Aiutare e lasciarsi aiutare

Aiutare e lasciarsi aiutare … apparentemente sembrerebbero due possibilità semplici e senza tante complicazioni. E lo sarebbero.

Ma succede a volte o spesso che aiutare sia una occasione per far emergere “il salvatore del mondo” che è in ognuno di noi, e il lasciarsi aiutare può a volte far emergere  la propria difficoltà a lasciarsi aiutare rinunciando al proprio modo di voler essere aiutati, in quel modo preciso, e alla resistenza che a volte abbiamo, per nostre ferite personali, sul lasciarci amare, come se fosse una perdita di “potere”, di controllo sulla situazione, o segno di incapacità nostra e debolezza eccessiva.

E a volte preferiamo di fondo dire NO all’aiutare e NO lasciarsi aiutare, oppure SI all’aiutare  ma NO al lasciarsi aiutare, oppure NO all’aiutare e SI al lasciarsi aiutare ….

Aiutare è bellissimo, porta un bene in più a chi riceve aiuto e anche a chi dona aiuto, proprio perché secondo me il donare, amare porta in sé già un dono anche per se stessi che si scopre … donando. Ci chiediamo ogni tanto come aiutiamo, e che tipo di aiuto diamo? A volte secondo me siamo tutti molto tentati di aiutare tipo “salvatore del mondo”: e cioè: se aiutiamo qualcuno vogliamo poterlo fare esattamente come abbiamo in mente  di fare, nei tempi, comodità e modi che abbiamo scelto, e a volte nel nostro desiderio di aiutare si può mischiare  contemporaneamente il desiderio di far diventare l’altro, il destinatario del nostro aiuto, uguale a noi, o desideriamo in fondo forse che l’altro si lasci aiutare come diciamo noi, nei modi che riteniamo più efficaci,

ma … in questo nostro desiderio di aiuto ascoltiamo prima l’altro e di cosa ha bisogno in quel momento?

E come reagiamo se l’altro rifiuta di farsi aiutare e non fa ciò che gli diciamo di fare per esempio nel consiglio che gli diamo per aiutarlo o nella scelta concreta che facciamo per aiutarlo? Lo consideriamo a quel punto  “cattivo”, “ribelle” , “che lo fa apposta a non fare come gli diciamo perché non ci tiene a noi o per farci un dispetto”, oppure andiamo “oltre” il suo atteggiamento  sulla difensiva od “oppositivo”e cerchiamo con amore e fiducia di capire cosa sta vivendo l’altro, perché reagisce così, e magari gli chiediamo “perché”? o ci offendiamo , forse perché ci siamo identificati come valore come “colui/colei” che sa aiutare e ha valore se gli altri si lasciano aiutare, e in quei modi precisi che sa solo lui/lei? 

Penso sia più rasserenante e più di aiuto, per l’altro e anche per noi stessi, accettare con amore che l’altro ha gusti e modalità diverse dalle nostre, e soluzioni a volte diverse, e non per questo è cattivo o ribelle, semplicemente ha voglia di ricevere aiuto in una forma per lui accettabile e comprensibile: ognuno di noi ha in sé antiche “ferite” e resistenze e lentezze, e quindi solo aiutare con amore, senza pretendere di aiutare solo in un modo, può illuminare mentre si ama e far capire qual è l’aiuto più efficace per l’altro: l’aiuto di fondo non è mai qualcosa solo di pratico, se tocca solo il lato pratico senza tener conto di quello che la persona vuole accogliere, non sarà molto efficace, perché tutti, ognuno di noi, hanno bisogno di sentirsi prima guardati davvero, e collegati con un “ponte” di accettazione e empatia.  

E … come viviamo il lasciarci aiutare dagli altri?

Anche se l’altro deve accettare che noi vogliamo essere aiutati nel nostro modo, rispettando noi e il nostro carattere e difficoltà e resistenze, penso sia importante che facciamo dei “passi” verso l’altro e proviamo a vedere i lati positivi del modo di aiutare che l’altro ci vuole donare in quel momento.

Penso che a volte siamo un po’ impauriti di permettere agli altri di aiutarci, forse perché temiamo di sentirci o mostrarci più deboli di quello che siamo in realtà, o di valere poco se non riusciamo noi da soli a risolvere un problema.

Oppure forse a volte crediamo che l’unico modo per poterci aiutare da parte degli altri sia quello che già conosciamo e abbiamo sperimentato, o quei modi che non “scomodano” le nostre abitudini e le nostre sicurezze e attaccamenti o idee su noi stessi.

Arriviamo a volte anche a rifiutare di lasciarci amare da Dio, forse perché temiamo che anche Dio sarà una ennesima persona che ci chiederà troppo, che forse vorrà annullare i nostri desideri, o che vorrà solo farci soffrire e rinunciare a tutto. Può succedere che preghiamo Dio e Lo supplichiamo di aiutarci, di darci un segno, e poi se non arriva da parte Sua l’aiuto come avevamo chiesto, anzi sembra solo tutto peggiorare, iniziamo scoraggiati e arrabbiati, delusi, ad allontanarci da Dio,  a non pregarLo più, a non fidarci di Lui e a incolparLo della Sua apparente indifferenza.

Ma è così? È proprio così?

 Dio ci ama tantissimo, realmente, anche se a volte in modi misteriosi e diversi dai modi che vorremmo capire e sperimentare noi.

E qui entra la fede, la fiducia: Lui, Dio, è il nostro Papà Buono, che sa dove ci conduce, anche quando fa buio o noi non vediamo la strada, o l’abbiamo perduta, perché Lui non ci lascia soli, non ci molla, mai, siatene certi di questo, anche quando sembra ci sia solo silenzio da parte Sua.

Proviamo un po’ di più a fidarci di Dio, a chiederGLi di aprire il cuore e ascoltare ciò che vuole dirci, la Sua Volontà e a saper cogliere e accogliere con gioia i modi in cui ci vuole aiutare, perché sicuramente Lui ci aiuta, ci aiuterà, sempre, ma lasciamo a Lui i modi, i tempi, il senso.

Proviamo a guardare con un pochino più di stima e fiducia anche le persone che ci vogliono aiutare, accettiamo, dove è possibile, di lasciarci aiutare anche in modi meno precisi dei modi che useremmo noi, accettiamo di non stare sempre e solo a controllare il tipo di aiuto anche pratico che ci viene offerto e donato, ma cogliamo e valorizziamo i tempi e modi che l’altro usa per aiutarci, liberi di dire no ai modi che usa e che noi non vorremmo, ma liberi anche di dire si ai suoi modi imperfetti di aiutarci, alla sua buona volontà e disponibilità. Anche perché nessun essere umano sa e può aiutare in modi perfetti, assoluti, completi, perché non è Dio, quindi ci sarà sempre qualcosa che non è esattamente come vorremmo, una consolazione da parte degli altri che non potrà mai colmare il nostro cuore fino in fondo, e accettare questa realtà fa fare pace con le nostre imperfezioni e  ci fa capire meglio che davvero l’Unico vero nostro Salvatore da seguire sempre è Dio. Nel lasciarci aiutare dagli altri, accettando anche le loro imperfezioni e  limiti, e  nell’aiutare gli altri, senza scoraggiarci sulle nostre imperfezioni e limiti,  potremmo scoprire molti più doni reciproci di quanto pensiamo ora.

 E … sono convinta che anche lasciarci aiutare dall’altro sia un … donare, il dono di lasciarci aiutare, di permettergli di donarci suoi talenti e buona volontà, di aiutarlo a vedersi come un buon “dono” anche per noi …

E allora SI all’aiutare, e SI al lasciarci aiutare….

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