Fratello  Silenzio

Francesco lo avrebbe chiamato fratello. Fratello silenzio. Francesco lo ha vissuto con amore, e fiducia in Dio. E si è mosso con il cuore  nel silenzio producendo  frutti di pace, gioia, amore per se stesso e per gli altri.

E noi, che rapporto abbiamo con il silenzio?

A volte ne abbiamo paura, temiamo sia noia, vuoto, solitudine, e cerchiamo in tutti i modi durante il giorno di “riempirci” e “riempirlo” di suoni, voci, video, persone, e tutto ciò che è fuori da noi, esterno a noi e che riesce ad attirare la nostra attenzione.

Ma di cosa abbiamo paura?

Forse abbiamo paura di ciò che si agita dentro di noi: pensieri, rimuginamenti, preoccupazioni, paure, e chi più ne ha più ne metta. E fuggiamo, da noi stessi e dalle situazioni. A volte associamo il silenzio a solitudine, solitudine anche interiore, e noia, noia profonda, vuoto.

Ma è davvero così?

Possiamo continuare a “fuggire” da noi stessi, da ciò che viviamo in noi,  e dalle interazioni con gli altri, soprattutto da coloro da cui non ci sentiamo capiti, oppure possiamo “stare”, “stare con amore“: stare anche con noi stessi, stare anche davvero con gli altri, stare nelle situazioni, con una scelta che fa la differenza e ci porta pace interiore: con la scelta di amare, amare anche noi stessi, accettando che siamo limitati, ma creature sempre amate, preziose, amate, amatissime da Qualcuno che ha amato immensamente anche san Francesco, Dio, e che sa agire e aiutare anche nel silenzio.

A volte usiamo il nostro silenzio come una difesa, che in realtà a volte senza accorgerci  trasformiamo in un’arma: un’arma per punire, per ignorare chi ci ha ferito o sembra solo ignorarci, un’arma per “piegare” gli altri a ciò che desideriamo noi e che ci sembra l’unica cosa giusta, un’arma per  far pesare come stiamo e per far capire secondo noi quanto siamo addolorati, arrabbiati, feriti. E quanta amarezza e dolore e vuoto creiamo anche a noi stessi quando scegliamo di usare il nostro silenzio come un’arma, come un’assenza, come un’attesa che siano gli altri a cercarci e ad amarci per primi, come una lotta di potere…

Altre volte il nostro silenzio è in realtà un grande urlo di dolore, di tristezza, è una grande richiesta di aiuto, una grande richiesta di attenzione e ascolto, e, convinti di esserci fatti capire bene con il nostro silenzio, ci rimaniamo così male quando ci accorgiamo che gli altri in realtà non capiscono, non intuiscono, e anzi a volte si sentono esclusi e ci giudicano solo chiusi e indifferenti…

E altre volte il nostro silenzio è un “luogo” in cui riflettiamo, meditiamo, riposiamo, ascoltiamo facendo silenzio interiore ed esteriore, o una scelta per  amare di più, per non ferire, per non imporre la nostra volontà, per rinunciare ad attirare per forza l’attenzione su di noi ma per rimanere accanto agli altri con umiltà e disponibilità ad accoglierli davvero con amore.

E spesso ci rimaniamo male di fronte al silenzio degli altri, a volte interpretiamo il loro silenzio come una offesa a noi, come un ignorare e un rifiutare noi, e quando seguiamo questa convinzione e interpretazione, ci chiudiamo anche noi, o rimproveriamo chi si chiude nel suo silenzio, interrompiamo il dialogo e diamo per scontato che l’altro fa così, sceglie il silenzio, perché non ci vuole bene: e preferiamo a volte, ripiegati sul nostro dispiacere, non provare a comprendere, ad ascoltare anche quel silenzio, ascoltarlo con il cuore, non proviamo a interessarci all’altro cercando di capire se si chiude nel silenzio perché si sente non capito e amato da noi, oppure perché è una sua modalità di difesa quando soffre, o ha preoccupazioni, o ha paura. E a quel punto, ci chiudiamo nel nostro silenzio riempendo il nostro cuore di delusione, rabbia, scoraggiamento, e non andiamo più verso l’altro, non cerchiamo di chiedere a lui/lei come sta, cosa davvero pensa e vive, o perché si chiude nel silenzio, convinti di saperlo noi  già sicuramente. Quante forme e significati può assumere il nostro silenzio! E in tutte queste forme spesso consideriamo il silenzio un nemico, un peso, una interruzione spiacevole, noiosa.

Come possiamo imparare ad amare il silenzio e riempirlo di senso?

Possiamo renderlo uno strumento, un tempo, un’occasione,  una scelta e un luogo per amare; un tempo per comprendere meglio noi stessi e gli altri, un tempo e una modalità anche interiore per ascoltare davvero, con empatia, noi stessi e gli altri, un “luogo” e occasione  di vera umiltà e mitezza, una scelta e un atteggiamento per interessarci davvero agli altri, ascoltarli profondamente, cercando di capire davvero chi sono, e come stanno e di cosa hanno bisogno davvero.

Come consideriamo il silenzio che gli altri scelgono? A volte siamo tentati di giudicare il loro silenzio come sicura  indifferenza, sicura cattiveria, ma solo quando accettiamo che anche noi a volte abbiamo bisogno di stare un po’ in silenzio, allora facciamo silenzio interiore accettando di cambiare pensieri, di rinunciare a giudizi e pregiudizi, allora possiamo essere disponibili e aperti ad accettare anche il silenzio che a volte gli altri vivono ed esprimono, possiamo più facilmente comprendere, e accettare che gli altri non hanno per forza e sicuramente le cattive intenzioni che noi gli attribuiamo, e possiamo accettare di essere disponibili ad amarli anche quando sembrano distanti, solo chiusi, e possiamo intuire con amore le loro solitudini; possiamo decidere infine di metterci accanto a loro, anche emotivamente e spiritualmente, con rispetto ed empatia, donando la nostra vicinanza e presenza, il nostro affetto e aiuto, rinunciando a giudicarli degli “orsi” respingenti, ma credendo che anche coloro che  sembrano solo silenziosi, chiusi e duri, in realtà hanno anche loro tanto bisogno di attenzione e amore e  hanno  tanto amore dentro se stessi, così come noi.

 

Chiediamo aiuto a San Francesco, che ha saputo cosi tanto amare anche quando viveva il silenzio, anche il silenzio esteriore, e che ha amato il silenzio come un fratello e un luogo in più dove lasciarsi raggiungere e amare da Dio, e ha accettato di far passare la luce anche nelle difficoltà, perché credeva e sapeva che in fondo il silenzio, è un fratello con cui fare pace, un dono per restituirci di più a noi stessi, per ascoltare e comprendere meglio gli altri, per sperimentare anche così che quel Dio che sembra a volte troppo silenzioso e distante, in realtà è qui, con noi, dialoga con noi, ci ama, ci ama di un Amore immenso, e non ci molla, non ci molla mai.

 

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