Fai pace con il facile e con il difficile

(Francesco e la povertà che rende davvero ricchi)

Quante volte caro lettore forse come me vedi la povertà come solo una mancanza. E quante volte vorresti affrontare solo cose facili, ed evitare le cose difficili e a volte dolorose, anzi non solo evitarle ma fuggire lontano lontano da ciò che sembra troppo difficile. E spesso sei tentato di credere che più ti riempi di cose facili e comode, più cerchi di non rinunciare a niente, più prendi, ottieni, pretendi, più ti sentirai tranquillo e ricco di serenità e di sicurezze. E’ una logica anche interiore che sembra spesso quella più…”logica” e più chiara e veloce per realizzarti e rasserenarti: e cioè la logica di  agire solo quando sei certo che otterrai qualcosa: di  amare e fare del bene solo a chi ti tratta bene e da cui ti senti amato e capito e aiutato, evitando e mettendo da parte chi è diverso da te e ti ha fatto del male o non ti capisce o non fa ciò che a te sembra evidente per andare d’accordo e amare; è quella logica per cui non vuoi mai rinunciare a un tuo punto di vista, perché ti sembrerebbe quasi una cattiveria o una “vittoria” da parte dell’altro, una debolezza tua vista anche dall’altro, oppure non vuoi fare un passo tu per primo generosamente quando l’altro non fa un passo secondo te verso te. E’ la logica del “più sono furbo e forte più ottengo”, a costo di dire bugie o di usare metodi che non sono amore ma che a te sembrano metodi veloci e comodi (come per esempio ricatti, punizioni, critiche e rimproveri aspri per “scuotere” secondo te l’altro, deresponsabilizzazione, ecc.) per ottenere ciò che vuoi e arricchirti secondo te di attenzioni degli altri, di rispetto da parte degli altri, di beni materiali, di lodi e di  potere nel far cambiare gli altri come vuoi tu. È la logica del “Più ho e più sarò tranquillo e amato, originale, visto e rispettato”. E’ la logica che scegli a volte anche per dimostrare il tuo affetto agli altri: riempire di eccessivi regali di oggetti per esempio un figlio o il coniuge o un amico o conoscente perché ti sembra più facile dell’accoglierlo così com’è, del donargli te stesso interamente con il tuo tempo di qualità e con attenzione ed empatia…. Sei tentato, come ognuno di noi, di considerare “ricchezza” tanta “spazzatura” che si riveste di luccichii. Stai tranquillo caro lettore, non sto dicendo che non devi desiderare anche un po’ di comodità e di facilità nell’affrontare la tua vita e le tante situazioni, ma ti sto dando qualche piccolo spunto per aiutarti a non farti ingannare dall’ apparente facile, dalla finta “ricchezza” che in realtà ti toglie le energie più vere e più belle, e in realtà ti fa sembrare importante ciò che non lo è davvero. È quella logica per cui inizi a credere che arricchisci te stesso di qualità e di serenità e felicità se ti riempi di distrazioni e di oggetti e se aspetti che gli altri ti amino. E…Francesco in tutto questo cosa può testimoniare a te, a me, a tutti noi?

Francesco ha scelto la povertà. L’ha scelta non solo come rinuncia a qualche cosa, non per disprezzare il bello e il gusto della vita. Ha scelto la povertà credendo e sperimentando che così liberava davvero se stesso, e poteva seguire Dio e trovare e vivere la Felicità davvero. Francesco sapeva quanto era sensibile, attaccato alla vita, tentato di arricchirsi e di rendere ogni oggetto, piacevolezza, comodità e bene materiale, ogni persona come servitori del suo egocentrismo. E sapeva, aveva compreso profondamente che solo imparando a gestire se stesso, solo accettando di rinunciare al suo egocentrismo, solo cambiando ogni suo forte desiderio in forte desiderio di seguire Dio e di amare come Lui ci chiede poteva davvero realizzarsi e “vincere” su quella parte di lui che voleva renderlo schiavo di se stesso e dei suoi desideri. Ognuno di noi, caro lettore, ha una parte in sé che vorrebbe “boicottarci”. Un esempio è quando vorremmo fare il bene e amare e invece ci ritroviamo a volte a comportarci come in realtà non vorremmo, e a compiere un male che in teoria diciamo che non vorremmo mai fare. Oppure facciamo dispiacere a qualcuno e quando ci rendiamo conto di aver fatto dispiacere ci autocrogioliamo nella finta ricchezza del senso di colpa e del non voler a volte perdonare facilmente noi stessi e trattare male noi stessi: si perché una delle finte ricchezze di cui ci arricchiamo è il senso di colpa e la convinzione che se sbagliamo tanto non ci meritiamo più il bene o il bello, e così però invece di usare le nostre energie e motivazioni per migliorare e cambiare una situazione peggioriamo la situazione mettendo in atto comportamenti e pensieri che peggiorano la situazione. La ricchezza da cui stare attenti non è infatti solo la ricchezza materiale, di beni materiali, ma anche tutte quelle “ricchezze” che coprono il nostro cuore di indifferenza, di continue giustificazioni con noi stessi e con gli altri tipo “che male ho fatto? Che male c’è?” per non sentire il dolore di essere anche noi esseri umani poveri, limitati, fragili, incoerenti a volte, e pieni anche noi di sentimenti e pensieri che ci fanno agire e reagire a volte in modi di cui poi ci pentiamo. Il senso di colpa diventa un tipo di ricchezza che soffoca a volte il desiderio di riparare il male fatto, di vedere e cambiare ciò che va cambiato, perché sembra più facile sentirsi in colpa e vittime o “cattivi”. Paradossalmente però il senso di colpa e tutti questi tipi di ricchezze coprono le vere motivazioni e la chiarezza di cosa fare e chi seguire, se seguire i nostri stati d’animo e valutazioni e criteri o se seguire Dio, l’Unico che sa amare davvero e sa dirci come fare per amare e perdonare anche noi stessi. Facile (apparentemente) dare retta ai nostri desideri, giustificazioni, tentazioni e giudizi; difficile (apparentemente) svuotarci dalla presunzione di sapere cosa è meglio, dall’orgoglio di non perdonare noi stessi perché siamo creature che possono anche sbagliare, svuotarci dal desiderio di ottenere tutto presto e sempre e come diciamo e quanto diciamo noi, e dall’inganno di credere che solo così saremo “pieni” di ricchezze e gioia e tranquillità e libertà interiore.

Francesco si è svuotato. Francesco ha scelto il difficile. Francesco ha capito che cambiando logica interiore, smettendo di riempirsi di ricchezze finte in realtà poteva così fare spazio per la vera ricchezza: Dio e il Suo Amore, che insegna e illumina su quanto siamo amati, su come è facile sbagliarsi ma anche su quanto si può ricominciare, su quanto  Lui ha infinita e costante  Misericordia per te, per me, per ognuno di noi, e sulla ricchezza della nostra personale bellezza anche se noi a volte non ci crediamo per come vediamo noi stessi. Quando sbagli come reagisci caro lettore? Ti apri alla infinita ricchezza del Perdono e della Misericordia di Dio per te e per ognuno di noi? Accetti di svuotarti dalla convinzione che tu vali e sei amato solo se sei bravo e perfetto e buono? Francesco ha iniziato nella sua vita a non temere più il giudizio della gente su di lui, ha iniziato a scegliere e fare le cose non per compiacere gli altri ma per seguire Dio, per amare davvero. Francesco ha iniziato a preferire la povertà, la scomodità, la rinuncia, perché ha capito che la povertà, anche interiore, non è una nemica, ma è colei che ci aiuta a fare spazio a Lui, al nostro Dio, è colei che ci permette di avere più libertà interiore e più gioia da coltivare. Francesco ha iniziato a vedere bene anche i suoi difetti, limiti, peccati, e ha iniziato a chiedere scusa e a farli notare anche agli altri per non inorgoglirsi e sembrare migliore di quello che era, perché aveva scoperto un Tesoro, il Tesoro più grande, il Vero e Unico Tesoro: Dio e il Suo Amore per lui e per tutti noi, e voleva far risplendere il Vero Tesoro, non lui e le sue qualità.

Francesco ha trovato la Gioia vera, e allora ha iniziato a non temere ciò che era difficile e scomodo, ha iniziato a trovare e vivere la gioia anche nel poco, nello scomodo, nel faticoso, perché ha creduto a Lui, perché si è aperto all’Esperienza dell’Amore di Dio per lui. Francesco può sembrare strano, uno che cerca il dolore e la scomodità per il dolore e la scomodità in sé, può sembrare una persona troppo lontana da ognuno di noi e da ciò che ognuno desidera nel suo cuore, ma se riflettiamo caro lettore su Chi ha scoperto nella sua vita, e su come ha capito che in realtà alcune rinunce regalano più contatto con se stessi e con Dio e gli altri, si può intuire un po’ di più che grande saggezza, buonsenso e amore ha in realtà Francesco e quanto ha da insegnarci e testimoniare a ognuno di noi.

Siamo in un periodo in cui c’è molto in noi e in tutti la tentazione di colmare ogni vuoto, ogni bisogno con oggetti, immagini, beni materiali, affetto, ecc. Penso succeda anche a te, caro lettore, che più ti senti frustrato, mancante di qualcosa, più vivi situazioni che non riesci a gestire o piccoli grandi fallimenti, più ti accorgi che non riesci a cambiare alcune cose, anche di te stesso, e più ti riempi di apparenti ricchezze convinto che starai meglio, in realtà scoprendo poi successivamente che in realtà senza accorgerti ogni volta “scavi” un vuoto e una amarezza e tristezza  maggiori in te e ti “imprigioni” in te stesso. Francesco sembrava scegliere la debolezza, il dolore, la fatica, lo scomodo, per essere triste, in realtà sceglieva il difficile per trovare anche paradossalmente il facile, cioè più gioia, più coerenza e libertà interiore, più senso nella sua vita, più amore. “Ma allora io che sono così pieno di bisogni, di attaccamenti a tante cose, io che non rinuncerei a certe comodità e che mi piace tutto facile devo sentirmi in colpa o non riuscirò a essere felice?” potresti pensare caro lettore…ricorda sempre che Dio ti ama così come sei, sempre. Ricorda sempre che sei amabile anche se vuoi riempirti di finte ricchezze, anche se non vuoi rinunciare a niente per timore di soffrire. Ma può esserti utile anche meditare nel tuo cuore l’importanza del rinunciare a ciò che ti appesantisce anche interiormente: non solo oggetti ma per esempio anche obiettivi che sembrano i più importanti ma che a volte non lo sono, o una abitudine che non ti aiuta a vedere in te stesso e a vedere cosa poter fare per migliorare una situazione. Facile e difficile: in realtà non è tutto come sembra: pensa per esempio che una delle “ricchezze” che te, io a  volte ognuno di noi possiede è una certa tristezza di fronte a certi eventi o situazioni, una tristezza pessimistica o di autocrogiolamento per cui ci si sente a volte “vittime” delle cattiverie degli altri (con la tentazione di pensare e credere che la colpa è sempre degli altri e che noi siamo solo buoni o quasi) e finché  ci si tiene stretti questo tipo di ricchezze diventa pesante affrontare le situazioni,  se stessi e gli altri.

Francesco non era un superuomo, ma solo un uomo che ha creduto più a Dio che a se stesso, si è fidato di Lui e del Suo Amore, e ha creduto e capito che lavorando su se stesso e sui suoi desideri, sui suoi pensieri e scelte, in realtà lasciava spazio a Dio e alla fiducia di amarLo e seguirLo.

Caro lettore non convincerti che l’allenamento alla vera Ricchezza, l’allenamento a fare spazio nel tuo cuore alla vera Gioia e Amore sia una questione di allenamento di tuoi unici sforzi contando su te stesso e sulla tua forza e costanza: no, caro lettore, questo “allenamento” dura tutta la vita  e puoi riuscire a farlo davvero solo accettando nella tua vita Dio come alleato, solo contando su di Lui e sul Suo Amore e Misericordia costanti verso di te, solo fidandoti dei Suoi criteri e Comandamenti e seguendoLo, e perdonandoti e lasciandoti perdonare da Lui  ogni volta che sei deluso da te stesso o dagli altri, ogni volta che riscopri che sei una creatura limitata e fragile anche se piena di bellezza.

Francesco ha capito che le ricchezze vissute male rendono schiavi delle ricchezze e di se stessi e si trascinano dietro una serie di frustrazioni e stanchezze e tentazioni che non aiutano ad amare e a coltivare gioia. Forse capita anche a te, come a me e a come a ognuno di noi, che quando rinunci a qualcosa o a un tuo atteggiamento egoistico confondi il rinunciare con l’annullarti e quindi rischi di coltivare senza accorgerti un certo rancore verso colui o colei per il quale rinunci a qualcosa, oppure esprimi poi la tua amarezza facendolo pesare in altro modo…è importante allenarci tutti a scoprire che la rinuncia è diversa dall’annullamento. La rinuncia con amore porta frutto, la rinuncia sterile o lo scoraggiamento non portano più gioia, ma solo a volte rabbia, lontananza emotiva e vittimismo.

Francesco ha rinunciato per amore, per amore verso Dio, verso Colui che sempre lo ha riempito di Gioia, Pace, di Amore. La rinuncia per amare, la rinuncia per costruire, in realtà non annulla noi stessi ma in modo misterioso ma reale ci “restituisce” a noi stessi e agli altri.

Francesco è stato più se stesso, non meno se stesso. Anche quando riconosceva e vedeva subito i suoi difetti, sbagli, peccati e limiti era più se stesso, e diventava più amabile anche per questa sua umiltà, che sprizzava simpatia, perché chi accetta di vedere anche le sue fragilità e sbagli anche davanti agli altri, anche chiedendo scusa, risulta anche più simpatico e avvicinabile.

Quali sono le finte ricchezze a cui dai importanza?
Come le “coltivi”?

Il facile e il difficile: cosa per te è facile, e da cosa fuggi?
Cosa è per te difficile: non temere di affrontare con amore ciò che è difficile, non temere di lavorare su te stesso.

Francesco ha creduto all’Amore di Dio per lui. Francesco ha scelto anche ciò che è scomodo e difficile coltivando una grande gioia anche nella fatica. Cosa è importante per te da cambiare?

Allenati come Francesco: a cosa vuoi rinunciare (un oggetto, una tua opinione –puntiglio, un tuo giudizio od obiettivo apparentemente fondamentale, una tua chiusura, una certa tristezza ecc) con amore e sperimentare più pace interiore e gioia e libertà interiore?

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