Una rabbia che non toglie il coraggio
Avrei voluto essere perfetta anche nel mio modo di arrabbiarmi. Mi piaceva avere una immagine di me abbastanza “buonista”, di colei che in fondo ha una certa posatezza non solo esteriore (quella la ho fin troppo a volte) ma anche e soprattutto interiore, di quelle posatezze che qualunque cosa succeda so come e cosa fare e non reagisco mai con ansia o tensione o paura.
Ma niente da fare, come tutti gli esseri umani mi devo arrendere con me stessa e la mia edulcorata immagine di me e accettare che a volte, sento una rabbia che non è solo “rabbia” intesa come qualcosa di educatamente teso, quasi vicino alla differenza tra una sorta di melassa e un improvviso guizzo di accentuata vivacità, ma proprio..rabbia.
rabbia fortissima.
Rabbia travolgente. E intensa.
Lo so sono parole quasi “scandalose”, maleducate, perché ho l’impressione che a nessuno piaccia accorgersi di avere in se stesso anche la possibilità e la situazione di sentire una rabbia forte, che in teoria potrebbe essere anche distruttiva: in fondo vedersi per un attimo come ci vedono gli altri quando siamo arrabbiati ci potrebbe dare fastidio, sconvolgere, e addolorare molto, perché sono convinta che nella propria personale concezione del sentimento di rabbia difficilmente riusciamo a cogliere fino in fondo che espressioni e che sentimento di rabbia enorme a volte esprimiamo.
Da dentro di me, e forse succede anche a voi, la rabbia che sento la decodifico più come dolore mio da esprimere, e raramente mi accorgo quanto a volte può essere “devastante” e quanto male fa realmente, anche solo con le parole distruttive.
Si rischia di sentirsi vittima della propria rabbia e quindi in diritto di scaricare addosso agli altri tutto quel dolore mal digerito, tutta quella tensione non accettata e non rielaborata nei modi distruttivi che convinti di farci ascoltare meglio abbiamo deciso di abituarci a usare credendoli i più efficaci.
E rimanendo sempre poi delusi da noi stessi, prima di tutto.
Ho l’impressione che ci sia una specie di codice non del tutto espresso evidente e chiarito tra le persone per cui colui o colei che è arrabbiato, e magari profondamente arrabbiato, sia una persona cattiva o poco controllata, o esagerata, o spiacevole e da evitare.
Ma è davvero così?
La rabbia è solo quella cosa devastante che ci fa fare brutta figura se la esprimiamo troppo?
No non è un invito ad arrabbiarsi il più possibile, ma a far pace con la propria rabbia.
Io ho notato che a volte le persone che quando sono arrabbiate esprimono più aggressività sono coloro che normalmente considerano tremendo arrabbiarsi, come qualcosa di marziano da evitare anche nei minimi dettagli. Da evitare però secondo loro soprattutto per non essere giudicati cattivi o strani o tremendi.
Possiamo sempre scegliere di fare qualcosa di diverso: per esempio imparare a vivere e gestire con amore anche la rabbia, che di per sé sarebbe una energia, e che incanalata non distrugge.
Nel mio modo di arrabbiarmi, ho notato ultimamente che c’è un momento, prima che il mio dolore o senso di impotenza e frustrazione per qualche situazione diventi rabbia, e rabbia forte,
c’è un momento in cui mi è più chiaro che ho la possibilità, sempre, di non farmi comandare dal mio dolore e impotenza, di non farmi annullare, e che ho ancora la possibilità di continuare a costruire, oppure di buttare subito il mio dolore nella strada di una rabbia fortissima,
e il “motore” che spinge il mio dolore a sbrigarsi a diventare rabbia è spesso la paura che se rimane dolore anche ai miei occhi e soprattutto agli occhi degli altri, potrei essere troppo vista nella mia vulnerabilità, perché comunque nel dolore siamo ancora più vulnerabili e sofferenti, e mi convinco che a quel punto potrei essere meno “forte” ed efficace per far capire agli altri e al mondo a cosa ho diritto, quanto sto male, e cosa devono fare o non fare per me per non addolorarmi …
e più credo di essere impotente e di non poter fare niente, più mi convinco che il problema è solo nell’altro e negli altri che non cambiano in ciò che vorrei, e più aumenta la mia rabbia che arriva a quasi coprire il mio dolore.
E a quel punto difficilmente gli altri si accorgono o intuiscono che mi basterebbe ricevere in quel momento un gesto di attenzione e amore, e la mia rabbia la smonterei quasi subito, colpita da tanta comprensione.
Ma ammetto che anche per me è difficile intuire sempre il dolore dell’altro dietro la sua rabbia molto forte.
Per me ma forse un po’ per tutti, una delle tentazioni più forti che ho quando ho molta rabbia, è iniziare a credere che ho ormai provato tutto per costruire, risolvere, migliorare, far capire, ma che siccome l’altro o gli altri non capiscono o non vogliono capire e continuano a farmi dispiacere sulle cose che sanno che mi addolorano, lo fanno apposta a ferirmi e a quel punto una parte di me inizia a credere che è molto più facile, veloce e gratificante….non costruire più…ma ovviamente il contrario di non costruire amore è….distruggere. non è solo non fare niente. Perché anche scegliere di non fare niente per migliorare una situazione è un pò distruggere.
Lo so sembra una parola solo spaventosa “distruggere” ma con questa parola, distruggere, non intendo chissà quali distruzioni violente ed eclatanti, ma distruzioni che sembrano più “delicate” e piccole, ma che hanno lo stesso un forte,fortissimo finto potere, che inganna perché invece di risolvere e amare tende a creare separazioni tra le persone, a volte muri, anche partendo da piccole cose e dettagli su cui ci si accanisce anche solo verbalmente, oppure crea indifferenza, finta amorevolezza, e tanto altro ancora.
E’ una forte tentazione a volte credere che “visto che è troppo difficile lento e faticoso e a volte pesante costruire soprattutto se gli altri non costruiscono a loro volta e non aiutano e non capiscono, tanto vale distruggere, chiudere, allontanare, evitare, escludere, ignorare, punire, vendicarsi, perché purtroppo sembra a quel punto di essere cosi più forti, chiari, efficaci, inattaccabili da umiliazioni, sofferenze e debolezze …”.
Ma io penso che in realtà il vero coraggio non è distruggere e manipolare e far vedere quanto si alza la voce o si sa ferire con parole, recriminazioni, e rimproveri ,
il vero coraggio secondo me è invece accettare il proprio dolore e impotenza e provare comunque ad amare, a continuare a costruire, comprendere, e non rinunciare a esprimere come ci si sente, ma usando la rabbia come energia positiva, come profonda volontà di migliorare le cose, nonostante e contemporaneamente il dolore la delusione e l’impotenza o fallimenti in alcune cose.
A volte se ho troppa rabbia mi acceco emotivamente: mi sembra quasi che l’unica cosa che esiste sia il male, il dolore, l’impossibilità di fare altri tentativi per cambiare in meglio, soprattutto quando considero responsabili del mio dolore solo gli altri, e inizio a dipendere da come si comportano con me per decidere se rasserenarmi, calmarmi, dare cose buone oppure chiudermi e ignorare.
Ma questo non è coraggio secondo me.
Ci vuole decisione e coraggio per amare anche sentendo rabbia, dolore, frustrazione, ci vuole coraggio vero, solido, non ingannevole, non finto coraggio per ricominciare ogni volta,
ci vuole vero coraggio per rassicurare la nostra rabbia e il nostro dolore che non è perso tutto, che si può ricominciare anche con se stessi e l’immagine che si aveva di sé troppo buonista e irreale.
Perché siamo tutti mischiati nel cuore di tanti sentimenti spesso contrastanti ma che convivono dentro di noi, bene e male, dolcezza e rabbia, ecc.
Voglio allenarmi a usare la mia rabbia non per farmi comandare da essa, ma a vederla sempre e incanalarla anche per non farla diventare una energia distruttiva, ma una energia che semplicemente sostiene la voglia di coraggio vero, il coraggio di andare avanti anche quando sono arrabbiata, il coraggio di credere che solo se continuo ad amare, con tutta la mia unicità e tutto di me, se scelgo e riscelgo di farmi capire e capire anche sentendo dolore e rabbia, posso costruire qualcosa di buono.
