Siamo sinfonie

 

Amo la musica da sempre, tanti tipi di musica, e alcuni li preferisco un po’ di più, rispetto ad altri. Da quando sono nata, i miei genitori, in particolare mia mamma, mi hanno aiutato ad allenare l’orecchio e il cuore a gustare il mondo della musica, e ho tantissimi infiniti ricordi felici anche di come la musica, già dalla mia infanzia, (in particolare la musica classica, ma anche tanti altri tipi di musica), facesse sempre da sottofondo nella vita della mia famiglia e fosse espressione di amore e gioia, (a volte anche di dolore nei momenti di alcune prove dolorose), a cominciare dalla mattina appena svegli, quando mio papà mentre si faceva la barba cantava spessissimo gioioso alcune arie musicali di opere classiche, e mia mamma da un’altra stanza rispondeva gioiosa cantando insieme a lui. Ricordi indelebili. Mia mamma apprezzava moltissimo in particolare una sinfonia di Mozart, la sinfonia numero 40, in Sol minore k 550.

Questa sinfonia mi piace moltissimo perché la trovo stupenda, e trovo meravigliosa la musica di Mozart. Insieme alla musica classica, amo e ascolto moltissimi altri tipi di musica. Ho una sensibilità che si accorda e “risuona” con vari stili musicali, e tra i tanti generi musicali che mi piacciono, ce ne sono alcuni che risuonano in me in modo particolare.

Di solito in una canzone, tra parole e musica, ciò che mi colpisce di più è proprio la musica, e uno dei tanti generi e stili musicali che ascolto e mi piacciono molto, è lo stile e il genere del cantante viennese Falco, il cantante di “Rock me Amadeus”, e di “Vienna Calling”, e di tante altre sue  canzoni che trovo interessanti, e che trovo molto vicine alla mia sensibilità perché secondo me  Falco ha saputo  rendere armonia elementi  anche apparentemente molto diversi, come “rock” e “dolce intensità”, solarità vivace  e contemporaneamente dolce struggente  malinconia, e tante altre caratteristiche.

Un po’ di tempo fa, mentre cercavo una canzone di Falco su internet, mi compare, come risultato nel motore di ricerca, insieme al titolo della canzone che stavo cercando, una versione di “Rock me Amadeus” suonata dalla “Philarmonic Rock Orchestra” dove, all’interno della stessa esecuzione musicale, vengono suonate contemporaneamente nello stesso brano e “intrecciate” con armonia sia una parte della sinfonia numero 40 in Sol minore k 550 di Mozart, sia una parte della canzone “Rock me Amadeus” di Falco. La Philarmonic Rock Orchestra è riuscita a mischiare e rendere armonia l’intreccio di questi due generi musicali e autori così apparentemente diversi, come stile, ritmo, periodo di vita, musica. E ho fatto questa riflessione, felice di ascoltare questi due stili che amo tanto, eseguiti stavolta nello stesso brano musicale:

quanto è bello che ognuno  di noi abbia una o più sinfonie, una o più canzoni preferite, quanto è bello che ognuno di noi “sia” una sinfonia unica, irripetibile, che mai è esistita così e mai esisterà più così, con le proprie specifiche caratteristiche, mischiate in modo unico e speciale per ognuno, per cui anche se tra noi tutti esseri umani ci assomigliamo su qualcosa, anche con caratteristiche e qualità simili, in ogni persona assumono una sinfonia e una armonia speciale, unica, particolare, e soprattutto preziosa come dono per gli altri.

E, come tutti in fondo non temiamo di apprezzare molto  anche altri generi musicali, oltre a quelli nostri preferiti, nello stesso modo possiamo apprezzare, valorizzare, evidenziare e ricevere e accettare con amore le “sinfonie” degli altri, la “sinfonia” unica,  che ognuno di noi è.

Quante volte invece siamo tentati, per timore di valere meno, di sottolineare solo ciò che di bello siamo e facciamo noi e, appena notiamo o scopriamo qualcosa di bello che sono e fanno gli altri, preferiamo non dirglielo, preferiamo non trasmettere,  preferiamo non far conoscere e diffondere la loro bellezza e preziosità, come se valorizzare gli altri significasse in qualche modo “spegnere” noi, o non ricevere abbastanza amore e attenzione noi dagli altri perché iniziamo a ragionare con “o lui/lei, o me” o “sono bravo/brava, interessante, apprezzato/apprezzata io, oppure devo chiudermi e non esprimere e donare ciò che sono” oppure ci diciamo che “non è importante il mio amare, ascoltare gli altri, il mio aiutarli e interessarmi anche io a loro”, oppure  ingaggiamo senza a volte accorgercene del tutto una competizione per dimostrare a noi stessi e agli altri che noi siamo più buoni, più forti, più intelligenti,  più meritevoli di amore e attenzione  di quell’altro/quell’altra, cosi incapace, così cattivo/cattiva,  così egoista,  così poco interessante” …

A volte preferiamo credere che ciò che gli altri donano o sono non sia così speciale come ciò che possiamo essere e fare e donare noi, ma così ci perdiamo ogni volta la libertà, la gioia, la possibilità di scoprire o riscoprire che tutti siamo preziosi, anche quando diciamo o facciamo cose simili agli altri, anche quando contemporaneamente facciamo tanti sbagli, anche quando non amiamo gli altri come dovremmo o potremmo.

E tutti abbiamo qualcosa davvero di unico e bello da donare, e tutti possiamo donare anche la nostra capacità di accogliere l’amore e la bellezza che gli altri possono donarci, perché siamo tutti sinfonie uniche e meravigliose, creature amatissime create da Qualcuno che ci ama sempre, anche quando sbagliamo: Dio, il nostro Padre che conosce più di noi stessi  la nostra preziosità, anche quando noi per primi non la vediamo, e che conosce la preziosità degli altri, anche quando li vediamo e li consideriamo solo inutili, o brutti e cattivi.

Abbiamo paura a volte di scoprire quanto sia più bello vivere con l’atteggiamento di fondo del  sapere e credere che “l’altro/l’altra e contemporaneamente anche io, siamo entrambi utili e preziosi”, invece del “o vengo valorizzato/valorizzata io, di più, oppure è meglio l’altro/l’altra e io non sono più utile”, e ci perdiamo, rifiutandola, la gioia e la bellezza, insieme, certo, anche alla fatica di conoscere davvero l’altro/l’altra rinunciando a continuare ad attaccarci all’idea che abbiamo di lui/lei; ci perdiamo la gioia e la libertà di credere e scoprire che tutti siamo contemporaneamente preziosi, anche con i nostri limiti, sbagli e problemi, e che l’unicità di ognuno è importante; ci perdiamo la pace interiore del  comprendere, perdonare,  del continuare a dialogare davvero e con empatia con l’altro/l’altra  anche quando siamo dispiaciuti, o feriti da lui/lei,  ci perdiamo la gioia e la bellezza di collaborare davvero con gli altri, anche attraversando a volte  momenti di fatiche e momenti di incomprensioni, ma senza smettere di amarli;  ci perdiamo la libertà e la gioia dell’ umiltà e forte mitezza che ricomincia sempre a costruire anche con colui/colei che sembra farlo apposta a non darci ciò che vorremmo, che sembra farlo apposta a non volerci considerare importanti, preferendo a quel punto  come nostra “difesa”  lotte di potere, competizioni, e preferendo  il nostro ignorare chi ci ferisce per fargli capire secondo noi così quanto si soffre se si viene feriti….

Ma così l’altro/l’altra invece di capire,  spesso si difende a sua volta, e si innesca un circolo vizioso di ripicche, giudizi, incomprensioni, chiusure reciproche che fanno solo male;  ognuno di noi è una sinfonia meravigliosa, così com’è : ricominciamo a fare la “caccia al tesoro” per scorgere nell’altro anche la sua preziosità e capacità di amore, puntiamo il cuore e lo sguardo a cogliere  la bellezza della “sinfonia” di ognuno, e che ognuno è, anche se non è esattamente come vorremmo noi e anche quando  non si comporta come vorremmo noi, e come un boomerang, ogni volta che accettiamo di amare l’altro, e di ricominciare ad amarlo anche quando non ci sentiamo capiti e considerati come vorremmo, riscopriamo così anche la nostra personale capacità di amore, la nostra bellezza, la nostra personale sinfonia.

Nell’ambito musicale, siamo capacissimi di apprezzare anche tanto, tantissimo, contemporaneamente più stili di musica, e non ci viene in mente di solito che il nostro apprezzare, far ascoltare e gioire per una musica che troviamo bella ma diversa da quella che ci sembra più vicina al nostro carattere, possa “annullare” o “spegnere” in qualche modo la musica che più sentiamo come vicina a ciò che siamo, come ritmo, melodia, ecc.

Apprezzare contemporaneamente più musiche, più stili musicali, più canzoni, ci insegna e ci ricorda secondo me, che non porta frutto ragionare con il “o io o gli altri”, come se fossimo in una continua “gara” per vedere chi vince, chi è buono e chi è cattivo, per vedere chi è più amato e chi riesce a realizzare di più e ad attirare di più l’attenzione, mettendo in un “angolo” ciò che è l’altro, ciò che sa e può fare, la sinfonia meravigliosa  e unica che è  l’altro anche quando fa vedere anche difetti e limiti.

Quand’è l’ultima volta che abbiamo apprezzato qualcuno e glielo abbiamo espresso anche direttamente? Quante volte durante la giornata scegliamo di pensare che ciò che fa l’altro/l’altra è “in modo evidente” una cattiveria o rifiuto nei nostri confronti, invece di provare a credere che l’altro/l’altra, può avere suoi motivi da rispettare e accogliere con empatia per comportarsi in un certo modo, che spesso sono molto diversi da ciò che pensiamo? Quante volte nella giornata diciamo a una persona, agli altri, anche con la nostra attenzione, con le nostre decisioni, con il nostro perdono di cuore, che le vogliamo bene, e che le vogliamo bene anche se e quando sbaglia nei nostri confronti?

Quante volte diciamo a quella persona, con parole e fatti, che per noi è preziosa, che la stimiamo e siamo felici di sentirla o vederla? Quando è l’ultima volta che abbiamo fatto conoscere agli altri quanto è unica e preziosa quella persona, e abbiamo evidenziato ciò che di bene è e  fa, coprendo con il manto della carità, una vera e calorosa carità, piena di amore vero verso la persona, i suoi sbagli e limiti, così come noi vogliamo essere visti con Misericordia, amore, carità anche quando sbagliamo, o anche quando  usiamo egoismo o feriamo?

A volte non conosciamo la nostra personale sinfonia, non la vediamo, a volte forse pensiamo di non valere molto, di non avere chissà cosa di speciale, invece siamo speciali, come lo è ognuno di noi. A volte forse proprio non ce la sentiamo di accettare che anche l’altro, proprio colui/colei che tanto sembra irritarci, proprio colui/colei che non fa come facciamo noi, che non esprime generosità, amorevolezza, bravura, gentilezza, attenzione come noi, possa avere nel suo cuore una stupenda sinfonia da apprezzare, e da accogliere come dono unico e prezioso anche per noi.

Eppure, è così e ci perdiamo davvero tanto, tantissimo della bellezza della vita e degli altri ogni volta che sminuiamo qualcuno, dentro o fuori di noi, ogni volta che mettiamo una etichetta all’altro/all’altra per sempre, credendo che lui/lei “è irrecuperabile, troppo egoista, non cambierà mai, non ha niente di buono, è cattivo, non gli importa niente, è colpa sua se ora lo/la ignoro”, perché già quando crediamo così di qualcuno, spegniamo in qualche modo anche  una parte della sinfonia unica e bella che noi siamo.

Una delle riflessioni che ho fatto in più su quel brano musicale che ho trovato su internet, dove due musiche che apprezzo molto, una preferita dalla mia mamma, la sinfonia di Mozart numero 40 in G minor k 550,  e una preferita da me, una delle canzoni che mi piacciono molto di Falco, “Rock me Amadeus”, si intrecciano in modo, secondo me, davvero bello, unite da qualcosa che le armonizza nello stesso brano musicale, è che… si può essere vicini, vicinissimi, e ci si può capire e si può costruire insieme anche quando i gusti preferiti  musicali o in altri ambiti non sono uguali, pur essendo uguali per alcune cose, e diversi,  o a volte anche diversissimi come carattere e caratteristiche e desideri per altri aspetti o per quasi tutti gli aspetti.

E questo vale non solo sugli stili musicali, vale non solo tra  genitori e figli, vale non solo tra parenti, ma anche tra innamorati, tra amici, tra conoscenti, e con ogni persona. Non c’è bisogno cioè di fare tutto uguale ai propri genitori, e non c’è bisogno  di fare  tutto il contrario dei propri genitori, non c’è bisogno di essere perfettamente uguali nei gusti e nei desideri e abitudini per amare ed essere amati, e non c’è bisogno  di annullare se stessi per amare ed essere amati, e non c’è bisogno di  disprezzare la diversità degli altri per costruire vicinanza, amore, amicizia, dialogo,  e per comprendere  che si può essere vicini, vicinissimi, anche con alcune preferenze, idee e caratteristiche diverse;  non c’è bisogno di interagire solo con persone molto simili rifiutando  coloro che la pensano diversamente e che usano le loro scelte,  il loro tempo, le loro qualità diversamente da come facciamo o faremmo noi; non c’è bisogno  di imporre i nostri gusti, desideri, e caratteristiche per convincerci di poter essere amati, non c’è bisogno di sminuire l’altro per sentirsi importanti o amati.

C’è bisogno di imparare a voler bene davvero, anche quando siamo dispiaciuti o arrabbiati, c’è bisogno di credere davvero che l’altro, anche quando sbaglia verso di noi, è amato, prima di tutto da Dio, e in più  che  l’altro è un “dono”, anche quando ancora non capiamo in che modo, perché ha una sinfonia in sé unica, preziosa, molto più grande delle sue imperfezioni, perché anche lui/lei come noi, è una sinfonia da conoscere davvero, da apprezzare, una sinfonia preziosa creata e voluta da Dio.

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