Lettera alla mia valigia

Cara  valigia,

che a malapena ormai mi tolleri, vista la mole di roba con cui ogni volta ti riempio, veniamoci incontro: proviamo pian piano, con pazienza e speranza, a capirci meglio e a convivere in un modo più efficace e sereno.

Ogni volta che sto per fare un viaggio, piccolo breve o lungo che sia, tu sai che tendo a portarmi davvero tante tante cose. Per poi accorgermi nel luogo di soggiorno, povero malcapitato, che in realtà non mi servivano davvero tutte quelle cose. E che io ti ho caricata, sforzata, appesantita inutilmente.

Cara valigia, lo so, lo so che ora mi dirai che basterebbe ricordarmi ogni volta delle precedenti esperienze per capire che non ho bisogno di portarmi dietro quasi mezza casa e mezzo guardaroba, ma purtroppo se la metti da questo punto di vista non riesco a fare tesoro delle mie precedenti esperienze in questo campo e prese di consapevolezza che sarebbero bastate meno cose( e meno fatica pure da parte mia nel trasportarti cosi carica e piena e quindi pesante)…

e mentre ti scrivo questa mia lettera e  faccio queste considerazioni mi sto accorgendo che … anche io faccio cosi, di solito, come sei tentata di fare ora tu con me: mi spiego meglio:  quando voglio convincere qualcuno che deve cambiare atteggiamento, abitudine, scelte, spesso tendo a concentrarmi sulla soluzione “pratica” e solo razionale secondo me: della serie più o meno così: “ devi  cambiare (al povero o povera malcapitata con mia aria da maestrina che ha capito tutto della vita e della persona che ha davanti), e per farlo è molto logico e chiaro: basta che tu faccia questo e questo e cosi risolvi.”.

E sapessi quanta mia meraviglia e frustrazione e delusione quando il malcapitato o malcapitata in questione non hanno nessuna voglia di reagire, agire e cambiare come e quando gli dico io, e anzi sembrano solo peggiorare e resistere ai miei  “fantastici” consigli (meglio dire tentativi di imposizione, fa meno scena ma è più sincero da parte mia)! Oppure mi meraviglio sul perché la persona a cui sto dicendo di cambiare, continua a ricadere negli stessi  errori nonostante a  volte faccia esperienza che ho ragione …  forse manca  qualcosa. Forse sia tu con me sia io con gli altri sbagliamo obiettivo e prospettiva:  se mi guardo con onestà e un po’ di sincera umiltà, io mi accorgo che in fondo in fondo il vero problema nel mio caso di riempirti di troppe cose, cara valigia, è un po’ di paura…paura di non avere a disposizione in caso servissero, tutte quelle cose, ma proprio tutte, di cui avrei bisogno: e se guardo ancora meglio dentro di me mi rendo conto che il problema è che….ho timore di non  saper gestire e affrontare e risolvere eventuali imprevisti che potrebbero capitarmi in un luogo che non è la mia città, o paese, o la mia casa.

Il timore anche di  non avere “abbastanza” per essere accettata, ammirata, amata. E allora in questo caso, cara valigia, capisci bene che non puoi pretendere che io risolva la questione con te, semplicemente  usando la logica del “basta mettere meno cose in valigia e risolvo”. No. Devo andare un po’ più in profondità, e far emergere più leggerezza da me: leggerezza intesa non come superficialità, ma come capacità di sapermi accettare e amare indipendentemente da quanti oggetti e vestiti ho, indipendentemente se azzecco tutti gli accessori o se gli altri mi ammirano mi capiscono mi accettano o no.

Anche perché c’è sempre Qualcuno, presente accanto a me, di cui spesso non mi voglio accorgere, che mi ama e mi accetta sempre, non mi esclude mai, Gli vado benissimo cosi come sono e mi vede sempre preziosa: Dio.  Cara valigia, vorrei proprio imparare a sdrammatizzare le mie paturnie,  e credere che davvero vado bene così, e che la mia autostima, il mio valore non si misura da quante cose ho e da quante cose belle riesco a valorizzare, perché anche io come ognuno di noi ho una bellezza intrinseca, che non dipende  da cosa ho ma che c’è, c’è sempre e comunque, a volte la nascondo e non mi valorizzo o mi sottovaluto, ma c’è.

Questa forse può essere per me la vera motivazione per imparare a riempirti meno, cara valigia, trovare un migliore rapporto con te, e mettere più serenità e leggerezza nella mia vita. Ora so che voglio imparare  a fare questo anche con gli altri, anche in tutti gli altri campi: voglio imparare a guardare un problema o una abitudine poco buona  non solo dal punto di vista di soluzione pratica, ma anche dal punto di vista di come si sente l’altro, quali sono le motivazioni  profonde per le quali continua alcune sue scelte e abitudini non sane pur sapendo razionalmente che sbaglia o non fa il suo bene e si appesantisce la vita.  E come tu, cara valigia, hai bisogno della mia collaborazione e lavoro su me stessa affinchè io impari a  riempirti e appesantirti meno, così anche io ho bisogno della collaborazione degli altri per imparare a conoscerli, ad aiutarli a cambiare. E come io, cara valigia, so già che ancora continuerò a volte e riempirti troppo, e voglio che non per questo mi giudichi o smetti di essere la mia valigia. Così intuisco un po’ meglio che anche gli altri, hanno bisogno di essere capiti, amati e aiutati da me anche nel mio accettare che sono amabili anche se non cambiano subito, anche se non cambieranno mai.

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