Il cattivo

Spesso in tante favole c’è un personaggio che non è molto simpatico: il cattivo!

Può essere un mostro, una strega, un orco, o semplicemente un uomo o donna cattivi che impediscono al personaggio principale e agli altri personaggi di realizzare qualcosa.

E… nella tua “favola”, nella tua vita qual è il cattivo?

Forse per te il cattivo è quella persona particolare che ti ostacola, ti impedisce alcune cose, ti “ruba” l’affetto di qualcuno, qualcuno che non ti ha capito, ti ha tradito, o semplicemente non si interessa a te e ai tuoi problemi, o ti critica.

A volte forse  sei tentato di credere che nella tua vita il “cattivo” sia il tuo coniuge, un tuo genitore, tuo figlio, un amico, un tuo conoscente, o comunque qualcuno da cui ti aspettavi amore e comprensione e invece hai spesso ricevuto incomprensione, e poca attenzione nei tuoi confronti.

Ti serve, per realizzare la tua vita da favola, considerare che quasi tutti i tuoi problemi e tristezze dipendono da quel “cattivo”?

una delle conseguenze del continuare a credere quella persona, una persona in particolare “cattiva” nei tuoi confronti, è che inizi sempre più a sentirti e crederti solo una “vittima” che non ha fatto niente e non può fare niente per migliorare la situazione, e inizi a deresponsabilizzarti, dando la responsabilità di quello che senti e che ti succede all’altro, iniziando a pensare e dire che l’altro “mi fa arrabbiare”, come se fosse l’altro che ha il potere di scatenare in te la rabbia.

Ma tu sei sempre libero di scegliere di  reagire  agli altri con … libertà:

arrabbiandoti, trattando male, o reagendo con amore.

Quante volte forse pensi e credi che è  l’altro che  ti rende infelice, che ti rende triste, o che ti tira fuori il peggio di te?

Ma è davvero l’altro il responsabile dei tuoi pensieri e stati d’animo, e delle tue reazioni?

Spesso o  a volte forse  le persone intorno a te, quando sei triste e arrabbiato con qualcuno, sono tentate di dirti che si, è colpa solo dell’altra persona, degli altri, che la soluzione è togliere il saluto a quella persona, ignorarla, parlarne male anche con altri, evitarla, o trattarla con vendetta, anche indiretta, non esplicita.

Ma … appena consideri una persona cattiva di fondo, tu per primo perdi la pace; nessuno ha davvero il potere di “far arrabbiare” qualcuno, o di renderlo triste.

Siamo tutti sempre liberi interiormente di reagire con amore o paura o vendetta a chi fa qualcosa che a noi non va bene o ci fa male. Nella tua idea di vita perfetta, convincerti che qualcuno sia il responsabile di come ti senti, ti toglie tanta libertà interiore e verità in te stesso; certo, una persona può essere responsabile di far male, ma non di come si sente l’altro di fronte a un male o dispiacere arrecato.

Cosa dice Dio sui “cattivi”? come può aiutarti a far pace con la cattiveria degli altri? Dio non cerca di consolarti aizzandoti verso chi ti ha fatto del male, o considerandoti una persona che è in balìa dello stato d’animo degli altri, ma ti vede libero di reagire (o meglio agire) amando, perché sa che l’unica risposta e reazione che può far bene a te e all’altro, anche quando l’altro non vuole o non se ne accorge, è il perdono, e il ricominciare ad amarlo, gratuitamente.

Quando non perdoni e “condanni” anche solo dentro di te una persona nel ruolo di “cattivo”, condanni te stesso a vivere con meno libertà, e non vedi la possibilità di cambiare anche tu in qualcosa, per migliorare una situazione.

Dio ha anche un altro modo per aiutarti a perdonare e a non sentirti vittima che pretende solo “risarcimenti emotivi”, anche se obiettivamente giusti e doverosi: ti dice di guardare dentro te, di non sentirti migliore dell’altro e degli altri, di essere umile, di chiedere perdono tu per primo a Dio del male che a volte  fai tu.

E come tu non sei mai “interamente” cattivo quando sbagli, né vuoi essere considerato o giudicato  “cattivo” se sbagli in qualcosa o fai qualcosa di male, così anche l’altro, ha bisogno della stessa comprensione, della stessa misericordia che Dio ha con te e che vuole che tu abbia anche con te stesso e con gli altri, anche con quelli che non ti amano e non sembrano apprezzarti.

Sembra illogica questa logica di Amore di Dio, sembra assurdo, per trovare pace interiore e sentire in te forza interiore, perdonare per primo incondizionatamente, provare a guardare l’altro che consideri cattivo anche come una persona che a sua volta spesso sceglie in modo sbagliato perché si sente anche lei vittima di qualcosa o qualcuno, e decide di usare le sue “ferite” e “dolori” per far male a sua volta, eppure, caro lettore, l’unico modo per smettere di essere vittima del tuo stato d’animo e di cosa fa o non fa una persona verso te, è proprio scegliere di amare, e di perdonare: è decidere di credere a Dio, e a quanto ama Lui stesso quella persona che per te è quasi solo “cattiva” o “fastidiosa”, e cercare di conoscerla veramente, porre attenzione anche a perché si comporta così.

Spesso il domandarti (e domandare se possibile alla persona interessata)  perché una persona agisce da “cattiva” ai tuoi occhi, ti può aiutare a cercare in lei il bene che non vedi o non vuoi vedere, forse anche per paura.

Amando, anche quando non “senti” una grande gioia e serenità nell’amare anche chi ti fa del male, liberi prima di tutto te stesso dal vittimismo che ti blocca nella passività e non ti fa vedere i tuoi limiti e anche dove tu puoi e devi cambiare. Amando, puoi scoprire obiettivamente cosa sta succedendo, come si sente quella persona e anche come aiutarla per quanto puoi fare tu, senza rinunciare a fare la tua parte di bene. E  iniziare a sentirti qualche volta anche tu persona imperfetta e a volte anche in buona fede incattivita verso qualcuno o qualcosa, ti aiuta tanto a comprendere te stesso e l’altro, o almeno a non ferirlo a tua volta ingannando te stesso e dicendoti cose tipo “mi ha fatto male, allora sono autorizzato a farne anche io a lui così capisce come ci si sente e come mi sento”, ecc.

Ma per poter amare devi chiedere di imparare ad amare e a deciderti per amare, all’Unico che ama totalmente e sempre: Dio.

E a proposito di “cattivo”, a volte forse sei tentato di sentirti e crederti tu il “cattivo”:  quando sei scoraggiato sul tuo non riuscire a fare qualcosa, quando vedi troppi tuoi sbagli, spesso fatti sulle stesse cose, quando qualcuno ti ha fatto credere che sei cattivo e poco capace di amare o di capire, ecco che si può insinuare in te il pensiero-tentazione di credere che sei cattivo e “devi” comportarti da cattivo, perché forse hai paura che se amassi saresti visto meno o attireresti meno l’attenzione degli altri.

Ma Dio ti dice di amare anche te stesso,  Lui ha sempre Misericordia di te.

 E se Dio, che ti ha creato e ti ama infinitamente, continua a fidarsi di te e a perdonarti, perché tu che sei un essere umano devi trattare male te stesso, e dare agli altri una immagine di te che non è totalmente vera e completa?

Sembra strano, ma a volte per paura di non saper amare  preferiamo scambiare la cattiveria con la forza, e preferiamo credere che avremmo troppa ansia nel non sbagliare e fare i buoni.

Ma non si tratta di o sbagliare sempre o non sbagliare mai! Si tratta di credere che sei amato, perdonato, che Dio ti ama sempre, incondizionatamente, anche quando una parte di te vuole fare il male, giustificandosi che soffre e che è stata non capita o non amata.

E allora mentre in una favola il cattivo è solo un personaggio che fa male e da eliminare, nella tua vita reale, il cattivo in fondo è una persona che ha “anche” cattiveria in sé, come te, come me, come tutti noi, ma che ha anche tanto amore, a volte nascosto, e tanto bene che potrebbe dare.

E in una vera vita da favola, la realtà diventa più interessante della fantasia, perché nella tua vita, a differenza delle favole, puoi considerare quel “cattivo” in fondo una persona come te anche se diversa, e che come te ha sofferto forse intensamente per qualcosa, e come te forse a volte o spesso non usa le sue sofferenze per amare, ma per fare del male, illudendosi di stare meglio o di fare qualcosa di buono.

E se smetti di reagire al “cattivo” con la stessa cattiveria che vedi usare dall’altro, puoi accorgerti che c’è qualcosa che puoi fare per pensare e agire in modo libero e diverso dall’altro, e puoi anche aiutarlo, o almeno provare ad aiutarlo, non solo per lui, se non ci riesci e inorridisci al solo pensiero, ma per … Gesù, per quel Dio che ti ama tanto e che ha perdonato e perdona  anche chi gli fa tanto male. E tutto questo, puoi farlo non con le tue sole forze, spesso intrise di paure e scoraggiamento, ma  chiedendo aiuto a Dio; chiedi a Dio di essere sempre nella verità di te stesso, e ama seguendo i Suoi Comandamenti, che sono strade sicure per arrivare ad amare e comprendere cosa puoi fare tu per aiutare il “cattivo” a riscoprire anche l’amore che ha in sé, e aiutare te stesso a guardare con amore anche chi ti fa del male;  e perdonandolo di cuore trovi serenità anche mentre ci sono situazioni che non vorresti o non ti piacciono, perché Dio è il Dio che può rendere possibile l’impossibile.

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