altri non fanno la loro parte, anche quando gli altri non vedono e non apprezzano il nostro impegno, anche quando non ci considerano speciali come noi siamo e come vorremmo che gli altri notassero.

Siamo amati, e non poco, ma tanto, tantissimo, immensamente, da quel Dio che ci ama, che è sempre accanto a noi, anche quando non Gli crediamo, e non ce ne accorgiamo, e che ci dona sempre, ogni giorno e ogni momento, la possibilità e la capacità di donare tanto, accettando con amore anche di non essere visti come tanto o speciali dagli altri. Ma Lui lo sa che siamo tanto, tantissimo, ci ha creato Lui! Proviamo a sostituire allora la frase “o tanto o niente” , “ o tanto o poco io amo”. O tanto o poco, possiamo amare, e l’Amore passa e costruisce, arriva e dona i suoi frutti anche durante il “poco”, anche attraverso l’umiltà e il coraggio del poco…che diventa, nelle Mani di Dio, attraverso il nostro cuore da donare e ridonare a Lui, tanto, tantissimo….

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