“Voglio farti scoprire qualcosa di bello”
“Voglio fargli scoprire qualcosa di bello!”, diciamo e pensiamo a volte. “Vorrei tanto che lui/lei/loro capissero quanto è buono e bello ciò che vivo, che so, che penso, che vorrei fargli capire, conoscere, accettare”. Quante volte ci capita di pensare così su qualcosa che noi abbiamo scoperto e sperimentato come cosa bella, interessante, utile, ma l’altro o gli altri non ne vogliono sapere? Credo che davanti a queste situazioni debbano andare “a braccetto” due fondamentali nostri atteggiamenti da allenare e coltivare:
il profondo rispetto per il rifiuto dell’altro, dell’altra, degli altri di accettare ciò che di bello vorremmo tanto fargli scoprire, accettare e seguire,
e una accogliente… profonda empatia e amore, nonostante ciò, per l’altro.
Perché a volte ho notato che siamo tentati, davanti alla non accoglienza da parte degli altri (di una nostra idea che consideriamo buona e bella, di una nostra scoperta bella e utile, di un nostro consiglio), di scegliere due tipi di atteggiamenti che spesso ottengono la reazione contraria da parte degli altri rispetto a ciò che vorremmo tanto:
o scegliamo infatti a volte un atteggiamento di imposizione, anche se a noi sembra solo un insistere per il bene dell’altro, e cioè un imporre all’altro ciò che sappiamo sia una cosa buona, logica, intelligente, utile, bella, ma così anche una cosa giusta da parte nostra fa fatica a essere ascoltata dall’altro, perché senza accorgerci usiamo dentro noi giudizi e condanne verso l’altro, e fuori di noi usiamo toni e modi che non gli facilitano il comprendere quanto è importante che capisca quella determinata cosa;
o scegliamo un atteggiamento di rassegnazione e chiusura, e cioè il nostro decidere, davanti a un “rifiuto”, “distrazione” e non ascolto da parte dell’altro di “spegnere” il nostro entusiasmo, di assumere una aria da “muso”, o il nostro iniziare a escludere l’altro anche da tante altre cose della nostra vita: dai nostri pensieri, idee, desideri, e iniziamo a chiuderci nel silenzio, un silenzio respingente, e iniziamo delusi a smettere di comunicare con l’altro, perché, ci convinciamo “tanto non mi capisce, tanto non gli importa niente di ciò che penso, voglio, sento, temo”, e invece magari l’altro, come del resto succede anche a noi, forse non accetta “quel” determinato elemento che vogliamo fargli piacere a tutti i costi, non ha voglia o attenzione per ciò che noi consideriamo bello e importante e utile, ma che per lui/lei sono cose non interessanti, non perché non siamo interessanti noi, ma perché ognuno di noi considera bello utile o interessante spesso abitudini, gusti, idee e cose diverse da ciò che gli altri considerano bello, utile, importante.
E spesso non “aiutiamo” l’altro a capire perché consideriamo bello e importante qualcosa, anzi senza accorgercene, presi dall’ansia di farglielo capire, gli esprimiamo come messaggio anche una certa tensione, “nascondiamo” senza accorgercene il nostro messaggio originario, (e cioè il condividere con l’altro la gioia o l’importanza e bellezza di qualcosa), dietro toni tesi, sbrigativi, o dietro il nostro “voglio farti scoprire qualcosa di bello” che diventa più un messaggio tipo “voglio che tu scopra cosa è bello per me, perché per me è più importante farti scoprire questa cosa, più di come stai tu, più di cosa pensi tu, più di su cosa attualmente ti concentri e di cosa vivi tu, e se non lo trovi bello e utile e importante, e se non mi dai retta, vuol dire che non capisci, che non mi vuoi bene, che non ci arrivi, che sei cattivo ed egoista, che non ti interessa niente, “ecc.
Tutti a volte senza accorgerci facciamo così. Nessuno esente. Perché siamo creature imperfette e limitate, impastate ognuno con misto di paure, desideri, gioie, preoccupazioni, ecc.
E spesso se ci ripieghiamo troppo su ciò che vogliamo far scoprire noi all’altro di cosa è bello, importante, a volte esprimiamo questo nostro desiderio in modi che paradossalmente “coprono” la bellezza e la gioia di ciò che viviamo e che vorremmo far capire conoscere e scoprire, perché guardiamo all’altro come colui/colei che se ci tiene a noi deve accogliere e apprezzare noi e ciò che vorremmo, e così non lo aiutiamo a sperimentare quanto è bello ciò che vorremmo fargli capire e conoscere, presi da noi stessi e dal nostro desiderio di condividere all’altro ciò che per noi è importante.
E quando qualcuno fa così con noi, anche noi facciamo fatica a interessarci davvero a ciò che l’altro ci dice, ci propone, ci consiglia, a ciò che l’altro vive, fa, pensa, scopre, vuole condividerci.
Cosa possiamo fare per far scoprire all’altro e agli altri quanto è bello ciò che viviamo e pensiamo e abbiamo scoperto? Penso che alcuni atteggiamenti che possono aiutarci sono: la volontà e il coraggio che possiamo avere di vivere quel bello e buono che abbiamo scoperto, prima di tutto noi, mettendolo in pratica, e vivendolo non per imporre qualcosa a qualcuno, ma per amare.
E’ quando ci mettiamo (e mettiamo tutto, anche ciò che ci piace e che vogliamo) nell’ottica dell’amore, dell’amare gratuitamente, che allora riusciamo a “essere con” gli altri davvero e a mettere nella giusta prospettiva noi e gli altri, e la situazione.
Solo in questa ottica e strada, l’amare, l’amare davvero senza pretendere qualcosa in cambio, ma per amare l’altro davvero, diventa quell’elemento che, vivendolo già noi e non solo a parole o pensieri, può aiutare gli altri a capire come stiamo, cosa viviamo, cosa desideriamo e se ciò che abbiamo scoperto, capito e sperimentato è davvero bello, buono e utile. Pronti, con mite umiltà, ad accettare con amore anche il non capire degli altri, il loro considerare bello e buono altro rispetto a ciò che pensiamo e desideriamo noi.
E metterci e rimanere in questa ottica, ci permette anche di amare e continuare ad amare gli altri, a cercarli, comunicare con loro, ascoltarli, aiutarli, accoglierli anche quando loro non apprezzano ciò che siamo e ciò di bello che vorremmo tanto condividergli o fargli conoscere.
Non rinunciamo al messaggio di fondo “voglio farti scoprire qualcosa di bello”, ci sono tanti modi per far conoscere agli altri ciò che di bello buono e utile viviamo e che può essergli di aiuto, anche nel vivere una situazione, ma rimaniamo nell’ottica dell’amore, che mentre non pretende di essere seguito, capito, obbedito, ascoltato, visto, apprezzato, nello stesso tempo continua a vivere nella sua vita quel bello, a donarlo, e aggiunge al suo desiderio di far scoprire qualcosa di bello la frase di fondo da coltivare nel cuore “E voglio anche collaborare a farti scoprire quanto hai tu di bellezza, di importanza, di utilità, quanto tu puoi amare e quanto sei amato”….Si, voglio farti scoprire qualcosa di bello!”
