Lettera agli imprevisti

Cari  imprevisti,

che spesso siete fin troppo presenti nella mia vita quotidiana, anche più volte al giorno, io vi ringrazio di cercare cosi tanto la mia compagnia, ma … potreste ogni tanto prendervi una vacanza? Non dico  sempre, ma almeno un pochino. Ogni tanto.

Noto, cari imprevisti, che spesso vi presentate  nella mia vita con  una  precisione e determinazione quasi calcolata soprattutto nelle situazioni dove ho urgenza di finire un lavoro, o dove ho urgenza  e preoccupazione  su una cosa da fare entro poco tempo, o  dove ho urgenza di parlare con qualcuno, o anche dove, tanto per concedere a voi stessi una ampia varietà di possibilità e scelte,  quando ho urgenza o bisogno e desiderio di concentrarmi del tutto in una cosa per me impegnativa a volte con poco tempo a disposizione….

Potete dirmi dove tenete quel radar formidabile che vi fa scegliere le situazioni spesso più difficili e dove ci sarebbe bisogno di tempismo, velocità e serenità nel risolvere situazioni e problemi piccoli e  grandi?

Cari imprevisti, forse siete un po’ offesi con me perché devo ammettere che non vi tratto proprio benissimo, anzi spesso mi arrabbio con voi perché vi vedo solo come un peso, come ostacoli alla mia felicità e velocità nel fare o risolvere qualcosa. E spesso invece di interagire con voi,  vi incolpo di tutto o quasi.

Ma….se ci rifletto bene mi sorge un dubbio, ogni tanto:  ma non sarà che forse arrabbiarmi con voi non è in realtà l’unica possibilità che ho per interagire con voi, compreso scegliere (anche se spesso sono superficialmente convinta che sia l’unica reazione possibile da parte mia) un muso lungo se poi mi scoraggio e rimando qualcosa o mi metto a fare qualcosa con umore pesante e poco piacevole?

Qualche volta, ammetto che non sono tante volte, intuisco che voi cari imprevisti potete in realtà diventare anche una occasione per imparare ad allenarmi in qualche aspetto  prezioso di me e che a volte non coltivo molto: una certa capacità di sdrammatizzare e accettare di avere tempi più lunghi, o comunque non quelli che pretendevo io,  la possibilità di poter imparare a saper fare a volte anche due cose contemporaneamente senza tralasciare l’una o l’altra, e…soprattutto il ricordarmi e mettere in pratica che fare qualcosa non vuol dire smettere di amare solo perché sono tentata di considerare tutto come un intervallo all’amare con gioia e attenzione; quante scuse metto tra me, i miei impegni  e l’amare a volte; come se fossero cose incompatibili, amare e fare e svolgere un impegno: quell’evento, quell’impegno, quel lavoro da fare, quella cosa da sistemare che ha bisogno anche della mia collaborazione, quella persona che ha bisogno di un po’ di attenzione da parte mia anche mentre sono concentrata a dover fare altro, il mio essere  di corsa… e a volte  con me stessa uso  la scusa che siccome sono di corsa è “normale” che tratto più freddamente e frettolosamente chi ho davanti. Come se il dover fare cose normali e quotidiane impedisse in qualche modo di mettere in ciò che faccio un pizzico di umorismo, allegria, e attenzione  agli altri. Contemporaneamente.

E carico voi, cari imprevisti, della responsabilità del mio non poter amare, non poter rasserenarmi finché non ho risolto voi imprevisti: vi guardo in cagnesco invece di ritenervi anche in qualche modo normali e  invece di provare a considerarvi in un altro modo, e cioè come occasioni per imparare più umiltà e pazienza.

Ma le poche volte che ci riesco, ho più serenità e faccio pure meglio ciò che sto facendo. Beh, a questo punto, cari imprevisti, potete anche presentarvi ogni tanto nella mia quotidianità, magari con ritmi un po’ meno intensi, questo almeno potete farlo? So che ci rifletterete. E che troveremo insieme una modalità diversa, più…costruttiva.

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