Maria, voglio una vita senza dolori o fatiche
Maria, Madre mia, se tu vedi la mia vita, e se mi conosci davvero, tu vedi e sai quanto io faccia fatica a vivere la sofferenza. E’ una cosa che proprio non sopporto, e spesso cado, quando soffro, nel pensiero-tentazione che “allora Dio non mi vuole davvero bene, allora non mi è vicino, non mi aiuta proprio adesso che ne ho più bisogno e che se mi conosce sa che io non ho la capacità da santa di soffrire”. Si, tante cose scritte del Vangelo mi piacciono molto, scopro anche che se le metto in pratica mi danno pace. Ammiro Gesù.
Ma c’è proprio una cosa che faccio fatica ad accettare: il dover soffrire anche io.
Finché si tratta di provare ad amare davanti a situazioni “facili”, chiare, senza complicazioni, va tutto bene, anzi è anche bello amare, ci si sente pure più vivi e utili. Finché si tratta di credere in Gesù “vittorioso”, mi è più facile, ma appena leggo nel Vangelo, o qualcuno mi testimonia che amare Gesù è anche seguirLo sulla croce, no. Lì spesso non ci sto. Mi posso pure dire in un momento di afflato mistico che sì, voglio seguire Gesù dappertutto, come ha fatto Pietro, ma poi, appena arriva il dolore, un problema senza soluzione ai miei occhi, appena mi si chiede di amare concretamente persone antipatiche, che hanno un atteggiamento pesante, oppure persone secondo me deboli, apparentemente poco piacevoli e affascinanti, appena quella persona da cui vorrei tanta attenzione e affetto non è più “come prima”, oppure mi fa capire che non ha lo stesso affetto per me che ho invece io per lei, ecco che… mi pare che Gesù pretenda troppo da me, dagli altri, che non può davvero volere che io Lo segua proprio anche lì, in quell’amare in quel dolore che a volte non mi fa dormire, dove non so più dove vedere una soluzione.
Oppure appena la tristezza o il dolore che sento sono quotidiani, costanti, e non finiscono subito, non smettono, nonostante le mie preghiere intense a Dio, allora mi arrabbio e smetto di cercare Dio, smetto di amare, mi chiudo in attesa di qualche segnale speciale per me da parte di Dio, e inizio a credere di più ai miei pensieri pessimisti, alla forte sensazione di vuoto o di impotenza. E penso che se Gesù mi vuole davvero bene, secondo me non può “rendermi tutto così difficile”, non può. Non ce la faccio.
E quando Gesù è stato preso e condannato alla crocifissione, io avrei probabilmente reagito anche peggio di Pietro, che ha negato per tre volte di conoscere Gesù. Maria, puoi capirmi? Tu come hai vissuto la morte di tuo Figlio Gesù?
“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé”. (Gv, 19, 25-27).
Beh, si, sapevo già che tu eri lì, davanti e sotto a quella croce. Ma…forse non comprendo ancora abbastanza cosa vuol dire. Mi ci soffermo ora, con te, Maria.
Tu stavi lì.
Lì, proprio lì.
Vicino alla croce, a quella sofferenza atroce.
Lo hai seguito durante la Sua Via Crucis, lo hai guardato pieno di sangue, di botte, di stanchezza e dolore, pieno di fatica, e sei andata proprio vicino alla croce.
Immagino il tuo caro cuore, mentre guardi tuo Figlio ridotto in uno stato dolorosissimo, che sta morendo, che è appiccicato su quella croce, con le mani aperte, inchiodate. Tuo
Figlio preso in giro, non creduto, non capito, odiato e torturato. E condannato ingiustamente. Non solo sta soffrendo atrocemente, ma sta soffrendo anche ingiustamente. Che grandissimo dolore devi aver provato anche tu, Maria cara! E hai scelto di rimanere vicino a Lui, di guardarLo e soffrire quindi di più che se lo avessi solo “immaginato” soffrire. Che grande forza hai usato, per poter riuscire a stare lì.
Io al tuo posto avrei subito fatto diventare il mio immenso dolore una grande rabbia, poi rancore, e poi odio, nel vedere una persona a me molto cara, ridotta così, addolorata, giudicata, tradita dalla maggior parte dei suoi amici, abbandonata, non capita, presa in giro. Si, forse avrei usato il mio dolore troppo forte per odiare, forse avrei provato profondo odio verso tutte quelle persone che stavano massacrando, anche con la loro indifferenza e convinzione di essere nel giusto, mio figlio. La persona più fantastica e buona del mondo. E non avrei retto al dolore.
Avrei dovuto dopo un po’ fuggire, non guardare, disperarmi. Anche perché, quel Figlio crocifisso, alla maggior parte degli occhi che guardavano era solo un uomo distrutto, apparentemente sconfitto, “fallito”, impotente, un uomo che aveva detto e fatto tante cose buone per gli altri, e poi…non usava quel Suo potere di fare miracoli per punire tutte quelle persone, per scendere dalla croce e smettere di soffrire. Per la maggior parte di quelle persone e dei loro occhi anche Dio non poteva dunque esistere, e anzi sembrava un Dio quasi aguzzino verso il Figlio.
Ma non ai tuoi occhi.
Non al tuo cuore.
Tu non hai odiato le persone che lo avevano abbandonato e quelle che lo stavano uccidendo e prendendo in giro.
Tu hai continuato a sperare contro ogni speranza, a credere in quel Dio Buono che ti aveva donato la gioia di essere madre di Suo Figlio. Tu hai continuato a rimanere col cuore aperto, immacolato di Amore e perdono, aperta al Signore e agli altri, come quelle braccia di tuo Figlio spalancate sulla croce. Non hai permesso al tuo immenso dolore di diventare qualcos’altro di distruttivo per te e per gli altri. In profonda unione di Cuore con tuo Figlio, hai mantenuto aperto il tuo cuore, come Lui il Suo Cuore e le Sue braccia. E come Lui, che ha detto: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”(Lc 23, 34), perdonando tutti, anche tu, dentro di te, hai scelto di perdonare tutti coloro che stavano facendo soffrire immensamente Tuo Figlio e te.
Se penso ai miei dolori, alle mie fatiche, alle mie difficoltà e se penso a quello degli altri, mi accorgo onestamente che spesso, molto spesso permetto al mio dolore, al mio stress, alla mia fatica, di… diventare qualcos’altro. In quel momento io credo più all’andarmene dalla croce, ad allontanarmi da Gesù, che dal rimanere con Lui. Si, perché sono tentata di convincermi ogni volta che se rimango vicino a Gesù mi devo annullare, diventare debole, senza possibilità di reagire ma solo sopportare, reprimere.
Preferisco, pensando che è “l’unica cosa da fare, l’unica scelta possibile, l’unica istintiva reazione che ho”, far diventare il mio dolore giudizio (verso Dio, che secondo me non fa niente per aiutarmi, verso gli altri a cui do spesso la colpa e responsabilità totale del mio stare male), e da giudizio, ritenere “normale” e ineluttabile passare al rancore, al disprezzo, e pian piano tutto quello che sento e provo diventa una giustificazione al mio iniziare a fare del male a mia volta, al vendicarmi, al punire o rimproverare, o al chiudermi e allontanarmi.
Del resto ogni dolore, piccolo o grande, spesso mi appare come “troppo” grande per me, troppo faticoso, un fallimento o uno sbarramento alla mia felicità.
E così mi perdo l’occasione per imparare dai miei dolori, dalle mie sconfitte, dai miei errori; si, perché anche i miei difetti, i miei limiti ed egoismi molte volte mi appaiono come realtà senza speranza, come sbagli troppo gravi e ricorrenti per poter essere perdonati ogni volta dal Signore. Quanto male mi faccio da sola, Maria! Penso sempre che se, nel mio dolore o fatica io provo ad amare, a rimanere nella fiducia in Dio, ciò mi faccia essere debole, mi farà soffrire di più, mi renderà più attaccabile e vulnerabile.
Guardo te, Maria, e vedo una donna e madre che accetta e sceglie di rimanere davanti alla cruda realtà. Tu non hai guardato la sofferenza da lontano come si guarda una foto magari un po’ sbiadita. Tu sei stata lì, a contatto ravvicinato con quel legno, con quei chiodi veri che perforavano Gesù, con le orecchie che ascoltavano le prese in giro e l’indifferenza della gente, con il Tuo Cuore che sentiva un dolore immenso e devastante, con i tuoi occhi che vedevano il dolore che Gesù viveva dentro, nel Suo Cuore, e fuori sul Suo Corpo.
Sei stata lì anche con la tua fede, la tua fiducia in Dio. Io invece spesso mi accontento di “parlare” dell’amare anche nel dolore, del far vedere il dolore come qualcosa di cui solo vergognarsi perché potrei sembrare meno brava, meno furba, o più debole. Anzi, ammetto che a volte mi vergogno un po’ (per timore di non essere capita) anche di presentare Gesù agli altri come anche un crocifisso, perché dimentico che Lui ha accettato di essere crocifisso…PER AMORE.
Non per masochismo, non per impossibilità di scendere da quella croce (Lui è Dio!), ma solo per amore verso ognuno di noi, personalmente, e anche quindi verso di me, proprio me, così come sono.
Qui sta la “chiave”.
E spesso me ne scordo. Anche tu, Maria, sei rimasta lì per amore. Per continuare ad amare davvero, anche solo con la tua presenza e il tuo cuore saldo anche nel dolore. Avresti potuto avere un’ottima “occasione” per autocompiangerti, per attirare l’attenzione sul tuo dolore di madre, pretendere attenzioni speciali visto che ne avevi il “diritto” perché soffrivi tantissimo. Invece no. Non hai usato il tuo dolore immenso per farti coccolare, per farti servire, per essere più vista e più amata, anche da tuo Figlio.
Come è apparentemente più comodo e facile, secondo i miei parametri, vivere il dolore da “vittima”! mi arrabbio con me stessa, ma in fondo se ci penso bene è anche a volte un modo per cercare e ottenere inconsciamente, secondo me, più attenzione dagli altri, non importa se poi magari ottengo solo compassione, e pena, meglio di niente. E vedo ancora quanta fatica faccio a vivere il dolore.
Perdonami, Signore, per tutte le volte che mi convinco che il mio dolore sia qualcosa che “mi dimostra” che non ci tieni molto a me. Perdonami per quando mi convinco che Tu voglia che il mio dolore sia qualcosa che mi annienta, che devo vivere da disperata, da persona punita da Te, e che magari Tu forse mi preferisci sofferente.
Ma tu, Maria, non ti sei fatta annientare da quel dolore che pure aveva una potenza apparentemente enorme, apparentemente insormontabile, se tu glielo avessi permesso. Ma tu ti sei allenata a mantenere il cuore aperto. Tu Maria, hai continuato a credere nel Signore e nel Suo Amore per Tuo Figlio e per te, anche se vedevi che Tuo Figlio non smetteva di soffrire, non comparivano angeli per alleviarGLi il dolore atroce. No. Tu avevi davanti agli occhi la sofferenza immensa di Gesù, una sofferenza cruda, concreta, apparentemente annientante, che “continuava” e anzi aumentava col passare dei minuti, delle ore. Non hai scordato “chi” era davvero Tuo Figlio, chi era Dio, quanto Dio e Gesù sono buoni, potenti, misericordiosi, desiderosi di gioia e bene per te e per ognuno di noi. E infatti tu meditavi le cose nel tuo cuore, come ho “visto” a Betlemme alla visita dei pastori da Gesù. Tu hai continuato a vedere la Bellezza del Cuore di Gesù e del Signore, hai coltivato dentro di te la fede che non era tutto finito, quella crocifissione non era l’ultima parola, l’Amore del Signore era presente. Aiutami, sorreggimi quando sono tentata di credere solo alla “potenza”e alla disperazione apparente del dolore, quando non vedo dietro il dolore, quando credo che l’Amore di Gesù sia qualcosa da temere perché potrebbe rendermi troppo debole e impotente. Maria, tu li conosci, conosci il Padre e il Figlio, hai imparato a vivere il dolore in modo che possa portare bene e serenità a te e agli altri.
Che donna forte che sei, la tua umiltà è attiva, non è passiva, tu non subisci il dolore tuo e di Tuo Figlio, ma anche in quell’impotenza, anche davanti a quella tragedia umana, tu…continui ad agire: infatti ti metti ad amare, anche in silenzio, con il tuo dolore, non permetti che il dolore sia occasione di peccato, che il dolore ti faccia scoraggiare, o chiudere.
Guardi Tuo Figlio, ma Lo guardi con amore.
Guardi le Sue ferite, la Sua sofferenza, ma con amore.
Vedi e sei circondata da persone che Gli continuano a fare del male, che non Lo capiscono, che Lo provocano, Lo tradiscono, e tu vedi tutto questo…con amore, con perdono, e l’amore che metti ti dà la forza di esserci, di non disperarti, di “vedere oltre”.
Tu mi ricordi che ci sono sempre due possibilità e due modi di guardare e vivere il dolore mio e quello degli altri: un modo in cui mi crogiolo, mi dispero, non vedo altro, mi rifiuto di continuare a fidarmi e ad amare, aumentando così il mio dolore e la mia disperazione, e un modo nel quale posso SEMPRE, in qualsiasi situazione io mi trovi, amare e fidarmi, e poi amare ancora e ancora fidarmi, nonostante le cadute e i momenti di scoraggiamento umano: un modo di esercitare il cuore, la volontà, i pensieri, accettando con coraggio e tenacia di “guardare oltre”, anche se in quel momento non vedo, non capisco, mi sembra ci sia solo la durezza del dolore e dell’apparente fallimento. Aiutami a fare lo stesso in ogni situazione della mia vita, anche in ogni dolore e fatica. Ogni volta che non vorrò vedere il Volto di tuo Figlio Gesù, il Volto addolorato nel dolore mio e delle altre persone, ogni volta che mi sentirò istintivamente solo infastidita, arrabbiata, impaurita, aiutami tu, accarezza il mio volto e ricordami che guardando Lui, amando Lui, tutto è possibile, che se continuo ad amare niente è perduto, tutto può ricominciare, e che anche lo strazio di un dolore o di una morte sono solo una parte della verità, della realtà di quello che sta succedendo.
Perché l’Amore è nascosto, ma c’è.
E continua a vivere, in modi a volte nascosti, diversi, ma… vive.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.”. ( Gv. 19,26-27)
Maria, tu non ti sei messa in mostra verso tuo Figlio, non hai cercato di sottolinearGLi quanto anche tu stavi male, ma hai vissuto la tua apparente “solitudine” interiore con amore, convinta che solo con amore avresti portato frutto.
E… tuo Figlio, da quella croce, punta il Suo Sguardo verso di te.
Non ti ha dimenticata, neanche nel terribile dolore che sta vivendo.
E ha una attenzione per te tutta speciale. Sa il tuo dolore, come il tuo cuore soffre, e sa quanto meravigliosa sei. E desidera fortemente che tu possa essere quella madre e amica stupenda che Lui conosce, anche per noi, per ognuno di noi. Pensa a te, non vuole lasciarti sola, e pensa a noi. E in quel discepolo, c’è ognuno di noi. Hai troppo amore per noi, per me, per non donarci Maria , caro Gesù. Grazie di cuore.
Da allora, vicino a noi, presso di noi, presso di me, nel mio cuore e vicino ogni mia gioia, ogni mio momento, ogni mia giornata, vicino ogni mia croce, piccola e grande, ci sei Tu e c’è Maria.
E Maria, tu gioisci soffri per ognuno di noi, “con” noi. Soffri per me e con me con lo stesso cuore aperto e pieno di speranza, di fiducia in quel Dio che fa “grandi cose”…anche per me.
Tu mi sei vicina, anche quando non capisco, anche quando tutto sembra perduto, anche quando il dolore e la solitudine interiore mi sembrano troppo forti e logoranti. Anche quando faccio fatica a credere che Dio è con me, che non sono sola, che c’è un altro modo, nella pace, per vivere e superare il mio dolore e la mia difficoltà. E sei una mamma che mi protegge in un modo tutto speciale: davanti al dolore mi sussurri dolcemente ma fortemente che posso, posso viverlo in un altro modo.
Che non devo cogliere l’”occasione” per scoraggiarmi, rivendicare, pretendere, chiudermi, punire, odiare, allontanarmi, “colpire” come sono stata colpita io. Tu sai che posso vincere il dolore e coglierne il senso se apro il cuore e le braccia sulla mia croce, non per subire, non per distruggermi, ma per unirmi e restare unito a Gesù, come una bambina che si è fatta male ma spalanca le braccia e si tuffa nelle braccia della persona a cui tiene di più perché “sa” che solo così starà bene: potrà affrontare il dolore ma senza disperazione, ma per imparare ad amare meglio, certa che non sarà tradita, certa che non sarà abbandonata o presa in giro, ma sarà capita e aiutata, accolta. Tu Maria, tu sai quanto è importante ed essenziale rimanere con Gesù, anche nel dolore. E mi inviti, anche quando mi allontano impaurita, quando evito la croce preferendo non amare, a ricominciare, a ritornare, e fidarmi di Gesù, che mi spalanca felice le braccia! Aiutami ad amare gli altri subito, anche quando soffro, anche “mentre” soffro.
Aiutami a scoprire ogni giorno che, mentre amo, anche quando non vorrei, anche quando non è subito piacevole, anche quando mi sento sola o ferita, io mi “avvicino”a Gesù che mi ama su quella croce, e con Lui, con una forza e serenità nuove, misteriose ma vere, mi “avvicino” alla Resurrezione…e a braccia aperte ci sono già “dentro”…

