Come  Robinson Crusoe

 

Ieri,  un guasto elettrico improvviso nel palazzo dove abito con la mia famiglia ha lasciato senza corrente tutto l’intero palazzo. Il guasto è iniziato di sera, quando c’è più bisogno di luce elettrica, e ovviamente senza corrente siamo improvvisamente rimasti isolati, non solo al buio, ma senza televisione, internet, elettrodomestici da poter usare, possibilità di poter ricaricare batterie dei cellulari, ecc.  E, vista l’abitudine che abbiamo tutti a usare internet e cellulari, e tutto ciò che facilita la vita quotidiana, abbiamo vissuto, per molte ore, compresa una buona parte della mattina di oggi, in qualche modo “isolati”, e senza mezzi tecnici di comunicazione, o meglio avevamo ancora i cellulari ma  col passare delle ore si scaricavano senza poterli ricaricare.  All’inizio mi sono dispiaciuta e un po’ arrabbiata per questo imprevisto tecnico, soprattutto perché è arrivato in un momento, la sera, in cui l’energia elettrica e tutto ciò a cui è collegata, e tutto ciò che può funzionare solo grazie alla corrente, era particolarmente utile e necessario. E in più   quando si è svegli non è piacevolissimo camminare a tentoni al buio o essere immersi nel buio. Dopo un po’ di tempo, ho provato però a “ribaltare” il mio modo di pensare, vedere e affrontare la situazione, e ho iniziato a pensare che in quel tipo di isolamento temporaneo, e in quel buio, forse potevo e potevamo pensare con mio marito e mio figlio ad affrontare il tutto in un modo diverso, e ho pensato a Robinson Crusoe, il famoso personaggio del libro di Daniel Defoe, intitolato “La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoeche rimane in un’ isola deserta senza mezzi, davvero isolato, e che riesce a usare ciò che ha nell’isola, e a costruire, in se stesso e fuori, nuove soluzioni e possibilità per affrontare in un modo diverso la situazione. E ho iniziato a proporre a mio figlio di fare come Robinson Crusoe, e di provare a vedere cosa potevamo fare in quella situazione, e a trovare tutti i lati positivi e nuove occasioni e modi di risolvere problemi anche pratici e nuove idee, e in famiglia si è creato un clima più divertito e rilassato,  e ciò che sembrava solo uno scocciante problema, l’isolamento da internet e i disagi tecnici e pratici del non avere corrente elettrica, è diventato una occasione di vivere in un modo diverso ciò che mancava, e abbiamo trovato tutti insieme  nuove piccole grandi soluzioni.

E quanto ho apprezzato, più del solito, la nascita del nuovo giorno, che ci portava in modo del tutto naturale e gratuito, con amore incondizionato, il sole, la luce del sole, la possibilità di essere illuminati, di vedere chiaramente, di far andare via il buio o intanto di mitigarlo, con l’inizio dell’aurora e poi dell’alba,  e poi di farlo andare via del tutto: siamo tutti abituati al fatto che ogni giorno, immancabilmente, il sole sorge, e quando sorge ci dona sempre luce e calore ogni giorno, sempre, costantemente, senza imprevisti, e ci sembra ormai quasi scontato. La mattina in cui è sorto il sole, stamattina, in cui sorgeva il nuovo giorno ma qui da me in casa continuavano il buio e la mancanza di corrente elettrica, ho gustato particolarmente il sole, la sua luce, e ho ringraziato Dio, con tanta gratitudine.

Questa piccola esperienza, durata solo poche ore, visto che poi a metà mattinata il problema tecnico è stato risolto, è stata per me occasione di qualche riflessione in più: per esempio di quante volte, anche metaforicamente, non solo a livello pratico, ci sentiamo a volte tutti d’improvviso molto soli, isolati, e sentiamo la mancanza di qualcosa o di una situazione a cui eravamo abituati, confortati, aiutati, e che per noi era ed è fondamentale, e che d’improvviso cambia o sparisce.

E in quelle situazioni capita a volte  di credere più al senso di paura, scoraggiamento, solitudine che a volte sentiamo, alla sensazione di apparente “vuoto”, come se non ci fosse niente che possiamo ancora fare per fare qualcosa di bello, per noi stessi e per gli altri.

Nello stesso tempo però abbiamo sempre la libertà di reagire in due modi possibili: o aspettare  con rabbia o ripiegamento sulla nostra tristezza che qualcuno ci “riaccenda la luce”, e torni tutto ciò che avevamo e a cui eravamo abituati in un determinato modo, con determinate sicurezze e abitudini, scoraggiandoci, arrabbiandoci e rattristandoci continuamente se ciò non avviene, o non avviene subito, o se avviene con soluzioni e modalità diverse dal modo in cui eravamo abituati e dove avevamo trovato le nostre sicurezze, oppure…possiamo sempre provare a fare come Robinson Crusoe, e cioè iniziare a vedere, cambiando il nostro modo di pensare, cambiando la nostra prospettiva e il nostro obiettivo, cosa abbiamo ancora in quel momento in noi e attorno a noi, possiamo provare a valorizzare e vedere anche ciò che sembra troppo piccolo, troppo poco, e provare a valorizzare tutto questo, e a farci qualcosa di buono, innestando un circolo virtuoso di pensieri e azioni che pian piano ci aiuta a trovare strade in più, modalità in più, prospettive nuove e vedere  così una situazione o noi stessi in un modo diverso,  e più vero e  bello.

Se ci concentriamo su ciò che ancora possiamo fare, su ciò che ancora siamo, perché siamo sempre noi, con la  nostra preziosità anche quando ce ne dimentichiamo e anche quando non riusciamo ad affrontare e cambiare qualcosa, in noi e fuori di noi, facilitiamo in noi e nei rapporti con gli altri la possibilità di vedere davvero, di conoscere davvero, di aprirci a trovare strade, soluzioni, dialogo, comprensione, modalità e possibilità nuove: accettiamo di cambiare il nostro sguardo, il nostro modo di pensare e di affrontare anche ciò che ci manca o che cambia da come eravamo abituati.

Usiamo le nostre risorse, e quando ci convinciamo che non ce la facciamo, o che non c’è niente di bello e buono che possiamo fare,  chiediamo aiuto a Dio, chiediamoglieLo con il cuore, con fiducia, e mettiamoci a fare ciò che di buono possiamo fare in quel momento, con ciò che siamo, con ciò che abbiamo, con ciò che possiamo. Come Robinson Crusoe.

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