Ciò che diamo per scontato

 

Come stiamo messi con ciò che è scontato?

Quanto ci facciamo influenzare dal nostro pudore di esprimere agli altri il nostro affetto, la nostra gioia, tenerezza, amicizia con le nostre parole e con i fatti? Succede a tutti noi di abituarci a pensare che in fondo in fondo gli altri lo sappiano già quanto ci teniamo a loro, cosa pensiamo e quanto affetto e stima abbiamo per loro. Tante volte ci convinciamo che siccome dentro di noi sentiamo intensamente sentimenti di affetto, amore, gioia, tenerezza, compassione, vicinanza, e a noi sono ben evidenti e chiari, allora, come per una strana magia “sicuramente” agli altri tutto ciò arriva, e ci convinciamo che “sicuramente” lo sanno, e a tutti i livelli, ciò che pensiamo, ciò che sentiamo, soprattutto il bello e buono che abbiamo nel nostro cuore per loro.

Arriviamo a volte a convincerci che gli altri sicuramente sanno anche quanto vorremmo parlare con loro, sentirli, fare qualcosa con loro, averli vicino, collaborare, essere capiti da loro e capirli, quanto siamo disponibili ad aiutarli e quanto li pensiamo con amicizia e affetto. Forse perché siamo anche convinti che glielo già abbiamo dimostrato ed espresso, o che glielo abbiamo fatto capire tante, tantissime volte e in tanti modi.

Ma….siamo sicuri, siamo sicuri sicuri che gli altri davvero lo sappiano, davvero si convincano di essere stimati e amati da noi, e sempre? E siamo sicuri sicuri che gli altri non abbiano bisogno di riscoprire che ci teniamo a loro ancora, sia quando li abbiamo sempre vicino o li vediamo spesso, sia quando non ci sentiamo con loro da tempo, non li vediamo da tempo, o non abbiamo da tempo occasioni per parlare, fare qualcosa con loro, collaborare in  qualcosa con loro? Purtroppo è molto più facile arrivare a convincerci, noi per primi, che se gli altri da anni o da tempo non ci cercano, non ci propongono qualcosa da fare insieme  a loro, se non ci chiamano o scrivono spesso allora vuole dire che “sicuramente” non ci vogliono bene, non hanno più affetto o stima per noi, non desiderano rivederci o parlare con noi…

eppure probabilmente spesso succede anche a noi di non chiamare qualcuno, di non ricontattare qualcuno, di non provare a parlare, scrivere, proporre qualcosa di bello a qualcuno non perché non ci teniamo o non ci teniamo più a lei/lui, ma spesso per tanti altri motivi che all’esterno non facciamo vedere: motivi di vario tipo, tra cui un po’ di timore a ricontattare qualcuno o proporre qualcosa a qualcuno per timore di essere rifiutati, o che l’altro non ci tenga più a noi, oppure un po’ di pudore nel fare noi dei passi verso gli altri senza prima la certezza e rassicurazione chiara da parte loro che ci vogliono bene e gli fa piacere sentirci o vederci, oppure per via di un periodo in cui per nostri problemi o dispiaceri siamo più concentrati su ciò che stiamo affrontando o che ci preoccupa e senza accorgerci iniziamo a chiuderci un po’ e a dare all’esterno apparenti segnali di chiusura tipo “non ti avvicinare, non mi parlare”, e invece basterebbe che decidiamo di continuare a esprimere attenzione agli altri, e che gli altri avessero la voglia di andare oltre il nostro atteggiamento a volte un po’ da “orsi” apparenti, per scoprire che in realtà abbiamo ancora affetto, gioia, voglia di averli vicino, anche quando non li cerchiamo per primi noi. E così a volte è anche per gli altri, certo non sempre, ma a volte si.

Oppure capita che interpretiamo anche i comportamenti, scelte e atteggiamenti di chi conosciamo e vediamo spesso come segnali solo di chiusura e indifferenza nei nostri confronti e preferiamo non esprimere affetto senza prima essere rassicurati che siamo amati.

E possiamo saperlo e scoprirlo come sono davvero le cose, se gli altri hanno desiderio di interagire con noi o no, solo se noi per primi proviamo o riproviamo a interagire con loro, senza però pretendere che anche loro abbiano lo stesso entusiasmo, lo stesso identico desiderio e tempo per parlare con noi, per fare qualcosa con noi, ma dando a noi stessi la possibilità ogni volta di accettare e “riconoscere” davvero l’altro e la sua realtà, dando a noi stessi e all’altro la possibilità di ricominciare in ogni momento presente,  decidendo di costruire davvero con empatia il l nostro rapporto con l’altro, e di dare la possibilità sempre all’altro di dirci davvero cosa pensa, di farsi conoscere davvero, di dire “no” o “si” al nostro interagire con lei/lui, rinunciando a decidere noi a priori che “sicuramente” lei/lui non vuole, non gliene importa niente perché non ci dà retta o da tempo non ci contatta, rinunciando a dare per scontato che solo se lei/lui usa le stesse modalità tempi e modi espressivi che usiamo noi allora significa che ci tiene a noi, e invece se usa modi, tempi, o modalità diverse allora non ci tiene a noi.

Accettiamo con umiltà anche la possibilità che l’altro non abbia voglia o non abbia  più voglia di interagire con noi, di fare cose con noi, di collaborare, parlare con noi, o costruire con noi strade e ponti nuovi, perché solo nella verità delle situazioni e dei rapporti possiamo capire come interagire e se e quanto e in cosa possiamo interagire con l’altro e se l’altro vuole o non vuole e se si in cosa e quanto vuole interagire con noi: smettiamo di credere che o l’altro vuole interagire in tutto e sempre come vogliamo e faremmo noi con lei/lui, oppure vuol dire che non vale la pena o che è cattivo o che non ci tiene a noi.

Noi non possiamo mai essere il “tutto” di qualcuno, come nessuno può essere il “tutto” per noi, perché solo Dio è il Tutto, e ci fa tanto bene accettare l’umiltà di amare e donare all’altro ciò che l’altro si sente di accettare ed eventualmente donare, anche se ai nostri occhi sembra poco o non abbastanza, perché non tutti i rapporti tra le persone sono uguali o della stessa intensità e profondità, non possiamo imporre agli altri una interazione come la vogliamo noi, né gli altri possono farlo con noi, ma possiamo riscoprire la bellezza di amare gli altri in ciò che accettano di ricevere da noi e che accettano di darci, nella serena consapevolezza che nessuno può donarci tutto, il Tutto è solo Dio.

Quanto bene, quanto amore, quanta vicinanza, quanta tenerezza e comprensione, quanta bellezza, possibilità amicizia, affetto, quanta empatia e gioia possiamo donare agli altri, e che rinunciamo spesso a donare, e anche a ricevere, convinti che gli altri lo sanno, che non ce n’è bisogno, o perché “tanto” glielo esprimiamo con fatti concreti, o perché “tanto” glielo diciamo a parole: non possiamo disgiungere le nostre parole dai nostri fatti concreti, entrambi, parole e fatti, hanno in sé una grandissima possibilità di calore e amore da donare e costruire, non trascuriamo nessuna delle due forme espressive: possiamo preferirne una delle due, ma entrambe sono talenti che abbiamo in noi e che dobbiamo e possiamo usare e donare gratuitamente per amare davvero: non basta pensare di amare qualcuno, non basta pensare di voler aiutare qualcuno o che ci saremo sempre per l’altro, non basta desiderare di costruire, comprendersi, ma è necessario, perché tutto questo all’altro arrivi davvero, che esprimiamo esplicitamente tutto questo.

Spesso anche tra parenti e amici c’è troppo pudore, e si dà per scontato, convinti che tanto per legame di parentela o di amicizia gli altri lo sanno, che il nostro affetto, vicinanza, disponibilità ad aiutare, siano evidenti e chiari per l’altro.

Ma soprattutto quando l’altro ha poca autostima, o  soffre o ha delle difficoltà, fa più fatica a ricordare, a dare per scontato che noi ci siamo e che gli vogliamo bene.

Quante parole e fatti non doniamo agli altri  per paura di non essere amati, voluti, capiti, e quante parole e fatti invece esprimiamo che non danno calore, per esempio spiegazioni fredde, consigli dati con durezza, rimproveri che vorrebbero  fare il bene dell’altro per smuoverlo e per fargli smettere di lamentarsi o soffrire, ma che in realtà creano muri e incomprensioni, e quanto a volte gli altri si sentono soli verso di noi, e noi non ce ne accorgiamo perché diamo per scontato che è sufficiente che noi sentiamo affetto per loro perché a loro arrivi?

Eppure le nostre parole e i fatti e scelte che possiamo fare e donare, se ci mettiamo dentro il nostro amare, diventano parole che possono fare calore, verità, vicinanza vera, occasione, costruzione, ponti, strade, comprensione e tanto altro, possono dare carezze emotive e aiutare davvero, e anche i nostri fatti, azioni, scelte, anche concrete, se fatti con amore gratuito e costante, possono costruire, cambiare qualcosa, donare e ricevere tanto bene e possibilità nuove.

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